Smentita sulle pensioni pagate il 10 di ogni mese

Solo per chi ha il doppio assegno.

La Ragioneria ha bollinato ieri sera il Ddl sulla cosiddetta Legge di stabilità licenziato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre. Nel testo figurano poche novità, dalla ridefinizione del nuovo Isee al chiarimento del Mef sullo slittamento del pagamento dell’assegno di pensione. In particolare, quest’ultima questione aveva tenuto banco negli scorsi giorni, tra le proteste dei sindacati e dei pensionati; alla fine, però, come spesso succede in questi casi, tutto si è risolto in una bolla di sapone. Come infatti ieri ha confermato l’Inps in un messaggio, e come si legge nel testo della stessa Ragioneria,il differimento al 10 di ogni mese riguarderà unicamente gli 800mila anziani titolari di due pensioni: Inps e Inpdap. Dunque, la novità non riguarda tutti i pensionati, ma una strettissima minoranza. Pericolo scampato.

Resta però il problema dell’aumento dell’IVA come da noi anticipato qualche giorno fa. Infatti, nel testo definitivo viene prevista la cosiddetta “clausola di salvaguardia IVA”: saranno aumentate le aliquote dell’Iva che, attualmente sono al 10% e al 22% a partire dal 2016 e dal 2018. Il picco massimo verrà raggiunto tra 4 anni con un’aliquota del 25,5%. Ma già tra un anno ci potrebbe essere il primo aumento di ben 2 punti percentuali (dal 22 al 24%).

Ecco le altre novità contenute nel testo “bollinato” ieri dalla Ragioneria.

ISEE: Conti correnti nel calcolo

Cambia il calcolo dell’Isee, che terrà conto anche delle giacenze annue di depositi e conti correnti bancari e postali. Cambia dunque in corsa il nuovo indicatore della situazione economica equivalente che dal 1° gennaio prenderà il posto del vecchio sistema datato 1998.

BONUS BEBÈ: Assegno da 960 euro annui

Bonus bebè da 960 euro annui, erogato con cadenza mensile, a decorrere dal mese di nascita (o di adozione) fino al terzo anno d’età (o d’ingresso nel nucleo familiare). A condizione che il reddito dei genitori non superi complessivamente i 90mila euro.

IRAP: Aliquota al 3,9% nel 2014

Confermato il taglio dell’Irap con il ripristino retroattivo dell’aliquota al 3,9% (dal 3,5%) dal 1° gennaio 2014, mentre dal 2015 scatterà la deduzione, dalla base imponibile dell’imposta, del costo del lavoro per i soli contratti a tempo indeterminato.

DECONTRIBUZIONE: Esonero fino a 8.060 euro

Sgravio contributivo per tre anni sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate nell’arco del 2015. I datori di lavoro sono esonerati dal pagamento di un importo massimo di 8.060 euro su base annua (i contributi saranno versati dallo Stato).

GIOCHI: Aumento Preu da aprile 2015

Aumento del Preu (prelievo unico) sulle new slot dal 1° aprile 2015 (e non più dal 1° gennaio). Per contrastare il gioco illegale sanzione di 1.500 euro al giorno per le new slot scollegate dal sistema centralizzato, e lo stesso vale per i “totem” per i giochi on line.

PATENT BOX Sconto fiscale sui brevetti

Nel testo “bollinato” della legge di stabilità anche la defiscalizzazione dei redditi da brevetti. L’esclusione dal reddito complessivo imponibile è del 30% nel primo periodo di imposta (2015), del 40% nel secondo e del 50% nei successivi tre.

ISTRUZIONE: Restano i commissari esterni

Marcia indietro del governo sulle modifiche alle commissioni per l’esame di maturità. È saltata la norma che imponeva, da giugno 2015, 6 commissari tutti interni, tranne il presidente. Si rimarrà alle norme attuali: 3 commissari interni, 3 esterni.

Annunci

L’aumento della bolletta va preannunciato all’utente.

Consumatori: le fatture di luce e gas possono essere illegittime ai sensi delle direttive comunitarie che impongono un alto livello di tutela sulla trasparenza delle condizioni generali di contratto; l’utente deve poter recedere o comunque contestare la revisione della tariffa.

Sarà forse la fine degli aumenti “a sorpresa” delle bollette di luce e gas, preannunciati solo da qualche trafiletto sui giornali o dall’immancabile servizio al TG. La Corte di Giustizia europea, C. Giust. UE cause riunite C-359/11 e C-400/11 del 23.10.2014, è appena scesa in campo in favore dei consumatori, stabilendo un principio di tutela del mercato e della trasparenza che non ha precedenti, almeno nel campo delle bollette delle utenze: la compagnia deve preannunciare all’utente l’incremento delle tariffe; ma non solo: l’incremento deve essere motivato. Ossia vanno date compiute spiegazioni al consumatore sulle ragioni per cui, da quel momento, pagherà di più. Non basta quindi dire “il gas aumenterà di tot…”; andrà anche data una spiegazione. E il consumatore ha diritto a recedere dal contratto di utenza o comunque di contestare la revisione.

