Raffiche di lettere Rai alle partita iva

Dal 01 luglio sale dal 20% al 26% il prelievo sulle rendite finanziarie.

Solo se esistesse un registro i contribuenti riuscirebbero a fare ordine nel ginepraio dei balzelli arrivati a penalizzare i risparmi degli italiani, che in meno di tre anni si sono moltiplicati.

Dall’aumento del bollo sui depositi titoli a quelli del governo Monti nel 2012 sui titoli, fondi e conti di deposito portato allora dal 12,5% al 20%, alla tobin tax sulle transazioni finanziarie, per passare poi ai passaporti, alle accise sulla benzina e in ultimo i bollettini che stanno ricevendo milioni di italiani dalla Rai per canoni fino a 400 euro da pagare in quanto possessori di computer in grado di ricevere immagini televisive.

L’aumento di sei punti sulle rendite finanziarie che scatta da martedì è una tassa che colpisce non solo i grandi investitori ma anche molti piccoli risparmiatori perché riguarda gli interessi sui conti correnti, i depositi bancari e postali, obbligazioni e i proventi sui fondi comuni, salvo la parte investita in titoli di stato, alcune polizze vita, i dividendi e le plusvalenze delle azioni. Si salvano dall’ennesimo rincaro solo i rendimenti dei Bot, Btp e i buoni fruttiferi postali che conservano l’aliquota ridotta del 12,5%.

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