Saldi estivi 2014: quando iniziano? Ecco le date regione per regione

L’estate non è solo sinonimo di viaggi, vacanze e spiagge da Bandiera Blu . L’estate è anche sinonimo di shopping grazie ai saldi estivi, che con tutta probabilità inizieranno il 5 luglio. Ovviamente ci saranno delle regioni che posticiperanno la data e quelle che daranno inizio ai pre-saldi. Ecco le date regione per regione.

Regione Periodo Saldi
Abruzzo 7 Luglio (fino al 3 Settembre)
Basilicata 7 Luglio
Calabria 7 Luglio
Campania 7 Luglio
Emilia Romagna 7 Luglio
Friuli Venezia Giulia 7 Luglio
Lazio 5 Luglio
Liguria 7 Luglio
Lombardia 6 Luglio (durano 60 giorni)
Marche 7 Luglio
Molise 7 Luglio
Piemonte 5 Luglio (durano 8 settimane)
Puglia 7 Luglio
Sardegna 6 Luglio (fino al 3 settembre)
Sicilia 7 Luglio
Toscana 5 Luglio
Umbria 7 Luglio
Valle d’Aosta 7 Luglio
Veneto 5 Luglio (fino al 31 agosto)

Saldi 2014: consigli contro le truffe

Come stabilisce l’art. 15, comma 3, d.lgs n. 114/98:

“Le vendite di fine stagione riguardano i prodotti, di carattere stagionale o di moda, suscettibili di notevole deprezzamento se non vengono venduti entro un certo periodo di tempo”.

Lo sconto applicato deve essere esposto (in percentuale) sul cartellino, insieme al prezzo normale di vendita. I prodotti in saldo e quelli a prezzo pieno devono essere separati per evitare confusione di prezzo.

Nel caso in cassa venisse applicato uno sconto diverso da quello esposto sul cartellino, l’acquirente dovrà comunicarlo al negoziante o dovrà contattare l’ufficio di Polizia Annonaria del Comune.

Anche in periodo di saldi il cliente ha diritto di cambiare la merce difettosa (nonostante il negoziante affermi che i capi in saldo non siano soggetti a sostituzione). Il d.lgs n. 24/2002 ha infatti introdotto nel Libro IV del Codice Civile nuovi articoli (da 1519-bis a 1519-nonies) per cui ogni bene comprato da un consumatore, per uso proprio e della propria famiglia, ha una garanzia piena ed assoluta di due anni (almeno un anno quando il bene è usato).

Dal momento che l’inizio dei saldi spesso significa truffa dietro l’angolo, ci sono una serie di ulteriori piccoli accorgimenti da tener presente, poiché riduzione del prezzo non significa riduzione dei diritti dell’acquirente. Ad esempio:

  • prima dell’inizio dei saldi fate un giro per negozi e segnatevi (magari anche fotografandolo con il vostro smartphone) il prezzo dei prodotti di vostro interesse per valutare se con l’inizio dei saldi gli articoli costeranno davvero meno;

 

  • la merce in saldo deve essere quella di stagione e non avanzi di magazzino, che dovranno essere venduti separatamente.

Invalidità civile: come ottenere il riconoscimento

Sono invalidi civili i cittadini affetti da una menomazione o deficit fisico, psichico o intellettivo, della vista o dell’udito (congenito o acquisito) che a seguito di tale condizioni:

  • abbiano subito una riduzione permanente della capacità lavorativa non inferiore ad un terzo;
  • se minorenni, che presentino difficoltà a svolgere i compiti e le funzioni tipiche della loro età. Ai soli fini dell’assistenza socio sanitaria e della concessione dell’indennità di accompagnamento, si considerano invalidi civili anche le persone con più di sessantacinque anni che abbiano difficoltà persistenti a svolgere le funzioni proprie della loro età della vita quotidiana o di relazione.

