Le emergenze dell’Italia a fronte di una crisi che non si arresta

I numeri dell’economia italiana sono ancora troppo pesanti.
Siamo nel mese di marzo e non sono confortanti le notizie relative a un’economia che a detta di qualcuno
sembrava aver imboccato la strada della ripresa. I dati che ha fornito l’Istat, relativi al mese di gennaio 2014,
evidenziano un tasso di disoccupazione giovanile che sale al 42,4% e il numero degli occupati pari a 22 milioni 259 mila
(che vuol dire in termini percentuali il 55,3%). I dati dei disoccupati hanno registrato un aumento dell’1,9%, rispetto
al mese precedente, cioè un più 60 mila, e dell’8,6% su base annua che vuol dire più 260 mila. Per essere ancora più
espliciti siamo a quota 3 milioni 293 mila con un tasso di disoccupazione che si attesta al 12,9%. Se poi guardiamo le
rilevazioni sui giovani tra i 15 e i 24 anni confermano, rispetto al mese precedente, un calo degli occupati dello 0,7% e
un aumento del 2,4% dei disoccupati, che a gennaio sono 690 mila. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, ovvero la
quota dei disoccupati sul totale di quelli occupati o in cerca di lavoro, aumenta e raggiunge il 42,4%, un più 0,7 punti
percentuali rispetto a dicembre e più 4,0% su base annua. Non gode di buona salute nemmeno la nostra provincia, un
tempo conosciuta come la ricca Mantova, crocevia tra il nord-est e l’operosa Emilia. Negli ultimi 5 anni nel nostro
territorio si sono persi più di 10 mila posti di lavoro. Gli iscritti ai centri per l’impiego sono raddoppiati e la cassa
integrazione come i licenziamenti sono in aumento. Diventa sempre più urgente proporre nel nostro Paese Italia un
piano occupazionale con incentivi alla formazione e con possibilità di detassazione per chi assume lavoratori
tra i 18 e 30 anni e anche gli over 40 anni. E’ ovvio a questo punto esplicitare che tra le urgenze c’è l’importanza di
ridisegnare il sistema fiscale per alleggerire il peso sul lavoro e sulle imprese. Altro punto che non più ignorabile è
quello della precarietà, con la fine della spirale perversa tra produttività e compressione dei salari. L’andamento negativo
ed il sensibile distacco dagli incrementi di produttività hanno segnato un trend al ribasso per i salari. Probabilmente
anche il fattore contratti non è da sottovalutare nell’attuale situazione. Mi spiego meglio. E’ possibile che l’aspetto
contrattuale non sempre sia riuscito ad intercettare adeguatamente la voce produttività. Da qui è opportuno individuare
lo strumento della contrattazione come volano per la competitività, la produttività e lo sviluppo economico e sociale del
Paese. Relazioni industriali vogliono dire governance della crisi, sviluppo, competitività e produzione
contemperando le ragioni delle imprese e quelle del mondo del lavoro. I mercati danno delle letture non facili da
prevedere in anticipo ma sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà dell’economia interna del nostro Paese e gli impegni
presi a livello europeo che devono essere mantenuti. Non c’è nulla da nascondere: lavoro, giustizia, ripresa degli
investimenti, istituzioni nazionali e locali devono essere riviste, ripensate; La spesa pubblica complessivamente ancora
troppo onerosa. Sono tutti temi che richiedono da troppo tempo una riforma.

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