Il Pos costa 1.920 euro l’anno

Dal 30 giugno, come ormai noto, imprenditori e professionisti devono accettare il pagamento con le carte di debito: un obbligo, questo, che in realtà non prevede l’irrogazione di sanzioni, ma che potrebbe far scattare la fattispecie della mora del creditore.

Una novità che rischia quindi di non portare a nessun reale vantaggio per il sistema economico, in quanto, se è vero che una diminuzione nell’uso del denaro contante potrebbe condurre a indubbi benefici sia in capo al singolo imprenditore che all’intera economia, i costi ancora elevati dello strumento, uniti alla mancanza delle sanzioni, rischiano di farlo diventare un obbligo previsto solo “sulla carta”.

Gli impegni del Governo

Il Governo ha iniziato a prendere atto di quelle che sono le difficoltà espresse dagli operatori, e il Ministero dello Sviluppo economico ha avviato un tavolo di confronto cui parteciperanno stabilmente i rappresentanti della Banca d’Italia e del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Alla prima riunione, tenutasi il 15 luglio, hanno partecipato inoltre i rappresentanti del Consorzio Bancomat e dell’ABI.

Questo primo appuntamento sarà seguito il 22 luglio prossimo da un secondo incontro con rappresentanti dei principali operatori del mercato dei pagamenti elettronici, con l’obiettivo di completare l’analisi dei costi e delle commissioni associate all’installazione, alla manutenzione e all’utilizzo dei Pos.

Il tavolo proseguirà i suoi lavori incontrando quindi le organizzazioni di categoria dei commercianti, degli artigiani e dei professionisti, in modo da condividere un percorso comune che possa da un lato colmare il forte ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, che l’Italia registra nell’uso della moneta elettronica e, dall’altro, possa condurre a una riduzione dei costi associati a questa modalità di pagamento.

Lo studio di Confcommercio
In questi giorni Confcommercio ha pubblicato un interessante studio sui costi connessi all’obbligo Pos, con il quale è stato rilevato che l’incidenza percentuale dei costi legati agli incassi tramite POS cresce al diminuire della dimensione aziendale, anche in virtù del minore potere contrattuale nei confronti del sistema bancario.

Viene inoltre proposto un interessante esempio, con il quale viene messa a confronto l’incidenza dei costi connessi al Pos per un’impresa con fatturato annuo pari a 150 mila euro e un’altra con fatturato annuo di 400 mila euro.
Per la prima l’incidenza stimata sul fatturato incassato tramite POS, al netto dell’Iva, è più alta, pari al 3,12% (1.920 euro), mentre per la seconda è del 2,22% (3.645 euro).

Ecco i motivi per i quali Confcommercio si augura che “il nuovo tavolo di lavoro aperto dal Ministero dello Sviluppo Economico porti alla definizione con assoluta chiarezza dei criteri idonei a garantire una riduzione dell’uso del contante e una crescita del grado di sicurezza che escludano un aggravio di costi per le imprese“.

I soggetti interessati
Finora abbiamo sempre parlato delle imprese e dei professionisti, ma non bisogna dimenticare che l’obbligo Pos interessa anche gli enti locali.

Più precisamente sono interessati dalle nuove disposizioni gli enti locali quando ricevono pagamenti per prestazioni di servizi o cessioni di beni che rientrino nel campo di applicazione dell’Iva di importo superiore a euro 30.
Ovviamente, anche in questo caso, non sono previste sanzioni, ma rimane tuttavia ancora poco chiaro quali possano essere le conseguenze per i responsabili degli enti, nel caso in cui l’ente stesso sia tenuto a rimborsare al debitore le spese sostenute per adempiere all’obbligazione, nel rispetto delle norme previste in tema di mora del creditore.

Studi di settore: segnalazione tramite sms

Avviso personalizzato che invita ad accedere al “Cassetto fiscale”

Premessa – Per le segnalazioni di anomalia degli studi di settore ai contribuenti abilitati ai servizi telematici che in sede di registrazione hanno optato per la ricezione di “Avvisi” viene visualizzato un avviso personalizzato nell’area autenticata e inviato un sms o una mail che li “invita” ad accedere al “Cassetto fiscale” per leggere la segnalazione di anomalia. Lo ha comunicato l’Agenzia delle Entrate che con la circolare n. 20 del 4 luglio 2014.

Comunicazione di anomalia – Fino al 2013, le comunicazioni delle anomalie riscontrate nei modelli studi di settore, originate dall’omessa o non corretta indicazione dei dati sono state inviate alternativamente al contribuente, in formato cartaceo o all’intermediario che ha trasmesso la dichiarazione, in via telematica (Entratel). Da quest’anno le comunicazioni di anomalia, inviate a seguito di un mero riscontro informatico dei dati dichiarati negli studi di settore, non sono più spedite in modalità cartacea (raccomandata), bensì inserite direttamente nel “Cassetto fiscale” (accessibile dall’area dedicata ai servizi online sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate).

