Fisco: dove conviene aprire una piccola e media impresa?

A Roma si paga di più, a Cuneo di meno.

Dove conviene aprire un’impresa: che il nostro Paese non sia esattamente l’Eldorado per chi intende mettersi in proprio è un dato di fatto, ma esistono ancora zone dove la pressione fiscale è un po’ meno asfissiante? E’ questa la domanda che si è posto il Centro Studi Cna, elaborando un complesso studio dal titolo “Osservatorio permanente sulla tassazione di artigiani e piccole e medie imprese in 112 Comuni d’Italia”. Esaminando con attenzione dati e tabelle, ecco che cosa emerge.

Roma, Bologna e Reggio Calabria maglia nera per pressione fiscale; quarto posto per la Firenze di Renzi

I romani, alle prese con addizionali Irpef sempre più salate, non saranno certo stupiti nell’apprendere che la Capitale è decisamente la location più salata per una Pmi: è qui, infatti, che il total tax rate raggiunge il 74,4 per cento, in aumento di 8,7 punti percentuali dal 2011. Non se la cavano meglio Bologna e Reggio Calabria, al secondo e terzo posto della classifica, che totalizzano una pressione fiscale pari al 74,2 per cento. Tra le due, però, è il capoluogo reggino a registrare l’incremento maggiore: più 11,8 per cento dal 2011. Curiosamente, nonostante Matteo Renzi non faccia altro che dichiarare di aver tagliato le tasse durante il suo mandato da sindaco di Firenze, è proprio la sua città a guadagnarsi il quarto posto: tutto merito di un total tax rate a quota 74,1 per cento, aumentato del 10,2 per cento proprio quando lui era primo cittadino.

Le città con la pressione fiscale più bassa: Cuneo, Carbonia e Sondrio

Non solo virtuoso Nord, e per fortuna, nelle città che possono vantare la pressione fiscale più bassa. Al primo posto troviamo Cuneo, città piemontese dove il total tax rate si ferma al 56,2 per cento, con un modesto aumento dello 0,7 per cento rispetto all’anno scorso. Medaglia d’argento, invece, per la sarda Carbonia, neo zona franca urbana, (56,5 per cento) e gradino più basso del podio per Sondrio (56,9 per cento).

Quanto rimane a chi ha un reddito d’impresa di 50 mila euro all’anno?

Per rendere ancora più chiaro quanto descritto fin qui, il Centro Studi Cna ha preso in esame il caso di un’impresa individuale nel settore manifatturiero, dotata di un laboratorio di 300 metri quadri, un negozio di 175 metri quadri e 5 dipendenti. Considerando un reddito d’impresa di 50 mila euro ogni anno, quanto rimane nelle tasche dell’imprenditore? A seconda di dove svolge la sua attività, le cose cambiano, e non di poco: se ha scelto l’esosa Roma potrà contare su appena 12.814 euro; se ha scelto Cuneo avrà 21.910 euro.

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