TFR con la paga

ecco come funzionerà. Irpef e modalità di pagamento.

Scatta l’Irpef ordinaria sul Tfr in busta paga e l’imposta sulle rivalutazioni sale dall’11 al 17%.

Ci sono numerose novità sull’operazione Tfr in busta paga. La prima, quella che ha suscitato le maggiori reazioni, riguarda il profilo fiscale.

Sulla retribuzione integrativa di chi opta per avere la liquidazione nel mensile scatterà la tassazione Irpef. Una scelta che, se confermata nel testo ufficiale che verrà trasmesso al Parlamento, farebbe crollare l’appeal della misura per i lavoratori con un reddito superiore ai 15 mila euro.

L’aliquota media attualmente applicata al Tfr è infatti compresa tra il 23 e il 26%, mentre l’Irpef sull’imponibile che supera i 15 mila euro parte dal 27% e cresce con gli scaglioni di reddito sulla nota curva delle aliquote fino al 43%.

Ne segue che più elevato è il reddito da lavoro meno è incentivata (fiscalmente) l’opzione del Tfr in busta.

A controbilanciare quest’aggravio ne arriva un altro di segno opposto: l’imposta sostitutiva sui redditi derivanti dalle rivalutazioni dei fondi per il trattamento di fine rapporto (ovvero sul maturato) passerà dall’11 al 17%.

A chiudere il quadro fiscale una clausola di salvaguardia che esclude il reddito aggiuntivo dal computo del tetto complessivo che garantisce il bonus Irpef da 80 euro, in vigore dal maggio scorso. Insomma, chi opterà per il Tfr in busta non perderà quel bonus.

Passando agli altri profili, l’operazione si conferma di carattere sperimentale, visto che sarà valida per le paghe comprese tra il marzo del 2015 e il giugno del 2018, e solo se il dipendente lo vorrà.

Sarà inoltre esclusivamente rivolta ai dipendenti privati (ma non i lavoratori domestici e agricoli) e nel caso di scelta della liquidazione in busta mese dopo mese non si potrà più cambiare idea fino a fine giugno 2018. Esclusi dall’iniziativa anche i dipendenti di aziende in crisi o con una procedura concorsuale aperta, mentre potranno optare per il Tfr in busta nei prossimi tre anni anche coloro che hanno già aderito a un fondo di previdenza integrativa.

Sulle modalità di pagamento del Tfr in busta paga si prevede per le imprese una doppia strada: versare direttamente l’ammontare del Tfr maturando ottenendo in cambio gli stessi benefici oggi previsti per i datori che versano il Tfr alle forme di previdenza complementare oppure optare per lo schema di accesso al credito bancario che verrà definito con un Dpcm (da adottare entro 30 giorni dal varo della legge di Stabilità) e con la convenzione Abi-Mef-Ministero del Lavoro. Per seguire questa seconda via il datore deve chiedere all’Inps la certificazione del Tfr maturato dei singoli lavoratori dopodiché potrà chiedere il previsto finanziamento bancario. Al momento del rimborso alla banca degli anticipi dovrà essere riconosciuto solo il tasso di rivalutazione della quota Tfr (ovvero l’1,5% più lo 0,75% annuo dell’indice di inflazione).

Per le piccole imprese (meno di 50 addetti) l’operazione sarà sostenuta da un Fondo di garanzia Inps che parte con una dote di 100 milioni e che verrà finanziato con un contributo datoriale dello 0,2%. In caso di insolvenza le banche si rivolgeranno a questo fondo a sua volta assistito dalla «garanzia di ultima istanza» dello Stato. Tutta l’attuazione del meccanismo è rinviata, come detto, a un decreto del presidente del Consiglio dei ministri. Mentre l’Inps dovrà svolgere il ruolo di «certificazione dei Tfr» a budget invariato e senza contare su nuove risorse umane o strumentali.

Come il TFR in busta paga ti fregherà se non sei informato.

Lo Stato ci guadagnerà comunque: nuove imposte per i fondi pensione.

Mi conviene prendere subito il TFR o attendere la fine del rapporto di lavoro? Quanto sarò tassato nell’uno e nell’altro caso? Quanto prenderò di pensione se scelgo di mettere il Tfr in busta paga? E cosa accadrà se invece lo verso nel fondo pensione? E se invece decido di lasciarlo nei fondi pensione? Sono tante le domande che gli italiani si faranno nei prossimi giorni. E questo perché la legge scarica sul cittadino la scelta se avere subito il TFR oppure attendere la fine del rapporto di lavoro. In verità, per scegliere correttamente bisognerebbe avere informazioni chiare ed esaurienti: una campagna da far partire subito.

Senza campagna informativa su Tfr, tasse e pensione, molti persone opteranno per il Tfr in busta paga: della serie “pochi, maledetti e subito“. In quel caso a guadagnarci sarà di certo l’Erario visto che la liquidazione (lo dice la bozza della legge di Stabilità ) sarà tassata nella misura ordinaria; dal calcolo verrà escluso soltanto il bonus di 80 euro.

E allora che si fa? Anziché lasciare il TFR in azienda o prenderlo subito, lo si mette nei fondi pensione della previdenza complementare? Anche là c’è la fregatura, perché la legge di stabilità (un tempo si chiamava “Finanziaria”) prevede anche in quel caso l’incremento dall’11,5% al 20% delle tasse sui rendimenti dei fondi pensione.

Per quanto invece riguarda il TFR lasciato in azienda le imposte sono al 17%. Come detto, invece, per il Tfr versato in busta paga è prevista la tassazione ordinaria senza alcuna agevolazione fiscale.

Da segnalare che i titoli di Stato ed equiparati in cui hanno investito i fondi previdenziali, saranno tassati al 12,5% e non al 20% come accade per gli altri prodotti di risparmio.

Tutto da confermare ovviamente, in attesa della definitiva approvazione della legge di stabilità. Ma se le cose rimangono così, gli italiani non sono stati certamente informati delle conseguente circa le loro scelte. E a qualcuno correrà certo l’obbligo di farlo.

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