Il contributo ASPI sui licenziamenti

La riforma del Lavoro (legge n. 92 del 28.06.2012), con l’articolo 2 commi da 31 a 35 ha introdotto un contributo sui licenziamenti, al fine di finanziare (assieme al contributo ordinario ed al
contributo addizionale, sempre previsti dalla riforma del lavoro) la nuova assicurazione sociale per l’impiego (ASPI). L’INPS, con alcuni provvedimenti di prassi, ha fornito chiarimenti sull’ambito di
applicazione dell’istituto (in particolare, circolare n. 44/2013, n. 12/2014 e messaggio n. 10.358/2013) che, come noto, prevede l’applicazione, in alcune ipotesi di licenziamento di
personale a tempo indeterminato, di un contributo pari al 41% del massimale ASPI per ogni anno di anzianità del lavoratore (fino ad un massimo di tre). Il contributo deve essere versato il giorno 16 del secondo mese successivo al licenziamento ed essendo il suo
pagamento collegato all’importo del massimale ASPI è soggetto, con cadenza annuale, ad una rivalutazione. Per l’anno in corso, l’importo del contributo deve essere calcolato sul
massimale di 1.192,98 euro, pertanto l’importo massimo del contributo (nell’ipotesi di almeno tre anni di anzianità aziendale) sarà per il 2014 pari a 1.467,36 euro.

La Riforma del Lavoro, come noto, ha introdotto a finanziamento dell’ASPI un contributo che i datori di lavoro devono versare in occasione di un licenziamento di personale
subordinato a tempo indeterminato. Nel dettaglio, l’articolo 2 della legge n. 92/2012 ha stabilito che “nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo,
darebbero diritto all’ASpI, […] è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma […] calcolata, come vedremo, sulla base del massimale ASPI e sull’anzianità aziendale del lavoratore. L’INPS, con la circolare n. 44 del 22.03.2013 ha fornito i primi chiarimenti sulla disciplina dell’istituto, precisandone, in particolare, le modalità di calcolo e l’ambito di applicazione. I chiarimenti sono stati successivamente integrati con il messaggio n. 10358 del 27.06.2013 ed, infine, la circolare n. 12 del 29.01.2014 ha definito la misura per il calcolo del contributo per il 2014. Con la circolare n. 25 del 08.02.2013, inoltre, sono stati forniti specifici chiarimenti sui lavoratori domestici (a cui non si applica tale contributo).

Di seguito illustriamo la disciplina dell’istituto, con particolare riguardo alle modalità di calcolo del contributo per il 2014.

L’articolo 2 commi 31-33 della legge n. 92/2012, a seguito delle modifiche apportate dall’art. 1, comma 250, lett. f), L. 24.12.2012 n. 228, stabilisce quanto segue:
 “nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto
all’ASpI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto è proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo
alla restituzione di cui al comma 30.

Il contributo di cui al comma 31 è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi incluso il recesso del datore di lavoro ai sensi dell’articolo 2, comma 1, lettera m), del testo unico dell’apprendistato, di cui al decreto legislativo
14 settembre 2011, n. 167. Il contributo di cui al comma 31 non è dovuto, fino al 31 dicembre 2016, nei casi in
cui sia dovuto il contributo di cui all’articolo 5, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223”.
Viene inoltre previsto, al comma 34, che “per il periodo 2013-2015, il contributo di cui al comma 31 non è dovuto nei seguenti casi:
a) licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto, ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in attuazione di clausole sociali che garantiscano la continuità occupazionale prevista dai contratti collettivi nazionali di lavoro stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro
comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
b) interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere […]”

Il contributo sui licenziamenti, è dovuto da tutti i datori di lavoro privati, fatta eccezione per quelli domestici, nelle ipotesi di cessazione del rapporto lavorativo con un soggetto che abbia diritto, anche solo teoricamente all’indennità ASPI.
Il contributo è dovuto anche qualora il lavoratore licenziato:
 non abbia maturato i requisiti soggettivi per l’accesso all’istituto, ovvero non ha due anni di anzianità contributiva ed un anno di contributi versati nell’ultimo biennio;
 ha maturato tali requisiti, ma non fruisce dell’indennità per altre ragioni (ad esempio per successivo impiego lavorativo).

Il contributo sul licenziamento non è dovuto in riferimento alle interruzioni di rapporto di lavoro intervenute con dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni, lavoratori domestici, giornalisti ed altri soggetti assicurati presso la gestione INPGI, operai agricoli, sacerdoti e religiosi, lavoratori extracomunitari stagionali.
Il contributo, inoltre, è dovuto anche per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi incluso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di apprendistato. Al di fuori di tali specifiche ipotesi, illustriamo nel dettaglio le ipotesi in cui ricorre e non ricorre l’obbligo di versamento del c.d. ticket sui licenziamenti.

Come anticipato in premessa, il contributo sui licenziamenti si calcola in proporzione al massimale ASPI. Nel dettaglio, per ogni anno di anzianità aziendale del lavoratore (fino ad un massimo di tre), il datore di lavoro è tenuto al versamento di
una somma pari al 41% del massimale ASPI, che per il 2014 ammonta a 1.192,98 euro (l’aggiornamento del massimale è stato reso noto con la circolare n. 12/2014).
In riferimento alle concrete modalità di calcolo l’INPS, con la circolare n. 44/2013 ha precisato che il contributo deve essere calcolato in proporzione ai mesi di anzianità aziendale, e senza operare alcuna distinzione tra impiegati a tempo pieno o part-time (con conseguente aggravio contributivo in riferimento alle
prestazioni rese da questi ultimi).

Il contributo che dovrà essere annualmente versato, in riferimento agli eventi di licenziamento del 2014, quindi, ammonta a 489,12 euro (41% di 1.192,98 euro), mentre quello mensile ammonta a 40,76 euro (1/12 di 489,12 euro).

In riferimento al versamento si deve precisare che questo deve avvenire in unica soluzione ed unitamente agli altri contributi mensili per la gestione dei lavoratori dipendenti. Il versamento deve essere effettuato entro il giorno 16 del secondo mese successivo al licenziamento, tramite modello F24 con codice M400.

In merito ai lavoratori coinvolti in operazioni societarie ex articolo 2112 c.c. (trasferimento d’azienda), si fa presente che, in caso di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai fini del versamento del contributo in questione, deve essere considerata la durata complessiva del rapporto di lavoro, compreso il periodo svolto presso l’azienda cedente.

In riferimento alla disciplina del contributo sui licenziamenti si deve osservare come sussistano alcune problematiche relative alle metodologie di contabilizzazione e deduzione fiscale. La competenza temporale del ticket sui licenziamenti, infatti, si sviluppa potenzialmente su più esercizi contabili, ma
la mancanza del requisito della certezza non consente di procedere
all’appostamento della partita contabile secondo un principio di maturazione. Tale onere non può essere, infatti, valutato come probabile ma soltanto come possibile e ,pertanto, non sono ravvisabili i presupposti necessari per l’apposizione di eventuali fondi per oneri o rischi. Viceversa, nelle ipotesi di licenziamenti già intimati, ma relativi a rapporti di lavoro
non ancora risolti perché in vigenza del periodo di preavviso contrattuale (ricadente a cavallo di più esercizi) sarà preciso obbligo del redattore del bilancio la rilevazione contabile della quota di competenza dell’esercizio in corso.

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