Call center. No al lavoro intermittente

Niente job on call per il personale addetto alle attività di call center in bound e/o out bound

Premessa – Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con l’interpello n. 10/2014, ha chiarito che il personale addetto alle attività di call center in bound e/o out bound non può essere impiegato mediante il contratto di lavoro intermittente. Infatti, la prestazione svolta dagli operatori di call center non è inquadrabile tra le figure contenuti al n. 12 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923, in quanto si tratta di una prestazione più articolata che si inserisce normalmente nell’ambito di un servizio o di un’attività promozionale o di vendita da parte dell’impresa.

Il quesito –
 Il CNO dei Consulenti del Lavoro ha avanzato istanza d’interpello per avere maggiori delucidazioni in merito alla possibilità di utilizzare il contratto di lavoro intermittente in relazione al personale addetto alle attività di call center in bound e/o out bound, operando un rinvio alle figure degli “addetti ai centralini telefonici privati”, contemplate al n. 12 della tabella allegata al R.D. n. 2657/1923.

Inquadramento professionale – 
In via preliminare, il Ministero del Welfare chiarisce che le ipotesi in cui risulta ammissibile la stipulazione di contratti di lavoro intermittente, in assenza del requisiti soggettivi ovvero oggettivi individuati dall’art. 34 del D.Lgs. n. 276/2003, sono declinate nell’elenco contenuto nella tabella allegata al Regio Decreto citato, il quale contempla al n. 12 le prestazioni svolte dagli “addetti ai centralini telefonici privati”.

La risposta del MLPS –
 La risposta ministeriale è negativa. Infatti, le figure richiamate non sembrano equiparabili, secondo il Ministero, a quelle indicate al n. 12 della tabella citata, in quanto l’attività degli “addetti ai centralini telefonici privati” ha una sua specifica connotazione, che consiste esclusivamente nello smistamento delle telefonate. La prestazione svolta invece dagli operatori di call center è sicuramente una prestazione più articolata, in quanto si inserisce normalmente nell’ambito di un servizio o di una attività promozionale o di vendita da parte dell’impresa. Tale orientamento, peraltro, viene confermato dal Legislatore laddove ammette il ricorso a contratti di collaborazione a progetto per attività di call center out bound quando trattasi di “attività di vendita diretta di beni e di servizi”. Pertanto, il semplice utilizzo dello strumento telefonico non può equiparare le categorie in questione. In ogni caso, resta ferma la possibilità di instaurare un rapporto di lavoro di natura intermittente anche per tali attività laddove il lavoratore sia in possesso dei requisiti anagrafici di cui all’art. 34 citato o qualora ciò sia previsto dalla contrattazione collettiva.
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