Si definisce civile il tipo di invalidità che non è riconducibile a cause di servizio, guerra, lavoro. Viene definita in percentuale. Ne consegue che non rientrano tra gli invalidi civili: gli invalidi di guerra, gli invalidi del lavoro, gli invalidi per servizio, i ciechi e i sordomuti. Per queste categorie si applicano leggi diverse.

E’ bene precisare che lo stato di invalido civile non va confuso con quello di portatore di handicap, che viene riconosciuto dall’Inps con criteri e procedure differenti.

Chi può presentare domanda 
Per poter ottenere i benedifici connessi allo stato di invalidità civile è necessario ottenere il riconoscimento della suddetta invalidità. La richiesta può essere presentata:

  • dall’interessato che si ritiene invalido;
  • da chi lo rappresenta legalmente (genitore, o tutore nel caso degli interdetti);
  • da chi ne cura gli interessi (il curatore nel caso degli inabilitati).

A chi si presenta la domanda 
La richiesta di riconoscimento di invalidità va presentata all’INPS territorialmente competente. Dal 1° gennaio 2010 la domanda può essere presentata in via telematica e il primo passo da effettuare è rivolgersi al proprio medico curante per ottenere il necessario certificato.
Il medico curante, in qualità di medico certificatore, deve attestare la natura delle infermità invalidanti, compilando un apposito modello di certificazione predisposto dall’INPS. 
Esso dovrà essere inviato a sua cura, per via telematica e ne dovrà lasciare copia al paziente affinchè questi lo possa esibilre durante la visita medica.

Domanda all’Inps
La domanda, che deve indicare oltre ai dati personali, anche il tipo di riconoscimento richiesto, va presentata all’Inps entro 30 giorni dalla produzione del certificato medico; decorso tale termine occorrerà infatti un nuovo certificato.

Anche la domanda vera e propria all’Inps deve essere effettuata telematicamente a cura dell’individuo che richiede il riconoscimento dell’invalidità.
In questo caso la persona deve disporre del codice PIN (codice numerico che consente l’accesso al servizio).
In alternativa la domanda può essere presentata attraverso gli enti abilitati come le associazioni di categoria, patronati, caaf.

Chi riconosce l’invalidità
L’invalidità civile è riconosciuta dall’ASL che decide in materia attraverso una specifica Commissione medica
La Commissione è composta da un medico specialista in medicina legale, avente la funzione di presidente e da due medici di cui uno scelto tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1° gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS.
Alla Commissione partecipa altresì un sanitario in rappresentanza dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili (ANMIC).

Benefici economici derivanti dal riconoscimento
Il riconoscimento dell’invalidità civile porta al riconoscimento di una serie di prestazioni economiche a favore dell’invalido. L’entità e la tipologia dei benefici dipendono dalla gravità dell’invalidità e da altre specifiche condizioni, come ad esempio l’età del soggetto.
I benefici economici riconosciuti decorrono dal mese successivo alla data di presentazione della domanda di accertamento sanitario all’ASL, salva diversa indicazione della Commissione medica. Si tratta di:

  • pensione di inabilità (per le persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni in caso di invalidità al 100%);
  • assegno mensile (per gli invalidi civili che presentino una considerevole riduzione della capacità lavorativa e che siano in stato di necessità economica);
  • indennità di accompagnamento (per le persone che si trovino in stato di invalidità totale);
  • indennità di accompagnamento ai minori;
  • indennità mensile di frequenza (per le famiglie di minori che si trovino in stato di bisogno economico e che debbano sostenere spese connesse a scuola o centro terapeutico e riabilitativo).

Sconti autostradali per pendolari fino al 31 dicembre 2015: ecco come funziona

Dal 1 febbraio 2014 al 31 dicembre 201 5saranno attivati degli sconti autostradali per i pendolari. La percentuale degli sconti sarà proporzionata al numero dei viaggi, non alla lunghezza. I pendolari potranno avere fino al 20% di sconto sul percorso compiuto quotidianamente per andare al lavoro, indicando il casello di entrata e quello di uscita per una distanza massima di 50 Km (totale di 100 Km al giorno).

