Tasi: senza delibera si va a dicembre!

L’abitazione principale, pertinenze relative, e immobili ad essa assimilati dovranno versare la TASI in un’unica soluzione il 16 dicembre 2014.

Il problema riguarda tutti gli altri immobili (esclusi i terreni agricoli) che dovranno comunque versare entro il 16 giugno 2014 l’1 per mille dell’imposta, rischiando di dover chiedere il rimborso in caso di esenzione successivamente prevista dall’ente locale.

L’abitazione principale e pertinenze
 – Passata la querelle della mini-Imu, ecco che arriva la questione TASI. Ebbene all’interno delle fumose regole dell’Esecutivo (che ormai è cambiato ben 2 volte dall’introduzione della TASI) gli operatori stanno cercando di comprendere ora le regole da applicare per il calcolo, ma gli enti locali ancora non hanno fissato aliquote e detrazioni. Hanno tempo fino al 23 maggio 2014 per inviare al Ministero dell’Economia e delle Finanze il testo delle delibere, in modo tale che il Ministero possa pubblicarle sul sito web http://www.finanze.it entro il 31 maggio 2014, in relazione all’abitazione principale e pertinenze (immobili assimilati). Se non lo faranno, il versamento slitterà a dicembre 2014. E dunque, non c’è da preoccuparsi!

Gli altri immobili – Mentre per quanto riguarda gli altri immobili il caos è totale! Se i comuni non delibereranno entro il 31 maggio 2014 (e badate bene che la L. 68/2014 parla chiaro: “delibera” e non pubblicazione sul sito web entro il 31 maggio 2014, a differenza dell’abitazione principale) il versamento verrà fatto sulla base dell’aliquota standard pari all’1 per mille, per conguagliare a saldo (16 dicembre 2014) sulla base delle delibere comunali.

I rischi sono di due tipi:
– innanzitutto il primo problema è quello di versare un’imposta all’ 1 per mille (al 50% per l’acconto) per alcuni immobili, che dovrà poi essere chiesta a rimborso, se il comune ne delibera l’esenzione (es. immobili in uso gratuito ai figli che la utilizzano come abitazione principale), con le lungaggini delle procedure comunali per ottenerlo;
– altra questione riguarda la ripartizione dell’imposta tra proprietario (o detentore di altro diritto reale) e occupante dell’immobile: la Legge di stabilità 2014 ( L. n.147/2013) stabilisce un range che va dal 10% al 30% di compartecipazione dei due soggetti al versamento; peccato che sia l’ente locale poi a dover stabilire la ripartizione esatta. Si rischia, dunque, in mancanza di delibera di versare in modo errato le somme.
Si potrebbe decidere di far versare tutto dal proprietario, che poi si farà rifondere direttamente dall’inquilino (sempre che l’inquilino paghi regolarmente anche i canoni di locazione) o di far versare un 30% all’inquilino e il restante 70% al proprietario e poi chiedere il rimborso per l’eventuale maggior versamento di uno o ravvedere il minor versamento dell’altro (soluzione molto più complicata).
In ogni caso le obbligazioni tributarie sono due e autonome, come chiarisce la norma, ma c’è solidarietà nel versamento della quota dell’inquilino, da parte del proprietario o detentore del diritto reale.
Il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani ha dichiarato: “Siamo alle solite. Noi ai proprietari consigliamo di pagare il 70% del dovuto e non di più. Non è colpa nostra se al momento di pagare mancano ancora le aliquote”.
L’associazione dichiara, poi, che: “Dalle nostre verifiche sulle prime 300 delibere abbiamo visto che circa un terzo chiede ai proprietari di pagare il massimo (il 90%). Poco meno di un altro terzo, invece, farà versare loro il minimo. Mentre tutti gli altri si sono regolati nei modi più diversi. Beh, questa è stata una sorpresa. Eravamo convinti che la maggioranza avrebbe fatto pagare il massimo ai proprietari. Invece i municipi hanno tenuto conto del fatto che spesso tra gli inquilini ci sono anche cittadini abbienti”.

Conclusioni – La situazione è difficile, dunque, per gli operatori, ma anche per gli enti locali, preoccupati in questi giorni nel definire il sottile file roùge tra autonomia regolamentare e disposizioni ex lege non modificabili. A oggi soltanto 900 municipi su 8.000 hanno individuato aliquota e detrazioni. Il problema è che molti comuni non hanno ancora deliberato l’aliquota della Tasi per un motivo molto semplice: il termine che in origine scadeva il 30 aprile è stata prorogato al 31 luglio 2014 (cfr. Decreto Salva Roma) e dato che le elezioni sono alle porte, il tema delle imposte diventa secondario.
Si rischia, poi, di dover studiare dettagliatamente la delibera di ogni comune, al fine di comprendere come debba essere calcolata l’imposta, data la libertà di scelta di cui è dotato ogni ente. A Bologna, per esempio, sono previste 23 detrazioni diverse, a seconda della rendita catastale dell’immobile.
Dunque, la maggior parte dei locatori e inquilini arriveranno al versamento della prima rata senza sapere come dividersi l’onere del tributo. Inoltre, vista l’ampia discrezionalità dei comuni, la diversa composizione di aliquote e detrazioni potrebbe portare addirittura a 75.000 Tasi diverse.

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