Esodati, si lavora alla sesta salvaguardia.

Esodati, chi saranno i prossimi ad andare in pensione? Una domanda che assilla i tanti rimasti senza stipendio né assegno previdenziale in seguito alla riforma Monti-Fornero del 2011. Il Governo Renzi, dal canto suo, sarebbe già al lavoro su una nuova salvaguardia: chi potrà usufruirne?

Esodati, è in dirittura d’arrivo una nuova tranche di salvaguardati: per la precisione, la sesta. Il prossimo 30 giugno, infatti, dovrebbe finalmente essere calendarizzata in Aula alla Camera la proposta elaborata in Commissione Lavoro, frutto della sintesi di tutte le istanze presentati dai partiti politici sul tema.

Come nasce la sesta salvaguardia

Nell’attesa di scoprire se questa iniziativa sarà davvero risolutiva del complesso problema rappresentato dagli esodati, si devono comunque fare i conti con i costi previdenziali da affrontare. Si parla di oltre 47 miliardi di euro in più per il 2014 e il 2015, secondo quanto stimato dall’Inps e dalla Ragioneria Generale dello Stato. Proprio per questo motivo, tutti gli indizi sembrano portare al varo a breve di una norma tampone, la sesta, che sposti fino al gennaio 2016 il termine per il riconoscimento delle tutele già previste per i lavoratori esodati.

Chi sarà tutelato dalla nuova salvaguardia

I soggetti interessati a questa nuova salvaguardia dovebbero essere: i lavoratori in mobilità, i dipendenti pubblici esonerati dal servizio, coloro che beneficiano di prestazioni straordinarie da fondi di solidarietà, i lavoratori in congedo per la cura di parenti disabili, i cessati per accordi (individuali o collettivi), i licenziati individuali e i prosecutori volontari. In questo caso, inoltre, sarebbero salvaguardati anche i dipendenti cessati da un contratto a tempo determinato che si trovassero a 4 anni dalla maturazione dei requisiti pensionistici precedenti alla Riforma Fornero.

Non è una soluzione strutturale

Il provvedimento, comunque, sarebbe ancora sotto esame per individuare con certezza le necessarie coperture economiche (tra i 120 e i 130 milioni di euro), sebbene buona parte di esse sarebbe possibile recuperarle direttamente dai fondi stanziati per le precedenti salvaguardie, risultate superiori alle domande che hanno poi effettivamente ottenuto il via libera da parte dell’Inps. Non si tratterà, comunque, di una soluzione strutturale al problema, ma di un semplice allungamento dei termini e di un ampliamento atto a tutelare circa 8 mila persone in più rispetto alle 132.130 già previste.

Addio al prestito pensionistico?

Il dubbio, infatti, è che il Governo non abbia alcuna intenzione di lavorare a una soluzione definitiva del problema, come poteva esserlo il prestito pensionistico prospettato dall’ex ministro Giannini, e preferisca, piuttosto, cedere a classiche misure raffazzonate, ma meno rischiose dal punto di vista del consenso

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