Monte dei Paschi, “ciao ciao Siena”

La vendita della Fondazione MPS rappresenta la fine del legame con la città, ma soprattutto con la politica. Ecco perchè, dopo errori su errori, si è arrivati a questo

Siena perde quella banca che da 542 anni era considerata il simbolo della città. Come il palio, come lo scudo gotico, come il leone argenteo.

La vendita di oggi della Fondazione MPS, scesa ormai al 5,5% del capitale, mette la parola fine alla storia pluricentenaria che legava l’istituto e la città. Un amore distrutto da scandali internazionali, politici con una sete di potere insaziabile, manager a volte sprovveduti altre corrotti, acquisizioni suicide e l’indifferenza totale di coloro che avrebbero dovuto vigilare e che invece hanno chiuso gli occhi di fronte allo scempio in atto.

La storia di MPS
In tre anni l’ente toscano è passato dal 51% al 5,5% del capitale, una vendita record compiuta per cercare di tenere in piedi quel poco che era rimasto e ripagare debiti contratti a causa di operazioni assurde.

La speranza è quella di riuscire a mantenere comunque un ruolo nella gestione dell’istituto. La realtà è che questo ruolo non potrà che essere marginale. Da controllore assoluto a gregario nel giro di una manciata di mesi.

Gli errori
La situazione attuale è stata causata da anni e anni di errori. Gabriello Mancini, ex presidente della Fondazione, e Giuseppe Mussari, presidente della banca MPS, hanno preso in mano l’istituto e l’ente, modificando radicalmente il loro futuro.

Il momento cruciale è stato senza dubbio l’acquisizione di Antoveneta del 2008. 10 miliardi di euro spesi per un’operazione tanto illogica quanto esosa che nessuno, o quasi a quanto pare, avrebbe mai sottoscritto.

Da lì è partita un’escalation di azioni nspiegabili, e a volte fraudolente (ricordiamo le inchieste giudiziarie attualmente in corso) volte a salvare il salvabile: la continua erogazione di dividendi, i maneggi della “banda del 5%”, l’aumento di capitale del 2011 arrivato nel momento peggiore e attuato con una modalità assurda.

Nello stesso periodo la Fondazione MPS continuava ad arroccarsi dietro quel 51% che non poteva più permettersi, strozzata dal potere politico locale che voleva mantenere a qualsiasi costo il controllo della banca.

Ma diciamocelo, le colpe stanno anche altro. Sulle decisioni del 2011 pesa l’assoluto silenzio del Tesoro, pesa il permesso concesso all’ente senese di indebitarsi per quasi un miliardo per varare la ricapitalizzazione per tutto il 51% in suo possesso, pesa il mancato controllo di chi invece aveva il compito di vigilare e far sì che tutto procedesse correttamente.
A fine 2011 il crollo fu inevitabile.

E come non citare i tentativi di salvataggio rappresentati dai Tremonti-Bond e dai Monti-Bond, lo scandalo derivati e tutta una serie di vicissitudini che hanno ampliato sempre di più il baratro in cui l’ente e la banca erano piombati.

L’unica nota positiva oggi è rappresentata dal fatto che il rimbalzo del valore delle azioni MPS (da 17 centesimi a 27 in pochissimo tempo) ha permesso alla Fondazione guidata da Antonella Mansi di evitare una bancarotta che fino a qualche mese fa rappresentava una prospettiva tutt’altro che improbabile.

La Fondazione MPS oggi
Come abbiamo affermato in precedenza l’ente senese spera comunque di aver voce in capitolo sul destino di MPS, il tutto passa da quel quatto sociale del 9% firmato con Fintech e Btg Pactual. Ma la situazione potrebbe nuovamente modificarsi con la ricapitalizzazione da 3 miliardi prevista per fine maggio e che potrebbe cambiare di nuovo il volto dell’azionariato MPS. Ma soprattutto non bisognerà sottovalutare l’influenza e la volontà di BlackRock, da oggi primo azionista, del fondo Och-Ziff, secondo voci vicino al 5% ,di Axa e di JP Morgan, da anni nel capitale di MPS e con quote intorno al 2,5%.

Ciò che occorre sottolineare è che da oggi Monte dei Paschi non sarà più la stessa. Si è rotto il vincolo con quello che per anni era stato il primo socio e che aveva sempre controllato la banca. Si è spezzato quel legame che permetteva le ingerenze politiche locali e che ha contribuito a causare tanti danni. E forse, si è concluso anche il rapporto con Siena. Esattamente quello che in passato si era voluto evitare.

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