Pareggio di bilancio già conseguito?

La tragedia italiana fatta di disoccupazione, distruzione di capacità industriale e ricchezza è la conseguenza di politiche fondate su una teoria economica, sconfessata nei fatti, e di un modello matematico ritagliato sulla scelta ideologica della suddetta teoria economica. E’ opinione prevalente tra esperti, che le politiche di austerità imposte ai paesi classificati PIIGS abbiano contribuito al disastro degli stessi. L’austerità espansiva consiste in interventi diretti ad abbassare il rapporto debito pubblico/PIL attraverso tagli alla spesa pubblica e aumenti di imposta, al fine di stimolare consumi ed investimenti.

Ricerche del Fondo Monetario e Autorità indipendente britannica per il Budget hanno dimostrato la fallacia di questa politica. Fatti analizzati attraverso la valutazione dei moltiplicatori fiscali rivelatisi errati. Nonostante ciò l’austerità espansiva resiste a Berlino come a Parigi, Francoforte e Roma sostenuta soprattutto in Italia dalle testate come Repubblica, il Corriere della Sera e il Sole 24 Ore.
D’altro canto non era da aspettarsi altro, considerato che editori puri li troviamo in Die Zeit, nel Frankfurter Allgemeine Zeitung, nel Neue Zurcher Zeitung, nel New York Times, nel Washington Post ma non in Italia. Alcuni direttori hanno trasformato i giornali, che dirigono in accessorio della macchina delle organizzazioni economiche e politiche.

Il sostegno empirico alle politiche a favore dell’austerity entusiasticamente condivise da economisti e politici è arrivato dal lavoro di Reinhart e Rogoff dell’Università Harvard. Mostravano che i paesi con debiti pubblici oltre il 90% del Pil avevano avuto storicamente tassi di crescita negativi. Ipotesi smentita da uno studente dell’Università del Massachusetts accortosi che il lavoro era affetto da errori di calcolo e dalla selezione dei dati operata in maniera coerente con la tesi predefinita che s’intendeva dimostrare. Un lavoro quindi stracarico di errori e orrori che però fu pubblicato sulla prestigiosa American Economic Review e utilizzato dai media di tutta la zona euro e non!

Oggi ci risiamo e con l’aggravante del silenzio degli economisti chiamati da Renzi in via XX Settembre e della stessa tecnocrazia del Ministero, forse sarebbe davvero meglio spianare e istituire un’Autorità indipendente come l’Ufficio del Budget britannico.

Cosa, infatti, pensare delle modalità di calcolo del saldo strutturale di bilancio correlato alla cosiddetta disoccupazione strutturale messa a punto dalle tecnocrazie UE?

Le variabili considerate sono: il “PIL potenziale”, il “Nawru” e il saldo strutturale. Il PIL potenziale è il prodotto che si otterrebbe con il massimo impiego possibile dei fattori produttivi (capitale e lavoro) in assenza di spinte inflazionistiche. Il Nawru o tasso di disoccupazione strutturale è quel tasso compatibile con la stabilità dei salari. E’ un valore che non si osserva ma si stima attraverso la procedura di calcolo del PIL potenziale. Infine il saldo strutturale è il saldo di bilancio pubblico depurato dagli effetti del ciclo economico e dalle misure che esercitano effetti transitori sul bilancio.

Dopo la modifica del Patto di Stabilità e Crescita del 2005 l’intero bilancio si fonda sul saldo strutturale. Diventa quindi maledettamente strategico valutare la correttezza di calcolo di questo strumento rispetto alle variabili che lo caratterizzano.
La determinazione del PIL strutturale avviene attraverso ipotesi macroeconomiche e algoritmi matematici. E’ successo che questa procedura generasse esiti irrazionali e assurdi. L’Italia si trova in deflazione e dalla procedura emerge invece che portare la disoccupazione sotto il 10,5% genera inflazione! Il tasso di disoccupazione strutturale comunicato dalla Commissione UE nel 2011 era pari al 7,5%, diventa nella primavera 2012 8,5%, 10,4% nel 2013 e 11% il prossimo anno. A questo tasso di disoccupazione corrisponde un determinato saldo strutturale.

Semplificando banalmente, secondo la Commissione il disavanzo strutturale italiano passa dallo 0,6% allo 0,9% tra 2014 e 2015 pur alla presenza di una programmata riduzione del disavanzo. Tre economisti italiani, Fantacone, Petya e Milani, hanno dimostrato che con un tasso di disoccupazione strutturale al 9% l’Italia non avrebbe bisogni di nessuna correzione e con un tasso all’8% avrebbe un surplus di quasi mezzo punto di PIL. Chiaro? Qualcuno ha contestato a Bruxelles questa irrazionalità che inciderà sulla manovra 2015 per quasi 14 mld di euro? Nessuno, mentre si elemosina una flessibilità da tre millesimi di punto di PIL.

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