Bolla immobiliare nel 2014?

Stavolta il pericolo è il Regno Unito.

    1. 2014? Sono Molti i presagi che fanno presagire lo scoppio di una bolla immobiliare. E non parliamo solo di “dati esoterici” come la cadenza settennale che separa due delle più grandi crisi finanziarie di tutti i tempi e che, guarda caso, potrebbe ricorrere anche quest’anno, ma di dati economici che mostrano preoccupati somiglianze tra i periodi storici a cui ci riferiamo.

La bolla delle Dot – Com
Era il 2000 quando negli Stati Uniti si scatenò la celeberrima bolla delle Dot – Com.
Il 10 marzo di quell’anno, l’indice Nasdaq toccò un massimo intraday pari a 5132.52 punti per poi chiudere a 5048.62. La febbre tecnologica contagiava tutti. Nei Paesi più industrializzati del mondo il valore e il numero delle società attive in internet negli anni precedenti era cresciuto in maniera esponenziale. Aziende spesso piccole, esposte ai pericoli di un settore sovrastimato. La convinzione di poter racimolare sempre più profitti spinse a rialzi da record i prezzi delle azioni. Il mercato era saturo, la bolla scoppiò. In pochi mesi molte società dichiararono fallimento, altre persero gran parte della loro capitalizzazione di mercato

Furono in molti all’inizio del nuovo millennio a dare la colpa all’iniezione di liquidità voluta dall’allora Governatore della FED Alan Greenspan per aver generato un mercato fuori controllo, caratterizzato, tra le altre cose, da multipli elevatissimi.

I mutui subprime
Sette anni dopo il mercato di riferimento è cambiato, dalla tecnologia all’immobiliare, ma il risultato generato è stato lo stesso, anzi peggiore. Nel settembre del 2007 Lehman Brothers, una delle più grandi banche del mondo andò in default, creando un effetto boomerang sull’intera economia americana.

Scoppiò la cosiddetta bolla dei mutui subprime e il mondo crollò in una crisi dalla quale sembra ancora non sapersi rialzare.

Oggi, bolla immobiliare in arrivo?
Tra i due scenari appena descritti e quello che sta accadendo ai giorni nostri ci sono delle somiglianze allarmanti: iniezioni di liquidità, previsioni di profitto irrealizzabili, mercati sovrastimati, settore immobiliare a rischio.

Ma se 7 anni fa il casus belli si verificò negli Stati Uniti, stavolta a far crollare tutto potrebbe essere il Regno Unito.

Il mercato immobiliare londinese ha appena raggiunto i massimi assoluti:

Facendo un confronto con i livelli del 2007, non è difficile comprendere quanto il pericolo bolla sia alto nell’ultimo periodo:

Insomma, il settore immobiliare inglese rappresenta attualmente un rischio da non sottovalutare. E a dirla tutta, non è neanche l’unico.
Il report pubblicato una settimana fa dal Fondo Monetario Internazionale mostra infatti quanto la situazione stia raggiungendo livelli poco sostenibili in tutto il mondo. 
In Australia, Belgio, Canada, Norvegia, ecc. i prezzi delle case hanno raggiunto prezzi talmente alti da spingere il FMI internazionale a diramare un vero e proprio alert internazionale.

A consolare noi italiani, arriva il trend mostrato dal nostro Paese, in controtendenza rispetto agli altri e con prezzi inferiore del 6,6% rispetto alla media globale. Ma nel caso in cui scoppiasse una nuova bolla questo di certo non ci salverebbe.

La finanza internazionale non ha ancora imparato la lezione?

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