Potranno godere degli sconti tutti i titolari di Telepass (con contratti family, business e ricaricabili, abbinati a persone fisiche ed a veicoli di classe A), che abbiano eseguito la registrazione e che utilizzino l’autostrada come pendolari.

Come vengono applicati gli sconti?

Lo sconto viene applicato per un massimo di due viaggi al giorno, festivi inclusi, ma non è cumulabile con altre agevolazioni tariffarie. Scatta dai 20 transiti mensili in poi e sale in maniera progressiva: dal 21esimo transito lo sconto sarà dell’1%, dal 22esimo del 2% e così via, fino al 20% per chi compie da 40 a 46 transiti.

Come ricevere lo sconto?

In pochi semplici passi. Bisogna andare sul sito Telepass o all’ufficio della Concessionaria autostradale interessata e definire il percorso che si percorre abitualmente, indicando il casello di entrata e quello di uscita. Se si attraversa solo un casello basta definire la barriera che ogni giorno viene attraversata.

Gli sconti autostradali per i pendolari saranno allora calcolati alla fine del mese in cui sono eseguiti i transiti: saranno applicati nella fattura successiva e saranno retroattivi, partendo dal primo giorno del mese in cui è stata fatta la richiesta.

Condizionatori con doppio bonus

Risparmio energetico e ristrutturazione

Premessa – Per l’acquisto e installazione di condizionatori, se a pompa di calore, è possibile alternativamente fruire della Detrazione del 50 per cento “Detrazione per ristrutturazione” (articolo 16-bis del Tuir, D.P.R. 917/1986, e articolo 16 del D.L. 63/2013, convertito in legge 90/2013) oppure della maggiore detrazione del 65 per cento “Detrazione per risparmio energetico” (articolo 14 del D.L. 63/2013, convertito in Legge 90 del 2013).

Bonus 50% – Nessun problema per l’applicazione del 50% per il condizionatore a integrazione dell’impianto di riscaldamento. L’installazione di uno nuovo o la sostituzione del condizionatore vecchio con uno a pompa di calore inverter (e non solo per il raffreddamento) fruisce della detrazione del 50% (articolo 16 bis Tuir 917/86 e articolo 16 D.L. 63/2013, convertito in Legge 90/2013) per le ristrutturazioni edilizie (attualmente pari al 50% con limite di spesa a 96.000 euro), relativamente alle opere finalizzate al risparmio energetico. Il 50%, infatti, si rende applicabile anche agli interventi che sono di ristrutturazione in quanto volti a ottenere un risparmio energetico, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego di fonti rinnovabili di energia e anche in assenza di opere edilizie.

Assenza pompa di calore – Viceversa, se il condizionatore è senza pompa di calore, la detrazione non si applica. Per fruire del 50% è sufficiente pagare le fatture con bonifico bancario o postale.

Bonus 65% – A determinate condizioni si rende applicabile, in alternativa, la detrazione del 65% (importo massimo detraibile sempre in 10 anni pari a 30mila euro), ma solo se il condizionatore sostituisce integralmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento preesistente. Per fruire della detrazione del 65% (articolo 14 del D.L. 63/2013 convertito in Legge 90/2013) è necessario, infatti, che il condizionatore sostituisca integralmente o parzialmente l’impianto di riscaldamento preesistente e non sia a integrazione dello stesso. Il 65%, oltreché per gli edifici residenziali posseduti da persone fisiche, si applica anche per gli interventi eseguiti su edifici non abitativi (uffici, negozi, capannoni) e anche se posseduti da imprese e società.

Adempimenti – 
Nel caso si voglia beneficiare della detrazione per risparmio energetico (bonus 65%), si ricorda che oltre al fatto che i pagamenti delle fatture devono essere eseguiti con bonifico bancario o postale, è necessario inviare la prescritta scheda informativa all’Enea entro 90 giorni dalla installazione e l’immobile deve essere provvisto di impianto di riscaldamento preesistente.

