TARSU anche per il garage

Cassazione Tributaria sentenza del 21 marzo 2014

Il garage non va esente dalla TARSU se il contribuente non ha indicato nella denuncia originaria o di variazione l’impossibilità del locale di produrre rifiuti; circostanza che deve essere debitamente riscontrabile in base a elementi obiettivi direttamente rilevabili o a idonea documentazione.

L’ordinanza. È quanto si ricava dall’ordinanza 21 marzo 2014 n. 6651 della Corte di Cassazione, Sesta Sezione Civile – T.

Il ricorso del Comune. Ricorre per cassazione il Comune di Catania, lamentando la violazione e falsa applicazione degli articoli 62, 63, 71 e 72 del D.Lgs. n. 507 del 1993 in relazione all’articolo 360 n. 3 c.p.c., laddove la Commissione Tributaria Regionale della Sicilia ha ritenuto esente da TARSU il garage del contribuente, così confermando la sentenza di prime cure.

Sentenza della CTR cassata senza rinvio. Investita dell’esame della controversia, la Sesta Sezione Civile – T ha accolto il ricorso dell’ente locale, decidendo la causa nel merito. Ciò alla luce delle seguenti considerazioni.

Motivi della decisione. 
Gli Ermellini premettono che il presupposto impositivo della TARSU “è l’occupazione o la detenzione di locali e aree scoperte a qualsiasi uso adibiti” (articolo 62, comma 2, del D.Lgs. 507/93).

Non sono soggetti al tributo “i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati o perché risultino in obiettive condizioni di non utilizzabilità nel corso dell’anno, qualora tali circostanze siano indicate nella denuncia originaria o di variazione e debitamente riscontrate in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o a idonea documentazione (art. 62, comma 2, D.lgs. citato)”.

La norma, pertanto, pone a carico dei possessori d’immobili una presunzione legale relativa di produzione di rifiuti, con la conseguenza che l’impossibilità dei locali o delle aree a produrre rifiuti per loro natura o per il particolare uso non può essere ritenuta in modo presunto dal giudice tributario.

È quindi onere del contribuente indicare nella denuncia originaria o di variazione le obiettive condizioni d’inutilizzabilità, le quali devono essere debitamente riscontrate in base a elementi obiettivi direttamente rilevabili o a idonea documentazione (cfr. Cass. n. 17703 del 2004).

Nel caso di specie è mancata la prova da parte del contribuente, nonché l’originaria denuncia. Da qui la fondatezza della censura mossa dal Comune etneo. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti.

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