Obbligo di comunicazione

Le direttive comunitarie, Direttive UE “energia elettrica” 2003/54 e “gas” 2003/55, non consentono che le leggi degli Stati membri (come quella tedesca), che determinano il contenuto dei contratti di fornitura dell’energia elettrica e del gas e consentono ai fornitori di modificare la tariffa, non garantiscano nello stesso tempo il diritto dei consumatori ad essere informati in tempo utile dei motivi, delle condizioni e della portata del rincaro.

I principi comunitari – osservano i giudici di Lussemburgo – obbligano gli Stati membri a garantire un elevato livello di tutela dei consumatori riguardo alla trasparenza delle condizioni generali di contratto”. Oltre a ciò spetta sempre il diritto di recedere dal contratto in caso di revisione di prezzo, oltre che di contestare la modifica della tariffa applicata alla fornitura.

Guida alla Garanzia Giovani

Dopo averne sentito parlare per mesi, Garanzia Giovani diventa finalmente un progetto operativo. Dopo la pubblicazione sul sito del Ministero del lavoro del decreto 8 agosto 2014 il 2 ottobre, è intervenuta l’INPS il 3 ottobre con il messaggio n. 6789 circa:

  • l’indennità di tirocinio nell’ambito del Piano Italiano di attuazione della cosiddetta “Garanzia Giovani”;
  • la gestione dell’erogazione dell’indennità da parte dell’INPS per conto delle Regioni e delle Province autonome convenzionate.

Al fine di usufruire del bonus assunzioni previsto da Garanzia Giovani è necessario che l’azienda proceda all’assunzione (nei termini indicati dall’art. 4 del decreto suddetto), dal 3 ottobre 2014 al 30 giugno 2017, di un giovane NEET, che ha aderito al programma e ha già sostenuto un primo colloquio di orientamento presso Servizi per l’impiego o Enti accreditati.

Cosa prevede Garanzia Giovani? Ecco una breve guida.

I destinatari

Sono ammessi a Garanzia Giovani:

  • giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni;
  • che abbiano assolto al diritto/dovere all’istruzione e formazione, se minorenni;
  • non occupati, né inseriti in un percorso di studio o formazione.

Tipologie contrattuali incentivate

L’incentivo è conferito alle aziende che assumono giovani, appartenenti alla suddetta categoria, con una delle seguenti tipologie di contratto:

  • contratto a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione;
  • contratto a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione, la cui durata, sia inizialmente prevista per un periodo pari o superiore a 6 mesi;
  • contratto a tempo parziale con orario pari o superiore al 60% dell’orario normale di lavoro;
  • contratto di lavoro subordinato per il socio lavoratore di cooperativa.

Il bonus assunzione è invece escluso con:

  • contratto di apprendistato;
  • lavoro domestico;
  • lavoro intermittente (ripartito e accessorio);
  • contratto di somministrazione qualora l’agenzia per il lavoro usufruisca di assunzioni nell’ambito di programmi a finanziamento pubblico.

Modalità di fruizione dell’incentivo

L’incentivo, concesso dall’INPS nei limiti delle risorse di pertinenza della Regione o Provincia Autonoma nel cui territorio il giovane è impiegato, è fruibile come segue:

  • per i contratti a tempo determinato, di durata inferiore a 12 mesi, l’incentivo è fruibile in 6 quote mensili di pari importo;
  • per i contratti a tempo determinato, di durata pari o superiore a 12 mesi, e per i contratti a tempo indeterminato, l’incentivo è fruibile in 12 quote mensili di pari importo.

Nel caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro, l’incentivo è proporzionato alla durata dello stesso.

Procedura di attivazione

Il datore per fruire del beneficio deve inoltrare un’istanza telematica all’INPS, che a sua volta dovrà:

  • determinare la misura dell’incentivo, in base alla profilazione del candidato;
  • verificare la disponibilità residua delle risorse.

Entro 7 giorni dalla ricezione della comunicazione dell’INPS, il datore di lavoro dovrà procedere all’assunzione ed entro i successivi 14 giorni dovrà comunicarlo all’INPS.