Bonus mobili – Altra differenza è data dal fatto che se il contribuente può beneficiare della detrazione per le ristrutturazioni può beneficiare anche dell’ulteriore bonus mobili. Qualora invece l’intervento effettuato rientri tra quelli agevolabili al 65% relativi al miglioramento delle prestazioni energetiche non sarà agevolabile l’acquisto dei mobili.

Decreto agricoltura: bonus assunzione giovani, mutui a tasso zero e crediti di imposta

Si delineano i provvedimenti contenuti nel decreto legge Agricoltura – Ambiente già all’esame del Consiglio dei ministri ed in attesa di essere varato. Tra le norme contenute nel decreto vi è una rimodulazione delle retribuzioni dei membri dei Consigli di amministrazione delle varie società controllate dal Ministero delle politiche agricole e ambientali. La sforbiciata degli stipendi potrebbe comportare risparmi di costo di circa 1.832.714 euro, una cifra abbastanza significativa. Inoltre ai consumatori non verranno più addebitati i costi dell’ammodernamento della rete idrica, che ora sono contenuti all’interno della bolletta. I costi saranno infatti assorbiti dai gestori del servizio idrico, i quali avranno il compito di creare un fondo che si faccia carico dei lavori.

Previsti sgravi contributivi per i datori di lavoro che assumono giovani lavoratori (under 35) a tempo indeterminato. Inoltre verranno concessi mutui a tasso zero per finanziare investimenti nel campo agricolo (la durata massima è 10 anni, ma la durata è allungata a 15 anni per iniziative di produzione agricola) e per importi non superiori al 75 % della spesa ammissibile. In sostanza i provvedimenti contenuti recepiscono le misure già annunciate dal ministro delle politiche agricole, Martina.

Viene pertanto previsto uno sgravio contributivo di un terzo della retribuzione lorda imponibile ai datori di lavoro che assumono giovani e il provvedimento sarà valido dal 1° luglio 2014 al 30 giugno 2015. I lavoratori, che saranno assunti a tempo indeterminato o determinato per almeno 3 anni, dovranno avere tra i 18 e i 35 anni, dovranno essere privi di impiego e di scuola media superiore. Gli incentivi erogabili saranno al massimo 5 mila euro per gli assunti a tempo indeterminato e 3 mila euro per gli assunti a tempo determinato.

Previsti anche crediti di imposta per le imprese produttrici di prodotti agricoli nella misura del 40 % delle spese sostenute per i nuovi investimenti (al massimo 50 mila euro per la realizzazione e l’ampliamento di infrastrutture informatiche per la realizzazione o il potenziamento del commercio elettronico).

Previsti inoltre mutui a tasso zero per gli imprenditori agricoli sotto i 35 anni di età. I mutui a tasso zero sono concessi per il periodo 2014 e viene concessa anche una detrazione per i canoni di affitto dei terreni per massimo 80 euro per ettaro e sino a 1.200 euro all’anno.
Per quanto riguarda l’ambiente il fondo di garanzia sarà partecipato anche dai gestori e viene prevista una semplificazione obbligatoria del Sistri con applicazione dell’interoperabilità e sostituzione dei dispositivi token Usb.

Rottamazione cartelle: gli sconti previsti

Il caso – Rottamazione cartelle esattoriali. Quali interessi si possono evitare? 

L’analisi 
Come noto sono questi gli ultimi giorni per poter beneficiare della rottamazione delle cartelle. Salvo ulteriori proroghe, infatti, la definizione agevolata dei ruoli sarà possibile fino al 31 maggio. 

I contribuenti potranno beneficiare dello stralcio degli interessi passivi, sebbene sia da considerare che la singola tipologia di interessi oggetto dell’agevolazione varia a seconda di quelli che sono i tributi iscritti a ruolo. 

Infatti, mentre le entrate erariali come l’Irpef e l’Iva beneficiano integralmente dello stralcio degli interessi (quindi sia quelli di mora che quelli di ritardata iscrizione a ruolo), per le entrate non erariali come il bollo dell’auto e le multe per violazione al codice della strada l’agevolazione è limitata agli interessi di mora. 

