Argentina: i bond non saranno pagati, default si avvicina

La Corte Suprema americana ha bloccato il rimborso degli oneri sulle obbligazioni ristrutturate dopo il default di fine 2001, che però era stato già predisposto dal governo argentino. Il giudice Thomas Griesa non ha alcuna intenzione di abbandonare al loro destino gli obbligazionisti traditi dai cosiddetti “tango bond”, per l’ennesima volta bisognerebbe aggiungere. E’ stata così emessa un’ordinanza che annulla il pagamento di 539 milioni di dollari che l’Argentina avrebbe già effettuato a Bank of New York Mellon, banca fiduciaria in questa transazione, allo scopo di onorare l’impegno con i creditori che avevano accettato la ristrutturazione dopo il gigantesco default annunciato da Casa Rosada nel dicembre del 2001.

Il giudice Griesa ha etichettato come “illegale” il tentativo di Buenos Aires di pagare solo quegli obbligazionisti che accettarono a loro malgrado il concambio post-default. Secondo Griesa i creditori vanno pagati tutti indistintamente, non solo coloro che accettarono la ristrutturazione del debito. L’Argentina, in modo decisamente provocatorio, aveva disposto un bonifico da 539 milioni di dollari presso la Bank of New York Mellon (prima della scadenza del 30 giugno) senza tener conto della recente sentenza datata 16 giugno che invitava il paese guidato da Cristina Kirchner a pagare tutti i creditori, quindi anche quegli hedge fund che non avevano accettato i termini della ristrutturazione.

Ora la trattativa tra i legali dell’Argentina e quelli dei cosiddetti “fondi avvoltoio” (vulture funds) andrà avanti nei prossimi giorni. Intanto il rischio-paese cresce ogni giorno di più, tanto che i credit default swap, ovvero le polizze per assicurarsi dal fallimento di uno Stato, sono saliti del 20%. Dopo il 30 giugno scatterà il periodo di grazia a favore dell’Argentina, che in questo arco di tempo dovrà pagare gli interessi sui bond a tutti i creditori. Se ciò non avverrà sarò dichiarato ufficialmente il default tecnico del paese. Casa Rosada sembra ormai all’angolo: la cifra che rischia di dover sborsare potrebbe toccare i 120 miliardi di dollari, chiaramente non presenti nelle casse argentine. Salvo accordi dell’ultima ora, il paese sudamericano è davvero vicino a un nuovo clamoroso fallimento.

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