Cassetto fiscale – 
Ai soggetti abilitati ai servizi telematici che in sede di registrazione hanno optato per la ricezione di “Avvisi”, viene visualizzato un avviso personalizzato nell’area autenticata e inviato un messaggio via e-mail o sms, con il quale li si invita ad accedere al proprio cassetto fiscale, dove è stata pubblicata una comunicazione di anomalia, al fine di prenderne visione.

E-mail – La e-mail effettuerà la seguente comunicazione “Gentile Contribuente, abbiamo pubblicato una comunicazione di anomalia nei dati degli studi di settore nella sezione degli studi di settore del suo Cassetto Fiscale. La invitiamo a leggerla. Le istruzioni per l’accesso al Cassetto Fiscale sono disponibili accedendo alla pagina del sito internet dell’Agenzia delle Entrate: Home – Servizi online – Servizi fiscali – Servizi fiscali con registrazione – Cassetto fiscale. Per l’invio di eventuali risposte relative alla comunicazione di anomalia, potrà usare l’apposito software disponibile nella sezione relativa agli studi di settore del sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Pertanto non invii messaggi a questa casella di posta elettronica. Cordiali saluti. Agenzia delle Entrate”.

SMS – Per quanto riguarda l’sms la comunicazione sarà così impostata “Gentile Contribuente, nel suo Cassetto Fiscale è pubblicata una comunicazione di anomalia negli studi di settore. La invitiamo a leggerla. Agenzia delle Entrate”.

Tipologia – L’Agenzia evidenzia che il contribuente è interessato da una sola tipologia di comunicazione di anomalia. In presenza di più situazioni anomale, il soggetto è selezionato in relazione a quella ritenuta “più critica”.

Intermediario – Qualora in sede di predisposizione del mod. UNICO, il contribuente abbia richiesto che la comunicazione delle anomalie fosse inviata all’intermediario incaricato della trasmissione della dichiarazione quest’ultimo viene informato via Entratel mediante il seguente avviso: “Gentile intermediario, La informiamo che abbiamo predisposto un file in formato autenticato con le comunicazioni di anomalia nei dati degli studi di settore, per il triennio 2010-2012. Queste comunicazioni riguardano i contribuenti per i quali Lei ha inviato il modello UNICO 2013 e si è impegnato a ricevere eventuali segnalazioni. In particolare, i contribuenti hanno espresso questa scelta all’atto della firma della dichiarazione e Lei ha accettato con l’impegno alla presentazione telematica. Pur trattandosi di anomalie che necessitano ulteriori approfondimenti, invitiamo i contribuenti a valutare attentamente la situazione evidenziata, anche in vista della presentazione del prossimo modello di dichiarazione relativo al periodo d’imposta 2013. Per segnalare eventuali imprecisioni riscontrate nella comunicazione o per indicare le motivazioni dell’anomalia può utilizzare l’apposito software, pubblicato sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate”.

Docenti. ASpI anche per i giorni non lavorati

Gli insegnanti possono godere delle tutele ASpI anche per i mesi di luglio e agosto

Premessa – Il 30 giugno, che spesso coincide con la conclusione delle attività didattiche nella generalità delle scuole italiane, converge anche con un problema non di poco conto: ossia la mancanza di tutele dalla suddetta data fino al 1° settembre. Pe fugare ogni dubbio, l’Istituto previdenziale ritiene indennizzabile le giornate di nomina giuridica non lavorate e prive di retribuzione. Quindi, l’indennità di disoccupazione ASpI è applicabile anche per gli insegnanti fuori ruolo passati in ruolo con decorrenza giuridica antecedente a quella economica. A renderlo noto è l’INPS con il messaggio n. 6050/2014, a seguito di alcuni quesiti avanzati dalle strutture territoriali.

Il problema – In particolare, la questione al centro della discussione riguarda un considerevole numero di docenti fuori ruolo che, ogni anno, nei giorni successivi al 30 giugno, viene immesso in ruolo a far data dal 1° settembre dell’anno solare precedente mentre il relativo trattamento economico a suo favore decorre solo dal 1° settembre dell’anno in corso con conseguente esclusione dell’erogazione delle mensilità relative ai mesi di luglio e agosto dell’anno in corso. Quindi, sorge il problema in ordine alle modalità secondo cui considerare il predetto periodo intercorrente tra la decorrenza giuridica e quella economica.

Decorrenza nomina – 
Al riguardo, l’INPS tiene a precisare che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato di detti lavoratori è costituito a decorrere dalla nomina agli effetti giuridici; tuttavia, la scissione tra l’epoca degli effetti giuridici e quella successiva degli effetti economici induce a ritenere che la retrodatazione degli effetti giuridici non faccia venir meno, nel periodo non lavorato, lo stato di disoccupazione. In ogni caso, è chiaro che non si può imputare alla volontà del lavoratore l’inattività e il sostanziale stato di disoccupazione.