A tal proposito merita di essere ricordato che: 
• gli interessi di ritardata iscrizione a ruolo sono rappresentati dagli importi che maturano dalla scadenza del termine previsto per il versamento dell’imposta fino alla data di consegna all’agente della riscossione dei ruoli; 
• gli interessi di mora sono costituiti dagli importi che maturano dalla data di notifica della cartella in caso di mancato pagamento delle somme entro i 60 giorni previsti. 

Sono invece espressamente escluse dalle disposizioni previste per la rottamazione delle cartelle le somme dovute per effetto di sentenze di condanna della Corte dei Conti, i contributi richiesti dagli enti previdenziali (Inps, Inail), i tributi locali non riscossi da Equitalia e le richieste di pagamento di enti diversi da quelli ammessi. 
In questi ultimi casi, pertanto, non sarà possibile beneficiare dell’abbattimento degli interessi. 

Va inoltre ricordato che sono comunque dovuti l’aggio, le spese di notifica e quelle per eventuali procedure attivate. 

La procedura 
In ogni caso, al fine di poter comprendere se è possibile beneficiare dell’agevolazione, nonché per definire le somme che sono effettivamente da corrispondere, si consiglia sempre di recarsi presso gli sportelli Equitalia al fine di richiedere l’estratto di ruolo e un conteggio delle somme per le quali è eventualmente necessario procedere con il pagamento. 

La somma dovuta dovrà essere versata, in un’unica soluzione, entro il 31 maggio 2014, mediante bollettino postale F35 o direttamente agli sportelli Equitalia. 

Qualora si preferisse la prima soluzione, si ricorda tuttavia che dovrà essere indicato tassativamente nel campo “Eseguito da” la dicitura “Definizione Ruoli – L.S. 2014”. 
Inoltre, per la corretta ricezione del pagamento, si consiglia di utilizzare un differente bollettino F35, completo di codice fiscale, per ciascuna delle cartelle/avvisi che si vuole pagare in forma agevolata 

Si ricorda, inoltre, che il pagamento effettuato sarà considerato definitivo e non sarà pertanto possibile richiedere il rimborso, anche nel caso in cui l’imposta risultasse successivamente non dovuta. 

Tale aspetto merita di essere sottolineato soprattutto con riferimento alle somme per le quali è pendente un contenzioso: l’eventuale pagamento integrale delle somme, in tal caso, comporta infatti l’estinzione del giudizio per cessata materia del contendere.

Visite domiciliari: cosa succede se il medico si rifiuta

A molti di noi sarà capitato di stare male e di sentirsi rifiutare una visita a casa da parte del medico curante.

La richiesta di soccorso da parte del paziente spesso si traduce in una consulenza veloce di carattere telefonico. Poiché in molte circostanze sicuramente può essere faticoso recarsi presso lo studio medico, è bene essere consapevoli di come venga disciplinata dalla legge l’attività del medico generico e quali siano gli obblighi cui il medico è soggetto.

Il malcontento sempre più diffuso tra gli assistiti dovuto a medici di famiglia che sempre più difficilmente si recano a casa, rende necessaria un po’ di chiarezza sulla questione.

La disciplina del medico specializzato in medicina generale è demandata agli accordi collettivi nazionali firmati dalle rappresentanze sindacali dei medici ed aggiornati periodicamente.

Il medico di famiglia, in base al numero di assistiti deve effettuare un certo numero di ore settimanali di presenza ambulatoriale; in particolare è tenuto a 5 ore settimanali se hameno di 500 assistiti 10 ore settimanali se ha tra 500 e 1.000 assistiti nonché almeno 15 ore alla settimana se ha più di 1.000 mutuati.

Gli orari di ambulatorio possono essere gestiti in autonomia dal medico curante ma devono essere indicati fuori dallo studio in modo da essere comunicati ai propri pazienti.

Le visite a domicilio
Per quanto attiene le visite a domicilio si evidenzia che queste ultime rientrano tra i compiti del medico della mutua, ma rivestono carattere di eccezionalità. La necessità della visita domiciliare deve essere caratterizzata da elementi di evidente immobilità, che spesso all’atto della visita non sono riscontrati o sono totalmente differenti da come esposti dal paziente.

