Lotta evasione: competitività aziende e “filosofia del dono”

Ma mi faccia il piacere! Avrebbe detto il mitico principe Antonio De Curtis in arte Totò.

Per rendere più competitive le aziende consentiamo alle stesse di stare in pista alleggerendole di uno strumento automatico di controllo di assetto e di guida. I paragoni sorgono immediati, copiosi ed imbarazzanti: sul piano del normale fluire quotidiano della vita, levano il casco al motociclista per farlo diventare più performante !!! Siamo al punto in cui la miopia, oltre che molesta per il povero ipovedente, è lasciata libera di diventare anche pericolosa per gli altri.

La auspicata competitività è esplosa direttamente all’interno del Ministero dove è stata lanciata una gara: vince chi esprime la idea più deficiente e pericolosa possibile! Tutti, dipendenti e vertici ministeriali, ovviamente stanno dimostrando di parteciparvi entusiasticamente, anzi: senza … casco !!

Chiaramente il Ministero è stato diviso in due sezioni: i “creativi”, quelli che prima di andare a lavorare assumono sostanze “strane”, ed i “pubblicitari”, quelli che, dopo la produzione allucinata dei creativi, hanno il compito di dare una veste accettabile al frutto dei vincitori del concorso.

I vincitori a pieno titolo che si sono distinti nell’ultimo periodo hanno partorito senza dolore a) il POS per le transazioni oltre i 30€ e b) la eliminazione dell’obbligo di nomina del revisore unico e, laddove previsto dallo Statuto, del Collegio Sindacale nelle s.r.l. “motivando la decisione” – come si legge nel documento di accompagnamento al decreto competitività – “con la necessità di ridurre i costi a carico delle imprese”, a favore di un’ipotetica competitività.

Ovviamente, lo percepiscono non solo i “non addetti” ma addirittura i “non umani”:
– il POS, portato come REGALO a favore di dipendenti e pensionati nel tentativo di arginare l’evasione di “quelli delle Partite Iva”, è solo un ulteriore regalo alle Banche che gestiranno pochissimo contante e avranno solo transazioni virtuali, risparmiando, si dice, circa 80 miliardi di euro, cifra destinata ad aumentare considerata tutti i dipendenti che saranno ANCHE messe in grado di licenziare. Inoltre è un mezzo che finirà il processo di ingessatura della economia per i mille motivi IGNOTI SOLO a chi lo ha “inventato” e che, io che rispetto la intelligenza di chi legge, evito di ribadire.

  • L’eliminazione del controllo nelle società “maggiori” è contrabbandata come regalo alle stesse per metterle in grado di sostenere minori costi ed anche qui…sorvolo.

Esiste tutta una vena filosofica, umanistica e finanche antropologica sul concetto di “DONO”, attività alla quale vengono attribuite qualità non sempre positive.

Con un dono, dicono i saggi, si lega la persona ad una controprestazione, un contro-dono o, quanto meno, un “ringraziamento”, quindi il dono è un contratto al contrario, i più “emo” tra i filosofi lo giudicano una offerta col pelo sullo stomaco.
Ovviamente tali estremismi che non riconoscono poca o nulla gratuità nell’animo del donante posso dipendere da filosofi ed antropologi che da piccoli non sono stati allattati o che a scuola hanno subito bullismo ma fanno scoccare la scintilla che di tale natura siano i “doni” del POS e della eliminazione dei controlli dalle Srl. Ma altrettanto serenamente si può pensare che l’attribuzione di caratteristiche non proprio positive , sic rebus stanti bus, sia già un thinking positive di chi partorisce tali idee: lo avrà “almeno” fatto apposta? Perché se gli autori di tali psichedeliche trovate lo ha fatto senza capirne “la portata”, avremmo l’obbligo morale e civile chiederne il ricovero coatto.

E qui sorge la NECESSITA’ di un parallelismo metaforico.

Timeo Dànaos et dona ferèntes: Mi fanno paura i Greci anche quando ci offrono doni!
Il povero Laocoonte, sacerdote di Troia, ci aveva provato a metterci una pezza quando fuori le mura i troiani rinvennero il Cavallo lasciato i “dono” dai Greci laddove fino al giorno prima c’era il loro campo di assedio.

A suffragio del proprio presagio, e non era necessario essere un paragnosta per poterlo arguire, scagliò anche una lancia verso il “dono” facendone risonare il ventre pieno.
E poiché Laocoonte era uno sfigato, per farlo tacere di dei, i mafiosi pro tempore, mandarono due enormi serpenti marini a stritolare i figli di Laocoonte che, nel tentativo di salvarli, fece la loro stessa fine. Cosicchè i Troiani furono lasciati liberi di abboccare come un cefalo al pane e formaggio e l’emendamento “portiamo il cavallo entro le mura” passò a pieni voti con l’epilogo noto a (quasi) tutti (ci sono politici che non mi ispirano fiducia di conoscere neanche l’Eneide di Publio Virgilio Marone, benché programma di studio nazionale).

In tale contesto gli sfigati siano noi e ce lo meritiamo perché ripetutamente sordi agli “insegnamenti della storia” e autori mediati delle idee allucinate in quanto “quelli” a sognarcele CE LI ABBIAMO MESSI NOI!

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