Chiarimenti INPS – 
Ciò detto, l’Istituto previdenziale ritiene di consentire indennizzabile le giornate di nomina giuridica non lavorate e prive di retribuzione. Per quanto concerne invece il mancato aggiornamento dei dati Uniemens, onde evitare ingiustificati ritardi nella tutela dei soggetti, le strutture territoriali fanno ricorso alle buste paga fornite dagli interessati sia per quanto attiene alla verifica della sussistenza del requisito contributivo sia per quanto attiene al calcolo della retribuzione media in base alla quale definire l’importo della prestazione o la sua durata qualora si sia in presenza di domanda di indennità mini ASpI o in presenza di domanda di indennità ASpI da corrispondersi a soggetto ultracinquantacinquenne. In caso di indisponibilità delle buste paga più recenti, qualora essa sia ininfluente ai fini della verifica dei requisiti soggettivi necessari all’accoglimento della domanda di prestazione, quest’ultima potrà essere accolta in forma provvisoria salvo ricalcolo alla luce della documentazione completa; qualora l’indisponibilità risulti invece decisiva, la domanda andrà posta in evidenza e definita solo al momento in cui sarà fornita la documentazione necessaria.

Inps: via telematica per gli avvisi bonari degli anni 2008/2010

Artigiani e Commercianti iscritti alla Gestione separata INPS in allerta per verificare l’arrivo degli avvisi bonari relativi agli anni 2008/2010 direttamente sul loro cassetto previdenziale. L’INPS ha comunicato che gli avvisi bonari saranno recapitati esclusivamente attraverso il canale telematico, meno costoso ma meno pratico per le piccole e medie imprese.

L’INPS, con il recente comunicato dello scorso 11 luglio 2014, ha dichiarato di aver completato l’acquisizione dei dati inerenti i redditi percepiti per gli anni dal 2008 al 2010 dai soggetti iscritti alla gestione commercianti. Attraverso i controlli effettuati l’Istituto a proceduto ad emettere circa 1550 avvisi bonarirelativi a posizioni non in regola relative a versamenti non effettuati o a versamenti effettuati in maniera insufficiente o irregolare.

Per questo motivo artigiani e commercianti dovranno stare allerta e controllare costantemente il proprio cassetto previdenziale, perché l’INPS indirizzerà gli avvisi bonari esclusivamente attraverso questo canale telematico, senza ricorrere più ai recapiti a mezzo posta ordinaria.

La via della semplificazione scelta dall’Istituto, tuttavia, non ha trovato riscontri positivi da parte delle tantissime piccole e medie imprese iscritte, per le quali la procedura telematica è ancora troppo onerosa in termini di tempo necessario per il monitoraggio e la gestione della propria posizione contributiva. Per questo motivo le associazioni di categoria stanno pressando l’INPS affinché possano essere adottate misure alternative per la notifica degli avvisi, come ad esempio la Posta Elettronica Certificata (Pec).

Tuttavia, finché le modalità di notifica resteranno queste si renderà necessario monitorare costantemente il cassetto previdenziale alla ricerca di possibili notifiche di avvisi bonari all’interno dei quali vi sarà l’indicazione dell’anno di competenza del contributo, la quantificazione della contribuzione dovuta, le relative sanzioni e i dati per effettuare il versamento degli importi richiesti. In caso di mancato pagamento dell’avviso nei termini dovuti, scatteranno i termini per la notifica della cartella esattoriale.

Revisione auto: nuove regole

Dal 14 luglio sono scattate le novità relative alla revisione dell’auto grazie all’entrata in vigore della circolare che il Ministero dei Trasporti ha diramato lo scorso 20 giugno.

La procedura di prenotazione e di aggiornamento della carta di circolazione diventa informatizzate e si dà l’addio al timbro sul libretto che fin’ora veniva posto dall’officina per validare i controlli eseguiti, ma che dava, evidentemente, seguito a comportamenti scorretti.

Se l’uso dei timbri viene dichiarato “definitivamente inibito”, come si procede? L’operatore che ha eseguito gli accertamenti tecnici deve inserire “entro il limite massimo di un’ora dal termine della revisione” le informazioni relative all’esito della revisione nel sistema informatico della Motorizzazione e dovrà poi stampare il tagliando da consegnare all’automobilista.

La procedura avverrà quindi solo in maniera telematica. Allo stesso modo si dovrà procedere con l’iscrizione dell’automobile tramite l’apposito registro informatico cosicché ogni revisione “dovrà obbligatoriamente essere associate” ad un pagamento su c/c secondo la tariffa prevista.

