Province, cosa cambia dal 2015? Ecco come il ddl Delrio riorganizza gli enti locali

Negli ultimi tempi il tema dell’abolizione delle Province è ritornato in auge suscitando una marea di polemiche. Il Premier Renzi punta molto su queste modifiche e non l’ha mai nascosto, anzi.

La cancellazione è ancora lontana, ma in attesa della riforma costituzionale che eliminerà il famoso Titolo V (articoli 114 – 133), il Disegno di legge Delrio, attualmente in corso di approvazione al Senato, riorganizza in maniera significativa gli enti locali trasformandoli in assemblee di consiglieri e sindaci ai quali non sarà destinata alcuna indennità aggiuntiva e i cui poteri saranno limitati alla pianificazione, fatto salvo per l’edilizia scolastica e le pari opportunità.

Il numero rimane lo stesso: 107, ma a partire dal 2015 10 Province prenderanno il nome di Città metropolitane.

Province, cosa cambia?
Il DDL Delrio riorganizza le province, trasformandole in enti di secondo livello fondati su tre capisaldi:

  • Il sindaco del capoluogo che ricoprirà il ruolo di presidente dell’assemblea;
  • l’assemblea formata dai sindaci dei paesi appartenenti all’ex provincia;
  • il consiglio provinciale formato da un numero di membri che varia da 10 a 16 in base alla popolazione. Questi membri saranno scelti tra i primi cittadini e i consiglieri comunali.

Province, quali saranno le funzioni?
Significativo appare il cambiamento delle funzioni che questi enti saranno chiamati a ricoprire. Viene infatti ridimensionato il loro ruolo e in materia di trasporti, ambiente e mobilità si occuperanno solo ed esclusivamente di pianificazione.

Invariate le funzioni per quanto riguarda l’edilizia scolastica, mentre saranno implementate quelle relative alle pari opportunità.

I compiti non elencati, passeranno invece in mano ai Comuni insieme al personale e al patrimonio.

Province, quando cambiano?
Le nuove province così come concepite dal DDL Delrio arriveranno a partire dal 1°gennaio 2015 e rimarranno in carica per i prossimi quattro anni.

Per i prossimi 9 mesi, in attesa dell’entrata in vigore della legge rimarranno in carica gli stessi presidenti, gli stessi commissari e gli stessi assessori. Questi ultimi però nelle aree metropolitane non percepiranno retribuzione.

Le città metropolitane
Come riportato in precedenza 10 province verranno sostituite da altrettante aree metropolitane. Queste saranno:

  • Bari,
  • Bologna,
  • Firenze,
  • Genova,
  • Milano,
  • Napoli,
  • Reggio Calabria,
  • Roma,
  • Torino,
  • Venezia.

Da sottolineare, per quanto riguarda Reggio Calabria, che le modifiche entreranno in vigore il 1°gennaio 2016.

Queste città metropolitane avranno un assetto simile alle altre province:

  • un sindaco metropolitano, figura che quasi certamente corrisponderà al primo cittadino del capoluogo a meno che non si decida di optare per delle elezioni dirette;
  • il consiglio metropolitano formato da 14-24 membri,
  • la conferenza metropolitana formata dai sindaci del circondario.

Le funzioni delle aree metropolitane saranno molto più forti rispetto a quelle delle altre Province. Si occuperanno infatti di tutto ciò che concerne la pianificazione territoriale generale: mobilità, sviluppo economico, infrastrutture, ecc.

Province, quanto si risparmia?
Il Governo ha previsto di spendere addirittura un miliardo in meno, ma ad oggi non è ancora chiaro quanto si risparmierà con il nuovo assetto previsto dal DDL Delrio. L’unica cifra certa riguarda i 150-300 milioni di risparmio provenienti dalla scomparsa dei 3000 consiglieri provinciali. Ulteriori 300 milioni deriveranno poi dalle mancate elezioni. Gli altri sgravi per adesso rimangono un mistero.

Anzi, la Commissione Bilancio del Senato sostiene che le nuove province costeranno anche di più rispetto alle precedenti.
I cambiamenti dunque ci sono, quanto convenga farli non si sa.

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