Bonus di maggio. Dubbi sulla copertura

La Fondazione Studi CdL avanza alcuni dubbi circa la portata del bonus di maggio promesso alcuni giorni fa dal premier Renzi.

Premessa – Di quanto sarà il bonus di maggio in busta paga? È questa la domanda che si è posta la Fondazione Studi CdL a seguito di un’attenta analisi fra i dati in possesso del MEF e quelli del Governo, evidenziando una netta discordanza. Il buco sarebbe di circa 4 miliardi di euro sugli sgravi Irpef oppure, nelle peggiori delle ipotesi, non sono stati conteggiati 4 milioni di incapienti che invece il Governo ha erroneamente conteggiato. “O servono più soldi o non tutti i citati ne usufruiranno o verrà distribuito un bonus inferiore a quanto previsto”, commenta il presidente della Fondazione Studi, Rosario De Luca. Ciò è quanto si apprende da un comunicato stampa diffuso ieri sul sito del consulenti del lavoro.

Bonus – In particolare, stiamo parlando del bonus – previsto dal 1° maggio 2014 – per chi ha un contratto di lavoro dipendente o assimilato e guadagna meno di 1.500 euro al mese. La novità è contenuta nella bozza del “Jobs act” come conseguenza derivante dalla riduzione del cuneo fiscale.

I dati – Le suddette affermazioni derivano da un attento confronto dei dati ufficiali pubblicati dal MEF circa il numero di contribuenti suddivisi per fasce di reddito, relativamente all’anno di imposta 2011, e i dati dichiarati dal Governo nella conferenza stampa del 12 marzo scorso. Confronto che secondo gli esperti della Fondazione Studi mostra una notevole discordanza soprattutto in relazione al numero di contribuenti c.d. “incapienti” ovvero con un reddito fino a 8 mila euro annuo.

Il parere dei CdL – Da qui nasce la considerazione dei CdL. Infatti, se il buono di 1000 euro netti copre anche la fascia degli incapienti (l’unico limite posto è infatti a 25.000 euro lordi), ma il numero dei contribuenti con reddito da lavoro dipendente è pari a circa 15 milioni (prendendo le fasce da zero fino a 25.000 euro), allora la disponibilità media per soggetto scende dai 1.000 euro a 666,67 annui, vale a dire a circa 2/3 di quanto previsto. Altro dubbio riguarda il periodo d’imposta del limite dei 25 mila euro, cioè se occorre considerare l’anno in corso (2014) oppure quello ad esempio dell’anno precedente. Scelta, questa, non di poco conto poiché prendere a riferimento l’anno in corso da un lato avvicina il riconoscimento allo stato di necessità del contribuente, ma dall’altro apre il fianco al fatto che a maggio 2014 tale reddito sarà solo presunto. Al riguardo, i CdL si chiedono: cosa accadrà se il dipendente a fine anno percepisce un reddito superiore alla soglia dei 25 mila euro? Dovrà restituire il buono ricevuto? E se il dipendente ha una stima di reddito superiore ai 25 mila euro, ma poi perde il posto e il suo reddito annuale si attesta sotto la soglia? Potrà beneficiare comunque del buono? Tutte domande, queste, che si spera riceveranno presto una risposta.

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