In base alla legge, la richiesta di prestazione al proprio domicilio è legittima sono in caso di non trasferibilità dell’ammalato. Il paziente, per aver diritto alla visita presso la propria abitazione deve trovarsi in uno stato di salute tale da non potersi recare presso l’ambulatorio.

Il punto è che la legge non fornisce alcun chiarimento interpretativo sul concetto di non trasferibilità, rendendo alquanto lacunosa la norma per quel che concerne i limiti di applicabilità.

Ci troviamo infatti di fronte ad una circostanza che può essere variamente interpretata e che va appurata di volta in volta, tenuto conto delle specifiche condizioni di salute dell’individuo e della sua età.

Modalità delle visite domiciliari
Le visite a domicilio devono essere effettuate in giornata qualora vengano richieste entro le ore 10.00 di mattina o qualora richieste dopo tale orario, devono essere fatte entro mezzogiorno del giorno successivo.
Il sabato, il medico non svolge attività presso lo studio ambulatoriale ma deve eseguire le visite a domicilio richieste entro le ore 10.00, nonché quelle richieste dopo le 10.00 del giorno precedente. Stesso criterio si applica per i giorni prefestivi.

La prestazione del medico curante deve essere effettuata gratuitamente presso il domicilio dell’ammalato.

Come ritenuto dalla Cassazione, qualora la visita non sia giustificata dal requisito della non trasferibilità, può lecitamente essere effettuata dal medico a titolo oneroso.
Ritiene infatti la Suprema Corte che, qualora il paziente non sia in condizioni così gravi da non potersi recare in ambulatorio, si tratterà di una visita privata svolta dal dottore come libero professionista. Trattandosi di una prestazione libero professionale (che non rientra nelle prestazioni in regime di convenzione con il servizio sanitario nazionale) dovrà essere adeguatamente retribuita.

TASI: LA PROROGA DELLA PROROGA

Il primo acconto della Tasi su seconde case, capannoni, negozi e uffici, secondo le indicazioni date dal premier Matteo Renzi, slitterà da settembre ad ottobre, e soltanto per i Comuni che non hanno fissato le aliquote entro il 23 maggio. 
Dovrebbe quindi essere il 16 ottobre e non il 16 settembre (come anticipato qualche giorno fa), la nuova data di versamento nei Comuni che non hanno approvato le aliquote entro il 23 maggio . 

La notizia è stata data dal Premier nel corso della conferenza stampa con il “bilancio” dei primi 80 giorni di governo. «È un accordo già raggiunto» con i sindaci, ha detto Renzi, del resto lo stesso presidente dell’Anci Piero Fassino aveva nei giorni scorsi richiamato la data del 16 ottobre, nonostante il comunicato del Ministero dell’Economia avesse parlato di spostamento a settembre. 
Nessuna estensione della proroga ai comuni dove invece esistono già le delibere, a tal proposito Renzi ha precisato che «il governo non ha previsto nessun tipo di rinvio, ma ha solo consentito di andare a ottobre ai comuni che vogliono evitare di scegliere l’aliquota per motivi elettorali e per aspettare i nuovi sindaci». 
Sono circa 2.200 i comuni che hanno già deliberato per cui ne mancherebbero all’appello circa 6.000. 
La conferma alle anticipazioni del premier arriva anche da una bozza di decreto legge preparata per il Consiglio dei Ministri di giovedì scorso, quando però il Governo ha preferito non affrontare l’argomento rinviando la decisione a dopo le elezioni. 
Nel provvedimento in corso di definizione, non vengono modificate le regole sulle abitazioni principali, che di conseguenza non sarebbero interessate dal nuovo intervento: a loro aveva già pensato la legge di conversione del decreto «salva-Roma» ter (articolo 1, comma 1 della legge 68/2014), prevedendo che nei Comuni “senza delibera” la Tasi sull’abitazione principale sarebbe stata pagata tutta al 16 dicembre, assieme al saldo sugli altri immobili e sull’Imu. 
In funzione di quanto sopra le nuove regole si possono così sintetizzare: 
1 abitazione – con delibera: Se il comune ha deliberato, allora si versa il primo acconto di giugno (solo Tasi), sulla base del contenuto della delibera .; 
1 abitazione – senza delibera: In assenza di delibera, per le abitazioni principali, la legge già prevede il pagamento di tutto il tributo (solo Tasi), a dicembre; 
Altri immobili – con delibera: Si versa regolarmente la prima rata di acconto a giugno, (IMU + TASI), per tutto ciò che non è abitazione principale (seconde case, negozi, capannoni, uffici ecc) secondo quanto stabilito nelle delibere comunali; 
Altri immobili – senza delibera: Trattasi dell’ipotesi anticipata del premier che subisce una proroga della proroga, in sostanza si dovrà pagare a giugno regolarmente l’IMU sulla base dei valori del 2013, mentre la prima rata di acconto della Tasi slitterà ad ottobre, sulla base delle delibere che intanto saranno state redatte, per poi versare il saldo (IMU+TASI) a dicembre.

