Joseph Stiglitz a gamba tesa sull’euro: ottimismo sconcertante, è una valuta instabile!

Joseph Stiglitz ha condannato l’attuale politica di Francoforte, fatta quasi esclusivamente di austerità, e ha affermato che l’euro è una moneta instabile.

flussi di denaro che continuano ad arrivare nell’area euro hanno gonfiato oltremodo borse e bond di un’area monetaria che fino all’estate del 2012 rischiava un clamoroso break-up, ovvero la disgregazione della moneta unica e il ritorno alle valute nazionali. L’Europa è diventata improvvisamente il luogo migliore per fare affari, ma anche per puntare con decisione sul ritorno della crescita e dell’occupazione. In realtà gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da una crescita inesistente (in molti casi c’è stata una profonda recessione), da una disoccupazione volata a livelli record, da consumi ridotti al lumicino e da redditi sempre più bassi.

Inoltre da qualche tempo aleggia sempre più con insistenza lo spettro della deflazione, che potrebbe mettere definitivamente in ginocchio l’unione monetaria europea soffocando sul nascere le velleità di tornare a crescere a buoni ritmi nei prossimi anni. Molti economisti di fama mondiale continuano a nutrire forti dubbi sulla stabilità dell’eurozona. Tra questi c’è anche Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’Economia, che qualche giorno fa ha espresso tutti i suoi timori sul futuro dell’euro. L’economista americano, intervenuto a Toronto a una riunione del “thin-tank” Cigi-Inet, ha dichiarato che l’ottimismo sull’euro è sconcertante e privo di qualsiasi fondamento.

Lo stesso ritorno della Grecia sui mercati dei capitali dopo 4 anni di assenza è stato reso possibile solo da sacrifici immani della popolazione ellenica, che ha dovuto sopportare misure di austerità molto dure per consentire al proprio governo di ottenere gli aiuti finanziari dalla troika (Ue-Bce-Fmi). Stiglitz ha ricordato poi che il pil di Atene è crollato del 25% negli anni di crisi. Inoltre ha spiegato che l’euro è una moneta instabile a partire dalle fondamenta, in quanto i paesi membri dell’Ue-18 non dispongono di risorse comuni e non esiste un’unione bancaria. In tutto questo la Germania continua a imporre severe misure di austerity, facendo emergere tra i popoli del Sud Europa pericolosi sentimenti anti-europei.

Secondo Stiglitz il ridimensionamento degli spread sovrani della periferia europea non dipende dal miglioramento dell’economia dell’area euro bensì dalla capacità di Mario Draghi di convincere i mercati che avrebbe fatto tutto il possibile per salvare l’euro. Ora il governatore della BCE ha anche promesso di voler acquistare asset per aumentare la liquidità nell’eurozona, nel caso in cui l’euro resterà troppo forte e la deflazione diventerà un pericolo sempre più concreto. I mercati potrebbero così mettere davvero alla prova il numero uno dell’Eurotower per testare le sue reali intenzioni.

Stiglitz aveva già condannato le politiche di austerità in Europa nel periodo di forte crisi di due anni fa, dichiarando addirittura che la fine dell’euro non sarebbe poi stata la fine del mondo. Per superare la crisi, ma soprattutto per rendere l’eurozona più stabile e sicura nel lungo termine, il premio Nobel ha da tempo suggerito di mettere in comune i debiti (lanciando gli eurobond), di creare un sistema finanziario unico europeo, di armonizzare le imposte e di cambiare il mandato della BCE, spostando così il focus dalla sola inflazione a una serie di variabili macro (prezzi, crescita, occupazione, finanza).

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