Non sarà possibile dunque per l’officina emettere tagliandi “per una revisione non prenotata precedentemente”.

Factoring, cessione e gestione dei crediti d’impresa

Il factoring è una tipologia di contratto che consente di agevolare le imprese nello svolgimento della loro attività produttiva. Delegando ad altri l’amministrazione dei propri crediti commerciali le imprese sono in grado di sviluppare in maniera più incisiva ed efficace il settore produttivo.

Come funziona il contratto di factoring
Si tratta di un contratto atipico introdotto in Italia con la legge n. 52 del 1991, non previsto dal codice civile ma ritenuto meritevole di tutela dall’ordinamento giuridico e per questo entrato a far parte della prassi commerciale. Con questo strumento contrattuale una società si interpone tra un’impresa produttrice di beni e servizi e i propri clienti. Più nello specifico, un imprenditore (detto cedente) cede i propri crediti, presenti e futuri, connessi alla sua attività, ad una società (detta factor), la quale previo corrispettivo (detta commissione), assume l’obbligo di fornire una serie di servizi, a favore dell’impresa cedente.

Tali servizi sono di vario genere e possono consistere in:
- contabilizzazione e gestione dei crediti vantati dall’impresa cedente;
- riscossione e recupero in sede giudiziaria dei crediti ceduti;
- valutazione dei potenziali clienti e della loro solvibilità;
- garanzia per l’eventuale inadempimento dei debitori;
- finanziamento dell’impresa cedente mediante concessione di prestiti ed eventuali anticipazioni dei crediti ceduti.

La cessione dei crediti può essere di due tipi:
- pro soluto: su richiesta dell’imprenditore il factor si assume il rischio di insolvenza dei crediti ceduti ed in caso di inadempimento del debitore non potrà richiedere la restituzione degli anticipi versati all’impresa;
- pro solvendo: il rischio dell’insolvenza dei crediti ceduti incombe sull’imprenditore e in caso di mancato pagamento, il factor avrà un diritto di rivalsa e potrà pretendere la restituzione degli anticipi che ha versato al cedente.

I crediti ceduti solitamente sono di carattere pecuniario e hanno origine da contratti conclusi o che verranno conclusi durante lo svolgimento dell’attività imprenditoriale; il cessionario è una banca, un intermediario finanziario o comunque una società specializzata nel settore.
Il factor, infatti deve effettuare un’attenta attività di valutazione della situazione economico-produttiva dell’impresa cedente, individuando i crediti che dovranno essere ceduti, la loro regolarità e l’eventuale pendenza di controversie giudiziarie.

Da quanto sopra esposto si constata come il factoring costituisca una fattispecie piuttosto complessa che presenta elementi e caratteristiche differenti a seconda delle situazioni considerate.

Ad ogni modo i contratti stipulati dalle società di factoring con le imprese sono soggetti alla disciplina relativa alla trasparenza delle operazioni bancarie e finanziarie ai sensi del decreto legislativo n. 385 del 1993, poichè tali società rientrano tra i soggetti che esercitano in modo professionale un’ attività di finanziamento.

Microsoft: al via i maxi licenziamenti.

Più di 6000 persone a casa, sarà il taglio più grande della sua storia.

Microsoft licenzierà più di 6000 persone nell’ambito del piano di ristrutturazione dovuto all’integrazione di Nokia Oyj.

Una notizia riportata da Bloomberg che ha lasciato a bocca aperta i media di mezzo mondo.

Il colosso di Richmond starebbe infatti portando avanti un progetto basato sul più grande taglio di personale della sua storia.

Non è la prima volta che l’azienda prende una decisione simile. Nel 2009 erano stati 5.800 i dipendenti messi alla porta, niente rispetto a quello che potrebbe avvenire di qui a poco.

La prima tranche di licenziamenti prenderà avvio già da questa settimana e, con ogni probabilità riguarderà quei settori di Nokia e Microsoft, che dopo la fusione, si sovrappongono nelle attività del nuovo business. A essere colpiti anche il comparto marketing e quello ingegneria.

Uno dei dipartimenti interessati sarà, secondo le indiscrezioni, sarà quello di Reading che si occupa della Xbox.

Al 5 giugno la società contava 127.104 dipendenti, cifra in cui erano compresi anche le 30 mila unità arrivate dopo l’acquisizione di Nokia. Nell’ambito dell’accordo stipulato lo scorso settembre, la società americana aveva promesso 600 milioni di dollari in risparmi annuali nei 18 mesi seguenti alla chiusura dell’affare. E il risparmio avverrà proprio attraverso i tagli al personale.

Ma potrebbe non essere finita qui, perché Microsoft starebbe attualmente portando avanti l’acquisizione della compagnia di software israeliana Aorato. Nel caso in cui la trattativa andasse a buon fine, potrebbero esserci ulteriori licenziamenti.