Liberalizzazione degli orari dei negozi verso lo stop?

In tempo di crisi la liberalizzazione degli orari dei negozi è un tema molto delicato, vista la rapidità con cui gli esercizi commerciali rischiano il fallimento e non solo loro, dal momento che nel 2014 si è registrato un +22% di fallimenti delle aziende.

Perché parliamo della liberalizzazione degli orari dei negozi? Perché lo stop potrebbe essere vicino in ragione di un progetto presentato da un deputato del Pd, Angelo Senaldi, e approvato dalla Commissione Attività produttive della Camera lo scorso 18 giugno. L’accordo è stato bipartisan, ad eccezione del Gruppo misto, schieratosi contro, e del M5S e Scelta Civica, che si sono astenuti.

Il progetto stabilisce 12 chiusure obbligatorie all’anno per i negozi in concomitanza con le festività nazionali. Viene tuttavia considerato un margine di flessibilità: il 50% di queste chiusure può slittare ed essere spostato ad altra data.

Liberalizzazione orari: favorevoli e contrari

Questa decisione è accolta in modo divergente dal mondo del commercio che si spacca in due: favorevoli e contrari.

Secondo il primo schieramento, in cui figura anche Federdistribuzione, la liberalizzazione ha portato evidenti vantaggi in termini di posti di lavoro e aumento dei consumi.

Un comunicato ADUC di Vincenzo Donvito del 20 giugno si legge:

“Sicuramente ci vuole stomaco per essere contrari alla liberalizzazione in un periodo in cui gli esercizi commerciali chiudono a grappoli, in un ambito in cui le esperienze di molti Paesi ad economia capitalista (Usa in primis) ci indicano che sono tre le strade da seguire in questo ambito per cercare di superare le crisi: meno fiscalità, semplificazione burocratica, liberalizzazione orari. Ma, mentre per le prime due aspettiamo le promesse del Governo (la vicenda Tasi/Imu non e’ stato proprio un bell’avvio…), per la liberalizzazione degli orari sappiamo già che l’aria che tira e’ di cambiare rotta rispetto al decreto ’Salva Italia’ del Governo Monti che, nel 2011, aveva messo un pilastro decisivo contro i controlli della PA sugli orari (pilastro già da tempo soggetto a tanti picconatori parlamentari, regionali e comunali)”.

Secondo l’ADUC lo stop alla liberalizzazione vuol dire solo una cosa: il ritorno dello Stato padrone e il controllo delle istituzioni sul commercio al dettaglio.

Il secondo schieramento, in cui figura invece Confesercenti, ha definito la liberalizzazione selvaggia, poiché secondo Mauro Busoni (Confesercenti):

“L’unico risultato è stato spostare quote di mercato verso la grande distribuzione, a discapito dei piccoli negozianti”.

Inoltre:

“La liberalizzazione degli orari non è stata fatta per i consumatori ma per sostenere le grandi strutture commerciali”.

Queste sono le ragioni per cui il Governo dovrebbe intervenire al fine di disciplinare in maniera equilibrata orari e giorni di apertura delle attività commerciali.

L’approvazione e l’eventuale seguito di questa strada non segnerebbe però un passo indietro rispetto alla svolta buona promessa da Renzi?

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