Fuga di capitali dalla Russia dopo l’annuncio delle sanzioni

L’Occidente minaccia di isolare la Russia, sia economicamente che da un punto di vista politico dopo l’annessione della Crimea. Mosca rischia la stagnazione economica

Al vertice dell’Aja il presidente americano Barack Obama ha dichiarato di essere pronto a difendere i paesi NATO, nel caso in cui la Russia dovesse espandere le sue mire oltre la Crimea. Nel frattempo Washington si è detta pronta a colpire il settore energetico e finanziario russo, ma anche ad inasprire le sanzioni commerciali ed economiche se Vladimir Putin non si fermerà. Il peso delle sanzioni si sta facendo sentire sotto forma di fuoriuscita di capitali dalla Russia come confermato da Andrej Klepach, viceministro dello sviluppo economico russo. A preoccupare il Cremlino è soprattutto la fuga di capitali privati russi: nel primo trimestre dell’anno l’ammontare in uscita dovrebbe raggiungere i 70 miliardi di dollari, ovvero più dei 62,7 miliardi dell’intero 2013.

Un paio di settimane fa gli esperti di Goldman Sachs avevano registrato già una fuga di capitali pari a circa 50 miliardi di dollari, ma viene stimato un deflusso totale per l’anno in corso pari a 130 miliardi di dollari, ovvero sui livelli evidenziati con lo scoppio della crisi finanziaria globale nel 2008. Secondo Clemens Grafe e Andrew Matheny, analisti della banca d’affari newyorkese, “il tallone d’Achille dell’economia russa resta la fuoriuscita di capitali”. Quasi la metà dei capitali è uscita dal paese a marzo, ovvero quando Putin ha avuto l’ok dalla Duma per intervenire in Crimea. La Russia ora rischia una fase di stagnazione economica, in quanto la fiducia dei consumatori attesa in forte calo dovrebbe impattare negativamente sui consumi domestici.

Non dovrebbero andar meglio gli investimenti e c’è da considerare il forte ridimensionamento del mercato finanziario russo, visto che l’indice Micex della borsa di Mosca ha già perso il 12% da inizio anno mentre il rublo il 9% sul dollaro. A febbraio viene stimata una crescita dello 0,3% del pil, dopo il lieve aumento dello 0,1% di gennaio. L’elevato costo del denaro, salito al 7% ai top dal 1998, dovrebbe frenare ulteriormente la crescita. Le agenzie di rating Standard & Poor’s e Fitch hanno abbassato l’outlook sul debito sovrano a “negativo” da “stabile”, in vista di possibili downgrade nei prossimi mesi. Intanto Vladimir Putin ha avvertito i dirigenti delle grandi compagnie russe che dovrebbero registrare le società sul territorio nazionale, non all’estero come avvenuto finora.

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