Limiti di spesa e misura dell’incentivo

Come indicato dagli allegati al decreto, vi riportiamo:

  • gli importi relativi ai limiti di spesa per regione/provincia autonoma
Regione Limite di spesa (euro) Tipologia di contratto incentivato
Abruzzo 4.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Basilicata 627.180,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Calabria 10.790.413,26 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Emilia – Romagna 7.417.948,40 Contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
Friuli – Venezia Giulia 2.500.000,00 Contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
Lazio 35.700.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Liguria 2.779.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Lombardia 52.393.780,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Marche 3.200.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Molise 200.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Prov. Autonoma Trento 783.500,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Puglia 28.454.459,00 Contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
Sardegna 12.209.063,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Sicilia 10.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Toscana 9.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Umbria 3.700.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Veneto 5.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
TOTALE 188.755.343,66
  • gli importi relativi alla misura dell’incentivo (in funzione del tipo di assunzione e della classe di profilazione del giovane: bassa, media, alta, molto alta)
Bassa Media Alta Molto Alta
Assunzione a tempo determinato (anche a scopo dì somministrazione) di durata superiore o uguale a 6 mesi € 1.500 € 2.000
Assunzione a tempo determinato (anche a scopo di somministrazione) di durata superiore o uguale a 12 mesi € 3.000 € 4.000
Assunzione a tempo indeterminato (anche a scopo di somministrazione) € 1.500 € 3.000 € 4.500 € 6.000

Per ulteriori informazioni si rimanda al decreto e/o alla circolare INPS citati.

Facendo seguito al messaggio n. 6789 del 3 settembre scorso, tramite il quale è stato comunicato l’invito del Ministero del Lavoro alle regioni di esplicitare la loro volontà di avvalersi del servizio di pagamento dell’indennità di tirocinio da parte della stessa INPS, l’Istituto dà ora informazioni alle regioni informazioni più operative, come l’iter di stipula della Convenzione.

Le regioni interessate sono 19: Lazio, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Calabria, Campania, Valle D’Aosta, Piemonte, Marche, Basilicata, Liguria, Umbria, Veneto, Toscana, Emilia Romagna, Abruzzo, Sicilia, Lombardia, Sardegna e Molise.

L’iter si articola in 3 fasi:

  • le Regioni inviano al Ministero del Lavoro (DGPOFDIVIII@lavoro.gov.it) tramite la posta elettronica la convenzione;
  • il Ministero invia alla Regione e alla Direzione Regionale dell’INPS il testo, dopo averlo verificato, per l’apposizione della firma digitale di entrambi i predetti rappresentanti;
  • il Ministero, una volta in possesso della Convenzione sottoscritta dalle parti suddette, la sottoscrive, momento dal quale la Convenzione si intenderà perfezionata e sarà trasmessa alla Regione, alla Direzione Regionale dell’INPS ed alla Direzione centrale Prestazioni a Sostegno del Reddito.

Come verrà erogata l’indennità?

Ogni regione riceverà una determinata somma dal Ministero per il Piano di attuazione della Garanzia. L’indennità di tirocinio sarà erogata dall’INPS per conto della regione, nei limiti della disponibilità finanziaria concessa.

Il Ministero del Lavoro tratterrà l’importo individuato dalla Regione per l’indennità di tirocinio e lo verserà anticipatamente all’INPS.

Le regioni dovranno inviare all’INPS, tramite il Sistema Informativo Percettori, attraverso il link “Invio richieste di pagamento indennità/ sussidi”, mensilmente o
con altra periodicità dalle stesse stabilita, tutti i dati necessari per il pagamento
dell’indennità di tirocinio tramite un apposito file xml.

Per ogni beneficiario la regione dovrà indicare:

  • dati anagrafici;
  • modalità di pagamento richieste;
  • periodo di riferimento;
  • importo lordo complessivo da erogare a titolo di indennità di tirocinio per detto periodo.

Il calcolo dell’indennità di tirocinio sarà eseguito dalla regione, che dovrà indicare solo l’importo lordo spettante al beneficiario e non l’importo orario e le ore svolte.

A seconda dall’opzione scelta dal tirocinante, il pagamento dell’indennità può avvenire:

  • tramite accredito su c/c bancario o postale, provvisto di relativo IBAN, indicato dal tirocinante;
  • tramite bonifico cd. “domiciliato”, a mezzo Ufficio postale (competente in base alla residenza/domicilio, individuato tramite il codice di avviamento postale indicato dal tirocinante), che provvederà ad inviare al tirocinante una comunicazione per incassare l’importo spettante.

Una volta eseguiti i pagamenti, le Sedi regionali, su richiesta delle regioni, dovranno attestare gli importi complessivamente posti in pagamento nei perio

Accertamenti fiscali

Anche alle casalinghe che spendono il reddito del marito!