MPS: cosa succederà dopo l’aumento di capitale? Un futuro spaccato in due

L’assemblea Monte dei Paschi ha approvato ieri l’aumento di capitale da 5 miliardi. Una decisione quasi unanime (97% dei presenti) accolta con plauso e soddisfazione dal presidente Alessandro Profumo:

“Fino a due anni fa, nessuno avrebbe puntato su di noi i propri risparmi. Ora siamo tornati a essere una banca normale e risanata”.

Un istituto sano e normale, questo il pensiero dei vertici. Ma in realtà della vecchia MPS resta ben poco.

L’aumento di capitale
L’aumento di capitale da 5 miliardi, 2 miliardi in più rispetto a quanto precedentemente previsto, servirà quasi in toto a ripagare i 4,07% di Monti Bond (ma 1 miliardo verrà restituito nel 2016), cui si aggiungono il sovrapprezzo e gli interessi del prestito pubblico e i costi (più di 200 milioni) delle garanzie bancarie all’operazione.

A conti fatti dunque, nelle casse della banca rimarranno poche centinaia di milioni che sicuramente non permetteranno all’istituto di giocare un ruolo chiave nel settore creditizio europeo.

Qual è il futuro di MPS?
La domanda che circola insistentemente oggi è una: Monte dei Paschi diventerà un “polo aggregante”, come l’ha definito David Martinez Guzman di Fintech, o una prenda per fondi esteri che in questo periodo dimostrano sempre più interesse nei confronti dei nostri colossi bancari?

Le condizioni attuali non sono delle migliori: a Piazza Affari il titolo vale un terzo (anzi meno) rispetto al valore posseduto tre anni fa, i suoi multipli non sono certo altissimi e l’azionariato ha subito un cambiamento così radicale da renderlo ormai irriconoscibile.

I soci di MPS
Un esempio su tutti è la Fondazione. Prima della crisi dei derivati e della sconsiderata acquisizione di Antonveneta, Palazzo Sansedoni deteneva il 50% del Capitale. Praticamente MPS era in mano sua.

Oggi è scesa al 2,5% e, per cercare di poter esprimere ancora la propria volontà sulla banca, ha stretto un patto parasociale con BTG Pactual e con Fintech, rispettivamente al 2% e al 4,5%.

Poi c’è l’onnipresente BlackRock che, dopo aver superato ad aprile l’8% del capitale, ha preferito vendere in vista della ricapitalizzazione e scendere al 3,2%. Infine troviamo Axa con il 3%.

Non c’è più un solo padrone dunque, ma più soci (per la maggior parte stranieri) che dovranno mettersi d’accordo per decidere le mosse da intraprendere.

Come abbiamo detto in precedenza, Monte dei Paschi ha cambiato volto. Il pericolo nazionalizzazione è stato scongiurato, ma il rischio vero adesso è che l’istituto diventi la preda preferita di compratori stranieri in cerca di un buon investimento.

