I beni che non pagavano l’Imu, non pagheranno la Tasi

Questo il principio che sta alla base delle esenzioni dal tributo, contenute nel testo del c.d. Decreto “Salva-Roma 3”.

Le nuove esenzioni – Il testo del D.L. prevede all’articolo 1, dedicato a Tasi e Tari, diverse esenzioni.
Tra le esenzioni rientrano quelle per:
– i 25 immobili concordatari (previsti dai patti lateranensi) e i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto;
– i fabbricati rientranti nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (fari, porti, aeroporti, ecc.);
– o destinati a usi culturali o appartenenti a Stati esteri o organizzazioni internazionali;
– gli immobili posseduti dallo Stato, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane e dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.
– i terreni agricoli.
Inoltre, gli immobili degli enti non commerciali (Chiesa, no profit, sindacati) scontano la TASI solo sulla parte del bene in cui viene svolta attività commerciale, come già accade per l’IMU.

Esenzioni Tasi non applicabili per comodati e alloggi sociali –
 Se da un lato si è tentato di fornire un aiuto alle locazioni, ipotizzando detrazioni fiscali Irpef per i conduttori di alloggi sociali, Imu al 4 per mille e riduzione della cedolare secca per canoni concordati sino al 10% dal 2014, d’altro lato tali soggetti svantaggiati (inquilini) non sfuggono all’applicazione della Tasi.
Se anche l’ente non prevedesse l’applicazione della Tasi per gli alloggi locati a determinate condizioni o soggetti, rimarrebbe il problema delle abitazioni principali equiparate per legge (alloggi sociali, cooperative edilizie) o per regolamento (comodati, anziani, iscritti Aire).
Inoltre, il Comune per le abitazioni principali occupate da soggetti diversi dal possessore, dovrà stabilire la quota a carico del detentore, all’interno della forbice 10-30%, previsto dalla normativa.

La platea dei soggetti è ampia, se si pensa che il Mef ha chiarito che l’alloggio degli ex Iacp può essere considerato alloggio sociale, quindi escluso da Imu, ma soggetto a Tasi.
Si tratta di soggetti in stato di bisogno, pertanto risulta surreale chiedere a un assegnatario di un’abitazione popolare di pagare una quota, seppur minima, di Tasi, oltreché la presentazione della dichiarazione.
Da tali oneri non sarebbero esclusi nemmeno gli occupanti degli alloggi di proprietà del Comune, salvo che non venga deliberata un’aliquota zero.
Negli altri casi, non sembra possibile l’esenzione della sola quota a carico dell’inquilino, perché una questione è ridurre le aliquote fino allo zero, altra è, un volta decisa l’applicazione dell’aliquota,rideterminare il criterio di riparto tra possessore e utilizzatore; dunque, la discrezionalità del Comune si esaurisce nella scelta della percentuale di compartecipazione.
Appare opportuno che il legislatore intervenga dando la possibilità ai Comuni di prevedere la non applicazione della Tasi al detentore, almeno per determinate categorie di contribuenti.

Abitazioni concesse in comodato ai figli – 
Stessa cosa vale per le abitazioni assimilate con regolamento comunale. La legge di stabilità 2014 dà la possibilità di equiparare all’abitazione principale l’unità immobiliare concessa in comodato a genitori e figli, che la utilizzano come abitazione principale, ma solo sulla quota di rendita non superiore a 500 euro oppure se l’Isee del nucleo familiare del comodatario non supera 15.000 euro annui.
Se l’ente locale prevede nel proprio regolamento l’assimilazione, il comodatario è tenuto, oltre a presentare l’Isee anche se non è soggetto passivo Imu, a versare la quota di Tasi dell’occupante.

La discrezionalità dei comuni – Confermata la possibilità per i sindaci di aumentare nel 2014 dello 0,8 per mille le aliquote Tasi sulla prima casa (2,5 per mille), sulle seconde e sugli altri immobili (10,6 per mille insieme all’Imu) o pro-quota sulle diverse categorie di beni.

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