Auto: stesso intestatario per patente e libretto? facciamo chiarezza.

Ecco chi rischia la multa da 705 euro.

Da qualche giorno si è diffusa la notizia, con toni sempre più allarmistici, secondo cui chiunque guidi l’auto di un altro proprietario rischia una multa di 705 euro e il ritiro della carta di circolazione. A meno di una settimana dall’entrata in vigore nelle norma, cerchiamo di fare chiarezza, spiegando chi dovrà aggiornare il libretto e, al contrario, i casi di familiari o dipendenti esentati.

La normativa
Le nuove regole, che entreranno in vigore dal 3 novembre, nascono dall’articolo 94, comma 4 bis del Codice della Strada e dall’articolo 247 bis del d.P.R numero 495 del 1992. In data 10 luglio 2014 il Ministero delle infrastrutture e la motorizzazione hanno diffuso una circolare per l’applicazione delle leggi sopra indicate. Ecco la circolare numero 1553 del 10 luglio 2014.

In pratica il regolamento prevede che coloro che utilizzano l’auto di un altro proprietario per un periodo di tempo superiore ai 30 giorni, debba essere inserito tra i nominativi riportati sulla carta di circolazione del veicolo. Per aggiornare i nominativi sul libretto di circolazione dell’auto è richiesto un versamento di 16 euro come imposta di bollo e di 9 euro per i diritti di motorizzazione.

Il nuovo regolamento entra in vigore dal 3 novembre, ma non ha potere retroattivo; riguarda sia le auto che le moto. Le sanzioni per i trasgressori sono fissate in un multa di 705 euro e il ritiro della carta di circolazione. Vediamo però chi ha l’obbligo di aggiornare la propria carta di circolazione.

Familiari
Dal 3 novembre 2014, arriveranno le prime multe per coloro che utilizzano abitualmente un veicolo di proprietà di terzi, ma non comunicano, presso la motorizzazione, la variazione, anche solo formale, del possesso del mezzo. Per i parenti però non è sempre obbligatorio l’aggiornamento del libretto di circolazione.

Sono esentati dall’obbligo di aggiornamento i componenti del nucleo familiare conviventi. Quindi, per esempio, l’obbligo di comunicazione non spetta al figlio che utilizzi anche abitualmente per un periodo superiore ai 30 giorno l’auto del padre, vivendo sotto lo stesso tetto; ma invece, spetta al figlio che non ha più la residenza presso i genitori. Per conviventi infatti, si intende coloro che hanno la residenza presso la stessa abitazione.

Altra precisazione è dovuta nei casi di auto ereditata da un parente defunto. In attesa del disbrigo delle formalità della successione, se l’erede utilizza il mezzo per più di 30 giorni sarà necessario procedere con una “intestazione temporanea” a nome dell’erede.

Società e dipendenti
Nel caso dei rapporti tra società, soci e dipendenti, la questione diventa più complessa. In generale il comodato d’uso dell’auto aziendale deve essere annotato nel libretto di circolazione; mentre non vale l’obbligo di aggiornamento per le altre forme di utilizzo. La circolare della motorizzazione precisa che si può parlare di comodato d’uso quando c’è un utilizzo “esclusivo e personale” e “a titolo gratuito” del mezzo.

Per questo motivo non scatta l’obbligo di aggiornamento del libretto di circolazione nei casi di auto aziendale in uso come fringe benefit o come mezzo di servizio, anche se solo parzialmente.

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