Riforma del Catasto

Riforma del Catasto, le domande più frequenti tra i tanti proprietari di immobili nel nostro Paese sono: cosa cambia, e quando? Siamo, in effetti, davanti a una riforma giudicata da più parti a dir poco epocale, della quale si parla addirittura da 60 anni, senza che si riesca mai a giungere a una soluzione concreta. Un progetto ambizioso che, dopo l’ok alla legge delega fiscale e l’approvazione del primo decreto legislativo in materia nello scorso mese di giugno, sembra essersi messo definitivamente in moto. Il risultato finale dovrebbe consentire di modificare radicalmente il meccanismo previsto per calcolare rendita catastale e valore patrimoniale dell’immobile, con tutti gli inevitabili dimori del caso sulla possibilità di una nuova stagione di stangate fiscali a carico delle case.

Le linee guida della Riforma del Catasto

L’intera riforma è contenuta nell’articolo 2 della legge sulla delega fiscale e si basa su sei punti principali:

  • 1 . rendita catastale
  • 2 . valore patrimoniale degli immobili
  • 3 . federalismo catastale
  • 4 . immobili storici
  • 5. commissioni censuarie
  • 6 . Stime dirette per le unità a destinazione speciale

Il valore patrimoniale

L’aspetto più delicato è sicuramente quello riguardante il valore patrimoniale degli immobili, l’intento è infatti quello di calcolarlo partendo dai valori di mercato rilevati dall’Osservatorio immobiliare dell’Agenzia del territorio. A questo valore verranno poi aggiunti altri fattori come la zona dove è collocato l’immobile, l’anno di fabbricazione dell’edificio, il piano, la presenza o meno di riscaldamento autonomo e dell’ascensore: tutti indicatori che contribuiranno a inquadrarne meglio il valore effettivo.

Tutti questi coefficienti daranno vita a un algoritmo matematico che fornirà il prezzo definitivo al metro quadro; a questo punto basterà moltiplicare il numero dei metri quadri dell’appartamento e si otterrà il valore patrimoniale.

La rendita catastale

Anche la rendita catastale sarà calcolata su principi matematici, il punto di riferimento sarà il valore di locazione annuo espresso al metro quadrato fornito, anche in questo caso, dall’Osservatorio del mercato immobiliare. Il dato, moltiplicato per la superficie dell’unità immobiliare e corretto da un coefficiente che terrà conto delle spese di manutenzione, assicurazioni, ecc, fornirà la nuova rendita catastale.

A che punto siamo?

Il primo vero passo del governo è stato quello di dare il via alle commissioni censuarie, che dovranno attribuire la rendita catastale e il valore patrimoniale dei circa 60 milioni di immobili sparsi su tutto il territorio nazionale. Il provvedimento ha però incontrato diverse obiezioni nel corso di tutto il suo iter parlamentare; il decreto legislativo, quindi, dovrà tornare in Consiglio dei ministri prima del via libera definitivo, e si stima che in tutto ci vorranno almeno 5 anni prima che la famosa Riforma del Catasto riesca a vedere concretamente la luce.

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