Lo scenario diventerà più chiaro dall’anno prossimo, al termine del processo di asset quality review che potrebbe far traballare molte delle banche dell’Eurozona.

Ma i soci sembrano ottimisti. Uno su tutti Fintech (attuale azionista di maggioranza) che ieri, tramite Davide Guzman, ha espresso tutta la sua fiducia nei confronti della banca:

“Ho fiducia in Mps e nel management, saremo un polo aggregante. Il consolidamento è inevitabile: Mps potrebbe essere, in una seconda fase, elemento di attrazione attorno a cui far convergere asset italiani e poi, magari, europei”.

Polo aggregante o preda? Staremo a vedere.

Istat: droga, prostituzione e contrabbando entrano nel calcolo del Pil.

Da settembre 2014 sarà introdotto un nuovo sistema europeo dei conti nazionali e regionali: il Sec2010. Tale metodologia prevede che siano prese in considerazione per il calcolo del Pil italiano anche le attività illegali: droga, prostituzione e contrabbando. Non solo il Pil, ma anche altre grandezze cruciali per la determinazione del funzionamento dell’economia nazionale, saranno calcolate con questi nuovi parametri.

Sec2010
Il nuovo sistema europeo di conti nazionali, il Sec2010 andrà a sostituire il precedente Sec95. Come spiega l’Istat, il Sec2010 definisce i principi e i metodi di contabilità nazionale a livello europeo: fissa in maniera sistematica e dettagliata il modo in cui si misurano le grandezze che descrivono il funzionamento di una economia. Rispetto alla precedente versione del 1995, il Sec2010, che entrerà in vigore a settembre, presenta alcune importanti differenze riguardo sia l’ambito di applicazione sia i concetti.

Attività illegali
Una delle novità sostanziali introdotte del Sec2010 risponde al principio di esaustività del metodo di misurazione dell’economia di un paese: “le stime devono comprendere tutte le attività che producono reddito, indipendentemente dal loro status giuridico” quindi anche quelle illegali. I paesi dovranno inserire una stima nei conti economici e quindi nel Pil, delle proprie attività illecite: “traffico di sostanze stupefacenti, servizi della prostituzione e contrabbando di sigarette o alcol”.

Inoltre, altra novità ricordata dall’Istat, le spese in Ricerca e Sviluppo e quelle per armamenti saranno computate come spese di investimento e non più come costi intermedi con un effetto positivo sul valore aggiunto.

Rilevazione
La misurazione di queste attività è ovviamente molto difficile, dal momento che, essendo illegali, si sottraggono a qualsiasi forma di rilevazione. Fra l’altro – spiega l’Istat – lo stesso concetto di attività illegale può prestarsi a diverse interpretazioni. Per garantire la massima comparabilità tra le stime prodotte dagli stati membri, Eurostat ha fornito linee guida ben definite.

Da settembre quindi, droga, prostituzione e contrabbando entreranno nel Pil del nostro paese. Ma la domanda a cui sarebbe interessante rispondere è: queste attività, quanto peseranno sul nostro Pil? Nel gennaio scorso l’Unione Europea aveva stimato un impatto positivo sui dati del Pil italiano del 2011 pari a 1-2%, un incremento che per il direttore Istat della contabilità nazionale, Gian Paolo Oneto, non dovrebbe muovere il rapporto deficit/Pil.

Perché è importante
La nuova metodologia di calcolo interessa aspetti molto importanti dell’economia del paese. Ad esempio la determinazione del rapporto deficit/Pil e debito/Pil rappresentano i Parametri di Maastricht e sono fondamentali per la definizione della situazione della finanza pubblica del paese. Ma non solo: il Reddito nazionale lordo è utilizzato dall’Ue per determinare il contributo di ciascun paese al bilancio dell’Unione; dal Pil pro capite regionale dipende l’attribuzione dei fondi strutturali alle regioni dell’Unione europea.