Bonus 80, non per tutti!

Esclusi gli incapienti, pensionati e partite IVA. Beffati i lavoratori domestici

Premessa – E dopo le ferie pasquali si torna a parlare di cuneo fiscale, in particolare del rinomato bonus 80 euro. Il provvedimento, definito “strutturale” dallo stesso premier Matteo Renzi, mette in fuorigioco però un gran numero di lavoratori che attualmente non risultano in possesso dei requisiti necessari per essere considerati tra i beneficiari del bonus fiscale. Infatti, oltre agli incapienti (ossia coloro che guadagno meno di 8mila euro), i “mitici” 80 euro non spettano ai pensionati, ai titolari di partita IVA e ai lavoratori domestici. Per questi ultimi, specie per gli incapienti, Matteo Renzi ha già fatto sapere nella conferenza stampa di venerdì scorso che sarà adottata una misura ad hoc nella Legge di Stabilità 2015, al fine di far rientrare nel bonus anche quei 4 milioni di lavoratori dipendenti (compreso co.co.co., stagionali, ecc.) che attualmente guadagnano meno di 8.000 euro.

Gli esclusi – Nulla di fatto, dunque, per il mondo delle partite Iva che speranzoso aspettava un riconoscimento dalla classe politica. Ancora più amara invece, la sorpresa per i lavoratori domestici. In tal caso, infatti, si può parlare di una vera e propria “beffa”. Spieghiamoci meglio. Nonostante le colf e badanti percepiscano un reddito di lavoro dipendente, questi ultimi risultano esclusi dall’applicazione della ritenuta fiscale, quindi non vi è alcun sostituto d’imposta (elemento essenziale per rientrare nel bonus fiscale). Il motivo di fondo sta nell’art. 23 del D.P.R. 600/73, che esclude il personale domestico tra i soggetti che devono operare la ritenuta di acconto al momento della corresponsione degli emolumenti. Porte chiuse, dunque, anche per tale categoria che ripone le ultime speranze di inclusione in sede di conversione del decreto. La scelta di escludere gli incapienti è stata dettata soprattutto dal voler mantenere fede all’annuncio di Matteo Renzi, che intendeva garantire un bonus di 80 euro nelle buste paga di almeno 10 milioni di lavoratori dipendenti che dichiarano fino a 24mila euro e poi via via scendere fino ad azzerarsi fino a 26 mila euro. Considerare anche agli incapienti avrebbe sì coinvolto altri 5 milioni di contribuenti, ma avrebbe inevitabilmente diminuito l’effetto economico nelle buste paghe e ridotto a una ristrettissima platea l’incasso del bonus fiscale.

Il bonus – Sul fronte dell’operatività del bonus 80 euro, che spetta a circa 6 milioni di lavoratori dipendenti con un reddito che si attesta fra i 16mila e i 24mila euro all’anno, si evidenzia innanzitutto che esso ha validità “per il solo periodo d’imposta 2014”. La stessa norma, infatti, prevede espressamente che dal 1° gennaio 2015 torneranno ad applicarsi le regole “nel testo vigente anteriormente alle modifiche” del decreto “taglia-cuneo”. In ogni caso, per rendere l’impegno strutturale, il governo ha comunque previsto la creazione presso il Ministero dell’Economia di un apposito fondo che prende il nome “Fondo destinato alla riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dipendenti” con tanto di dotazioni (al momento tutte da cifrare) per l’anno 2015, l’anno 2016 e a decorrere dal 2017. Il bonus fiscale è considerato come “credito”, ossia euro in più che il lavoratore dipendente si vedrà attribuire dal datore di lavoro direttamente in busta paga nel suo stipendio mensile. Ad anticipare la somma sarà il datore di lavoro che a quel punto dovrà cimentarsi con le ritenute per detrazioni Irpef. L’intero credito erogato nell’anno dovrà essere indicato nel Cud, anche perché il bonus non entra nel reddito complessivo del lavoratore.

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