Riforma del Senato: dal CNEL all’indennità, ecco cosa cambia con la legge delle polemiche

Moltissimi i punti contenuti all’interno della riforma del Senato: indennità, elezione, Cnel, Titolo V, numero senatori, funzioni. Ecco cosa cambia con il DDL proposto da Matteo Renzi

Matteo Renzi si gioca il tutto per tutto. L’ha detto e l’ha ribadito: se la riforma del Senato non andrà in porto, lui lascerà la politica.

Parole pesanti che indicano le aspettative che il Premier ha su questa disegno di legge, ma anche una risposta alle numerose polemiche degli ultimi giorni. L’ultimo in ordine di tempo a intervenire sulla questione è stato, inaspettatamente, il Presidente del Senato,Pietro Grasso che ha avvertito l’ex Rottamatore che attualmente non ci sarebbero i numeri per varare la riforma, considerata un “pericolo per la democrazia”. A dire la sua, anche il ministro dell’Istruzione Giannini che ha definito “inconsueto” il DDL, ritenendo i tempi “troppo accelerati”. Per non parlare della petizione lanciata dal Fatto Quotidiano e dello stop di Forza Italia che vorrebbe prima varare la legge elettorale.

Il testo, attualmente al vaglio del Consiglio dei Ministri che si concluderà a breve, modifica non solo il nome, da “Assemblea delle autonomie” a “Senato delle autonomie”, ma parte dell’assetto di Palazzo Madama.

I punti fermi del documento, li ha riassunti lo stesso Matteo Renzi nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera:

Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità: i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consistono i cambiamenti

Senato, cosa cambia? 
La riforma cambierà non solo il nome, ma anche la natura e le funzioni del Senato. Queste ultime verranno ridotte all’osso e lo stesso numero dei Senatori scenderà a da 315 a 127 unità e sarà composto da:

  • Presidenti delle Giunte regionali,
  • Presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano,
  • sindaci dei Comuni capoluoghi di Regione e di Provincia autonoma,
  • due membri eletti per ogni regione, con voto limitato, al Consiglio regionale tra i propri componenti,
  • da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione.

A questi si aggiungeranno 21 senatori scelti dal Presidente della Repubblica tra i cittadini meritevoli nel “campo sociale, artistico, letterario, scientifico”. Il numero totale dei senatori sarà dunque pari a 148.

I Senatori non riceveranno nessuna indennità, essendo già retribuiti da Comuni e Regioni, e non saranno eletti dai cittadini, ma scelti in base ai parametri sopra elencati.

Senato, le funzioni, cosa cambia?

Palazzo Madama perderà parte delle sue funzioni due in primis:

  • non potrà votare la fiducia al Governo,
  • non avrà voce sulla legge di bilancio.

Respinto anche l’allargamento delle competenze, richiesto dagli stessi Senatori del PD, a leggi elettorali e diritti civili.

Il Senato potrà pronunciarsi solo sulle leggi che hanno delle ricadute a livello Regionale e sui rapporti con Bruxelles. Lo scopo è quello di porre fine al dualismo Stato – Regioni, attraverso una legge che abolista il Titolo V e che permetta a Palazzo Madama di pronunciarsi su:

produzione, trasporto e distribuzione nazionali di energia; grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale, programmazione strategica del turismo; ordinamento delle professioni intellettuali e della comunicazione.

A riassumere quanto appena detto ci ha pensato Matteo Renzi, rispondendo alle domande del Corriere della Sera:

«Il nuovo Senato non lavora tutti i giorni su tutte le proposte di legge, ma su quelle che riguardano la Costituzione, i territori, l’Europa. Vogliamo discutere una funzione in più o in meno? Benissimo».

Senato, cosa cambia? Le altre misure
Prevista inoltre l’eliminazione della Costituzione delle Province e del Cnel. A Proposito del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro il Premier ha detto:

Il Cnel è uno dei grandi fallimenti della storia repubblicana. Non a caso tentano di difendere il Cnel parti sociali e associazioni di categoria che prima ci chiedono di cambiare tutto, poi ci mandano documenti affinché tutto resti com’è.

Lo scopo della riforma è quello di superare il bicameralismo perfetto, considerato ormai un freno per la politica italiana.

Insomma una riforma che cambia, e di parecchio, l’assetto istituzionale e politico dell’Italia. Renzi non ha intenzione di fare passi indietro. Ha promesso cambiamenti e vuole metterli in atto. Ci riuscirà?

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