Giornata nera per i mercati

la Grecia trascina le Borse europee a picco. Cade anche Wall Street. Cosa sta succedendo?

Un mercoledì davvero nero per i mercati europei. Ieri i listini hanno chiuso in forte ribasso, con perdite paragonabili soltanto a quelle registrate nei momenti più neri della crisi economica. Sono molte le questioni economiche, e non solo, che hanno portato l’Europa a bruciare 276 miliardi di euro in una seduta. Grande protagonista della paura dei mercati è tornata ad essere la Grecia. La richiesta del premier Samaras di uscire dal piano di salvataggio della Troika, subito seguita da un duro giudizio di Fitch sulle banche greche, ha terrorizzato gli investitori. La borsa di Atene ieri ha chiuso a -6,25%.

Giornata nera in Borsa
Dopo un crolla di oltre 10 punti percentuali nel corso delle seduta, alla fine l’Atex 25 ha chiuso a -6,25%. Il crollo di Atene ha portato con sé il resto dei listini europei: Piazza Affari ha perso il 4,44%, Parigi il 3,63%, Madrid il 3,59%. Va meglio, per così dire, a Francoforte che perde “soltanto” il 2,87% e Londra che lascia sul terreno il 2,83%.

Per il momento, la seduta di oggi, non sembra aver invertito le tendenza al ribasso della chiusura di ieri. Piazza Affari questa mattina ha fallito il rimbalzo e dopo un’apertura positiva, adesso perde oltre il 3%. Intanto continua la corsa dello spread: bruciando il recupero effettuato negli ultimi mesi, il differenziale tra Btp e Bund ha sforato quota 200 punti per poi ripiegare a 195 punti base.

Cause del crollo
Quando si parla di mercati raramente è possibile indicare un unico fattore colpevole di un crollo così consistente. Le ragioni che stanno alla base del mercoledì nero dei mercati sono certamente economico-finanziarie, ma anche politiche e sociali.

Incertezza
Il punto di partenza per un’analisi su ciò che sta accadendo è certamente il contesto mondiale di alta incertezza che alimenta il nervosismo dei mercati. Il crollo di ieri arriva, forse non a caso, a circa 10 giorni della diffusione dei risultati degli stress test e asset quality review delle banche europee. Ieri inoltre, un quotidiano tedesco ha pubblicato un articolo in cui si indicavano le banche italiane e cipriote come le peggiori della classe.

Non a caso ieri (e anche oggi) è stato soprattutto il comparto bancario a portare a picco Piazza Affari. Il clima di incertezza circonda anche le banche statunitensi: il crollo di Wall Street infatti, arriva nel giorno in cui sono stati pubblicati i bilanci delle grandi banche sistemiche: i conti di colossi come JP Morgan o Citigroup confermano lo stallo globale della ripresa.

Sull’Europa pesa anche lo spettro della recessione, tornato in auge, dopo gli ultimi dati economici e soprattutto alla luce dell’inaspettata frenata dell’economia tedesca. Se anche la locomotiva d’Europa arranca, la tensione sui mercati non può far altro che salire.

Infine, dobbiamo considerare la minaccia dell’ebola. Negli ultimi giorni stiamo assistendo all’escalation di preoccupazione per la diffusione del virus ebola sia in Europa che in America dove continua a salire il numero dei possibili contagi. Oltre al clima di incertezza, il virus ebola ha anche delle ricadute pratiche sull’economia africana e sulle società internazionale che operano in quelle zone.

Banche centrali
Non sono certamente d’aiuto le politiche monetarie delle banche centrali. In Europa è atteso da mesi un quantitative easing in stile Fed per riportare liquidità sui mercati interni, ma la Bce continua a temporeggiare frenata dalla Germania. Dall’altra parte dell’Oceano la Fed, arrivata quasi al termine del suo programma di alleggerimento quantitativo, sta valutando le conseguenze di un ritorno ad una politica monetaria “normale”.

Grecia
Il colpo di grazia a questa situazione già molti precaria è arrivato dalla Grecia che torna ad essere il grande pericolo per la stabilità europea. Da qualche settimana si parla del fatto che il premier Samaras abbia chiesto alla Troika di lasciare il paese. La Grecia è pronta ad uscire anticipatamente dal piano di salvataggio che invece, dovrebbe terminare nel 2016. Domenica però, è arrivato il primo stop dal numero uno del Fmi, Lagarde che ha ricordato la debolezza delle banche greche e suggerito ad Atene di rimanere ancora sotto la protezione della Troika. Ieri, è arrivato anche il giudizio di Fitch sulle banche del Paese che non ha fatto altro che confermare e ribadire il giudizio negativo del Fondo monetario internazionale.

Un brutto colpo per il premier Samaras che aveva promesso al Paese l’uscita del programma di salvataggio e l’allentamento delle politiche di austerità. Il mercato ha duramente bocciato l’azzardo di Samaras lasciando sul terreno a fine seduta il 6,25% dopo aver toccato quota -10%.

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