Gli avvocati non hanno l’obbligo giuridico di dotarsi di POS per i pagamenti

Il Consiglio Nazionale Forense ha emanato una circolare di precisazione in merito all’art. 15, comma 4, D.L. n. 179/2012 (c.d. decreto Sviluppo Bis) nella quale si chiarisce che gli avvocati non hanno l’obbligo giuridico di dotarsi di POS per i pagamenti per le prestazioni professionali.

In data 20 maggio 2014, Il Consiglio Nazionale Forense ha emanato la Circolare 10-C-2014 per chiarire la disciplina dettata dall’art. 15, comma 4, D.L. n. 179/2012, il c.d. “decreto sviluppo bis”, che prevede che “a decorrere dal 30 giugno 2014, i soggetti che effettuano l’attività di vendita di prodotti e di prestazione di servizi, anche professionali, sono tenuti ad accettare anche pagamenti effettuati attraverso carte di debito”.

Secondo il C.N.F., tale previsione, corrispondendo a chiari intendimenti di semplificazione, non stabilisce che gli avvocati debbano dotarsi di POS e nemmeno che tutti i pagamenti a loro indirizzati dovranno essere effettuati in questo modo a partire dal 30 giugno 2014.

L’art. 15, comma 4, D.L. 179/2012 dispone solamente che, nel caso il cliente voglia pagare con una carta di debito, il professionista sia tenuto ad accettare tale forma di pagamento.

Qualora l’avvocato fosse sprovvisto di POS, si determinerebbe semplicemente la fattispecie della mora del creditore, che non libera il debitore dall’obbligazione, non essendo prevista, oltre tutto, alcuna sanzione in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite carta di debito.

La volontà del cliente e dell’avvocato (le parti del contratto d’opera professionale) resta ancora il riferimento principale per la individuazione delle forme di pagamento, ben potendo questo essere adempiuto tramite assegno o bonifico bancario.

L’art. 15, comma 4, D.L. 179/2012 introduce, quindi, un onere e non un obbligo giuridico e il suo campo di applicazione è necessariamente limitato ai casi nei quali saranno i clienti a richiedere all’avvocato di potersi liberare dall’obbligazione pecuniaria a proprio carico tramite la carta di debito (definita, secondo quanto disposto dal D.M. Sviluppo economico 24 gennaio 2014, come “strumento di pagamento che consente al titolare di effettuare transazioni presso un esercente abilitato all’accettazione della medesima carta, emessa da un istituto di credito, previo deposito di fondi in via anticipata da parte dell’utilizzatore, che non finanzia l’acquisto ma consente l’addebito in tempo reale”)

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