L’aumento dell’IVA di 3,5 punti % e la clausola di salvaguardia

Restituire più degli 80 euro ricevuti in busta paga grazie a un meccanismo inserito nella legge di stabilità.   La notizia di ieri della conferma, da parte della Ragioneria di Stato, dell’aumento dell’IVA è rimbalzata sul web con la consueta velocità della luce (leggi “Confermato l’aumento IVA al 25,5%”). In pratica, la Ragioneria ha “bollinato” il testo del DdL di Stabilità ove è contenuta quella che, oggi, i nostri politici chiamano “clausola di salvaguardia”. Si tratta, in buona sostanza, di una previsione che scatta in automatico se non verranno raggiunti determinati obiettivi di bilancio e di spending review.   Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e quante probabilità ci sono che, una volta approvata la classica manovra di fine anno, scatti l’aumento IVA. Il tutto in un clima di allerta. Perché proprio ieri il disegno di legge di stabilità è arrivato alla Camera dei deputati. Nella serata il presidente Giorgio Napolitano ha firmato il Ddl e ne ha autorizzato la presentazione in Parlamento. Da oggi, dunque, avrà inizio ufficialmente la sessione di bilancio di fine 2014 con l’avvio dell’esame della Stabilità e del bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2015 e bilancio pluriennale per il triennio 2015-2017. Confermate, comunque, anche le clausole di salvaguardia sull’intera impostazione della manovra con l’aumento dell’Iva dal 2016 e delle accise per altri 700 milioni.   Cos’è una clausola di salvaguardia Un tempo si usava fare, dopo l’approvazione della cosiddetta Finanziaria, anche le manovre correttive, ossia la famigerata Finanziaria-bis, che però riscuoteva scarsissima popolarità tra gli elettori. Tenuto poi conto che i governi, in Italia, reggono spesso solo pochi mesi, la seconda manovra veniva scritta e approvata in un periodo di piena campagna elettorale, divenendo essa stessa inefficace.   Così, oggi, si ricorre alle “clausole di salvaguardia” che ipotecano, oggi per domani, i correttivi di bilancio, senza bisogno di tornare a scrivere una nuova legge di stabilità.   Purtroppo, al contrario di quanto alcuni commentatori hanno detto ieri, il Governo ha dimostrato in passato che, una volta inserita una clausola di salvaguardia, ad essa poi si fa puntualmente ricorso. Era stato così già per l’ultimo aumento dell’IVA, ma anche per la Tasi e per la mancata previsione di detrazioni fiscali. Dunque, la clausola di salvaguardia è un “se”, ma con un elevato grado di probabilità. Un aumento sconsiderato, che porterà un aumento generalizzato di prezzi, una contrazione della domanda e, soprattutto, costituirà un incentivo ulteriore all’evasione fiscale.   Dicevamo, nella legge di stabilità per il 2015 è inserita la clausola di salvaguardia che contiene già tre aumenti dell’IVA, a partiredal 2016 per finire al 2018: se mancheranno o non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review,scatterà dal 2016la l’aumento delle aliquote Iva del 10% (che arriverà al 13% del 2017) e del 22% (che, partendo da 24% a partire dal 2016, toccherà il 25,5% dal 2018). Aumenteranno anche (ma a queste ci siamo già abituati) le accise sui carburanti.   Peraltro, secondo le notizie dell’ultim’ora, a far presagire nulla di buono vi è la sostanziale bocciatura della legge di stabilità da parte dell’UE. In particolare, la Commissione europea ha bollato gli obiettivi della nostra legge di fine anno con queste due, per niente incoraggianti, parole: deviazione significativa. Il che, tradotto in chiaro, vuol dire che la partita tra Bruxelles (dove siamo al passaggio di consegne tra Manuel Barroso e Jean Claude Juncker alla guida della Commissione) e Roma si è appena aperta e che Matteo Renzi ha deciso di giocarla in attacco.

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