Brasile: crisi industriale e recessione fanno paura

Il Brasile, uno dei paesi emergenti del gruppo dei BRICS, sta attraversando una fase economica molto delicata quando ancora non è stato completamente assorbito lo smacco del recente Mondiale di calcio, caratterizzato dalla clamorosa e storica disfatta per 7-1 contro i neo-campioni del mondo della Germania. Proprio per colpa del Mondiale il paese si ritrova con un problema legato alla decrescita economica, visto che per assistere alle partite di calcio dei verdeoro si è assistito a un boom di permessi lavorativi. Il Brasile sta ora rallentando pericolosamente, tanto che l’istituto nazionale di statistica ha certificato per il secondo trimestre consecutivo uno stato economico di recessione tecnica. Nel periodo che va da aprile a giugno, il gigante carioca ha evidenziato un calo del pil dello 0,6%, che si aggiunge all’altro segno meno dei tre mesi precedenti (-0,2%, rivisto da +0,2%). E’ recessione, non accadeva ormai da ben 5 anni.

Guido Mantenga, ministro dell’Economia brasiliano, ha sottolineato però che le difficoltà del Brasile rientrano in un contesto di debolezza generalizzata a livello internazionale. Inoltre viene ricordato che il paese ha sofferto particolarmente il clima avverso, in quanto la siccità ha fatto lievitare i costi energetici e creato le condizioni per aspettative negative. Dopo dieci anni di boom economico il modello brasiliano, adottato prima da Lula e poi da Dilma Roussef, potrebbe essere rivisto. I consumi delle famiglie sono in vistoso calo ed è in corso una fase di deindustrializzazione, con investimenti in flessione e perdite di posti di lavoro (in tre anni ne sono andati in fumo 190mila). Il pil brasiliano, che nel 2010 cresceva del 7,5%, sta mostrando una parabola discendente preoccupante (+2,7% nel 2011, +1% nel 2012 e +2,5% lo scorso anno, ndr): ciò potrebbe anche influire sull’esito delle imminenti elezioni presidenziali che vedranno Dilma Roussef concorrere con gli sfidanti Aecio Neves e Marina Silva.

Nonostante i problemi economici il paese sudamericano sembra però avere tutte le carte in regole per tenersi lontano dalla speculazione finanziaria, anche se nel corso del 2013 il real è stato messo sotto assedio con perdite rilevanti nel corso della crisi valutaria dei mercati emergenti scoppiata dopo l’annuncio dell’avvio deltapering da parte della Federal Reserve. A fronte di una crescita complessiva del pil per l’anno in corso stimata intorno allo 0,1% da Barclays, le finanze pubbliche sembrano essere in ordine e il tasso di inflazione sotto controllo. La banca centrale brasiliana è forte di ben 379 miliardi di dollari di riserve valutarie (dieci volte in più rispetto a dodici anni fa) e la crescita dei prezzi al consumo non va oltre il 6%. Sul forex il real si è stabilizzato da tempo, anche se negli ultimi tre anni è arrivato a perdere fino al 60% del proprio valore nei confronti del dollaro americano. Oggi il cambio USD/BRL vale 2,23 e secondo gli esperti del mercato valutario potrebbe tornare intorno a quota 2 – 1,95 entro i prossimi 12 mesi.

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