Riforma del Catasto

Cosa cambia per le rendite e il valore catastale (e come difendersi).

Riforma del Catasto, che cosa cambia? Una domanda semplice alla quale non si riesce a trovare una risposta altrettanto chiara, tra specifiche su nuovi algoritmi e commissioni composte da esperti di statistica ed econometria. Certo, i lavori parlamentari in merito sono ancora lunghi: dalla legge delega (23/2014) siamo appena giunti alla bozza del primo decreto legislativo, che deve ancora superare lo scoglio dell’esame parlamentare. Eppure, tra i vari tecnicismi, c’è già chi teme che il rischio stangata sia proprio dietro l’angolo.

Riforma del Catasto: le novità

Il tema centrale, ovviamente, è quello delle rendite catastali, la cui nuova attribuzione (ed eventuale revisione) sarà di competenza di apposite commissioni locali (una per provincia). I componenti saranno sei: due delle Entrate, uno degli enti locali e tre professionisti indicati da Ordini e associazioni di categoria. La commissione centrale, invece, giudicherà i possibili ricorsi.

Altro aspetto particolarmente delicato è quello dei nuovi algoritmi che si utilizzeranno per stabilire il valore patrimoniale medio. Obiettivo del Governo è quello di fare in modo che gli estimi catastali siano allineati al 100 per cento al valore di mercato degli immobili, basandosi sui metri quadrati e non sui vani. Una proiezione in merito, elaborata dal quotidiano economico il Sole 24 ore, ci restituisce una situazione di generalizzato aumento della base imponibile Imu attuale, con possibili ricadute sull’intero comparto della tassazione sulle abitazioni. L’immobile preso in considerazione nella successiva tabella è di 91 metri quadri, inquadrato nella categoria catastale A3 e situato nel semicentro cittadino.

Sono sempre più ricorrenti, infatti, i dubbi su come l’esecutivo abbia intenzione di dare vita al famoso principio dell’invarianza di gettito, pensato proprio per scongiurare effetti negativi di questo tipo.

Come tutelarsi?

Davanti al diffuso timore di improvvisi rincari, è giusto pensare a come tutelarsi. Il cittadino, infatti, non sarà costretto a rimanere inerme davanti all’attribuzione di nuove rendite che riterrà inesatte o ingiustificate: avrà la possibilità di fare ricorso, rivolgendosi direttamente alle commissioni tributarie. Il sempiterno Tribunale Amministrativo Regionale (Tar), dal canto suo, si occuperà solo di possibili questioni di legittimità.

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