Over 50. Disoccupazione da record

L’incremento della disoccupazione degli over50 nel 2013 ha sfiorato il 147% rispetto al 2008: 438 mila lavoratori in stand-by

Premessa – Accanto ai giovani (neo laureati e non) che tentano disperatamente di inserirsi nel mondo del lavoro, spesso senza buoni risultati, è possibile trovare una categoria di lavoratori altrettanta disagiata. In particolare, stiamo parlando degli over50 che dopo essere stati espulsi dal mercato del lavoro intendono ritrovare un’occupazione. Per questi ultimi, però, riottenere un lavoro è veramente durissimo, in quanto ritenuti troppo vecchi per essere rioccupati. E la difficoltà a ritornare in pista si aggrava con il tempo: per un ultracinquantenne infatti la ricerca di una nuova occupazione può durare in media, dato 2013, anche più di 2 anni, 27 mesi per l’esattezza, 6 in più rispetto al totale dei disoccupati. A renderlo noto è uno studio dell’Adapt, il centro studi fondato nel 2000 da Marco Biagi, che fa il punto sulla situazione occupazionale dei lavoratori “maturi”.

Interventi in favore degli over50 – Gli over50 sono stati spesso oggetto di mirati interventi da parte del Governo, una su tutti la recente Riforma Fornero (L. n. 92/2012) che aveva tentato di far guadagnare appeal all’assunzione di tali lavoratori mediante uno sgravio contributivo del 50%. Tuttavia, il 2013 si è rivelato un anno nero per gli over50; infatti, l’incremento dei disoccupati per questa fascia di età ha sfiorato il 147% rispetto al 2008, un esercito di 438 mila lavoratori troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per essere reinseriti sul mercato, in assenza di politiche efficaci. A supportare i lavoratori âgée sono anche le politiche regionali di incentivazione ad hoc. Ma al momento, sono solo 8 le Regioni che hanno varato interventi mirati, in 4 sono stati adottati incentivi generici mentre in altre 8 regioni su 20 è assente qualsiasi forma di sostegno. La maggior parte degli interventi locali, dedicati agli over 50, si legge nel Report, sono di tipo economico mentre i rimanenti si dividono in azioni integrate o in azioni strettamente formativa, queste ultime però davvero rare. In generale però, rileva l’Adapt, gli incentivi economici alle assunzioni “non sembrano di fatto particolarmente efficaci”. L'”effetto spiazzamento”, infatti, legato all’affollamento degli incentivi, nazionali o locali, rivolti a diverse categorie di lavoratori, è dietro l’angolo. Per essere efficaci, invece, prosegue il Report, “gli incentivi alle assunzioni dovrebbero essere concentrati soltanto su pochi e specifici target”.

Settori peggiori e rioccupazione – A guadagnare la maglia nera tra il 2008 ed il 2013, mediante il 60% circa della crescita dei disoccupati uomini ultracinquantenni, è il settore delle costruzioni e dell’industria manufatturiera. Le donne, invece, hanno perso lavoro soprattutto nei comparti dei servizi collettivi e alla persona. Per invertire il trend negativo, i canali utilizzati dai disoccupati maturi per cercare lavoro non si discostano troppo, comunque da quelli della media dei disoccupati. Circa 9 su 10, dice ancora l’Adapt, si affidano infatti, al passaparola di parenti e amici mentre 1 su 3 si affida ai centri per l’impiego. Meno utilizzati, invece, l’invio dei curricula (54% contro il 69,4%), la consultazione di internet (31,9% rispetto al 53,5%) e il ricorso alle agenzie interinali (15,3% rispetto al 19,2%).

Professioni richieste – Le professioni maggiormente richieste tra gli over 50 si concentrano ai due estremi tra le cosiddette lowskill (62%) e quelle che richiedono competenze ”dirigenziali” high skill. Al primo posto ci sono le professioni operaie specializzate (26,2%), le professioni non qualificate (21%) e quelle operaie qualificate (15%). Seguono le professioni esecutive del commercio e dei servizi e tecniche (11-12%), impiegatizie a carattere esecutivo (7,3%) ed intellettuali (6,3%). Alla luce di tale situazione, il suggerimento che arriva dal centro studi si concentra sui servizi all’occupazione. “Potrebbero essere più efficaci l’incentivazione dell’adozione di buone pratiche manageriali e di un’efficiente rete di servizi di outplacement e ricollocazione degli over 50”, conclude.

Regioni nere – Infine, tra le Regioni che non hanno attivato nessuna normativa che disponga incentivi all’assunzione di lavoratore over 50enni applicabili direttamente, l’Abruzzo, la Basilicata, la Campania, l’Emilia Romagna, la Liguria, l’Umbria e il Veneto. Ma anche nelle realtà territoriali che hanno varato programmi ad hoc l’allarme resta alto, soprattutto al Sud. In Calabria, per esempio, che pure ha adottato benefici economici in favore di ultracinquantenni disoccupati, il dato è ancora allarmante. Risulta occupato infatti, nella fascia 55-64 anni, solo il 38% della popolazione complessiva nella corrispondente classe d’età.

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