L’accertamento sintetico può essere bloccato solo se la casalinga riesce a dimostrare al fisco il reddito professionale del marito: in famiglia vige il principio della solidarietà economica.

Anche le casalinghe nell’occhio del fisco, nonostante non siano occupate e non abbiano redditi propri. Già, perché se la donna che si dedica al ménage familiare è, nello stesso tempo, intestataria di beni come l’auto o faccia acquisti consistenti, allora potrebbe scattare anche per lei il redditometro.

Secondo il nuovo accertamento sintetico, infatti, gli incrementi patrimoniali, al pari dei consumi e delle spese genericamente considerate, sono considerati per intero come maggior reddito nell’anno in cui viene sostenuta la spesa.   In questo caso, l’unica difesa nei confronti dell’accertamento sintetico è quella di dimostrare all’Agenzia delle Entrate – accortasi della discrepanza tra la situazione patrimoniale della donna e quella economica dichiarata al fisco – che i redditi provengono dal marito e, quindi, eccepire l’eventuale comunione dei beni. Ancora una volta,  comunque, la tracciabilità del trasferimento del denaro (ossia la trasmissione con strumenti come bonifici bancari o assegni) è il mezzo migliore per prevenire brutte sorprese.   La questione è stata sottolineata da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno.   Nell’ambito della famiglia rileva il concetto di solidarietà economica: pertanto l’amministrazione finanziaria, nella determinazione sintetica del reddito di una casalinga, deve tener conto anche del reddito professionale del coniuge, specie se gli incrementi patrimoniali contestati siano stati sostenuti con denaro del marito.   Dunque, se dovesse accadere che l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate contesti alla casalinga l’omessa dichiarazione, pur in presenza di beni e servizi indici di spese e d’incrementi patrimoniali (autovetture, appartamenti), è necessario innanzitutto eccepire la carenza dei presupposti qualora vi sia la comunione dei beni con il proprio coniuge titolare di un’adeguata redditività.   I giudici hanno sottolineato l’importanza della solidarietà economica nell’ambito della famiglia; l’Agenzia delle Entrate, nella determinazione sintetica del reddito della contribuente, deve tenere conto dei redditi conseguiti dal coniuge negli anni precedenti.

Ulteriore aumento dell’IVA

Fino al 25,5%!!!

Clausola di salvaguardia: la legge di stabilità prevede “ritocchi” dell’imposta sul valore aggiunto.

I conti non tornano? La legge di Stabilità ha concesso troppo in benefici a particolari categorie? Non fa niente: si spalma il costo su tutta la nazione. E come? Il sistema è ormai tipico degli ultimi governi: aumentare l’IVA. L’imposta indiretta sui consumi per eccellenza potrebbe essere aumentata già dal 2016 se la spending review inaugurata dal Governo con l’ultima finanziaria non terrà e non garantirà i risparmi sperati.

L’hanno chiamata “clausola Iva” alla quale è ricorso il Governo per dare maggiori garanzie a Bruxelles dopo la decisione di rinviare al 2017 il pareggio di bilancio e di agire con decisione sulla leva del deficit pur senza sforare il tetto del 3 per cento. Si tratta di una limatura dell’ultimo secondo sulla legge di Stabilità.

In pratica la clausola prevede un aumento dell’Iva in questi termini:

  • IVA del 10% nel 2016 passerà al 12% e al 13% nel 2017

  • IVA del 22% lieviterà nel 2016 al 24%, nel 2017 al 25% e nel 2018 al 25,5% (ovvero oltre la soglia europea).

La blindatura dal 2018 sarebbe ulteriormente rafforzata con un aumento per 700 milioni delle accise sui carburanti.

Saremo insomma uno degli Stati europei in cui comprare qualsiasi oggetto sarà molto più caro che negli altri.

Sui lavori in casa, invece, diminuisce

Si diceva, in apertura, delle “concessioni” fatte dalla legge di stabilità. Eccone una delle tante a favore dei costruttori e delle ditte che operano lavori di restauro e ristrutturazioni. L’edilizia è ferma, e allora meglio dare una “spinta”. Chi farà lavori in casa utilizzando i bonus fiscali del 50% (ristrutturazioni) e del 65% (efficientamento energetico) pagherà l’Iva al 4% anziché all’attuale 10% (leggi “Ristrutturazioni prima casa: aumento IVA a rischio disparità“). L’ulteriore spinta all’attività del recupero edilizio (e all’emersione del “nero”) è contenuta infatti nel testo del decreto legge approvato dalla commissione Ambiente della Camera e ora all’esame dell’Aula di Montecitorio. Per trovare la copertura finanziaria all’incentivo la commissione ha aumentato a larga maggioranza l’Iva sulla vendita delle nuove costruzioni dal 4 al 10%. La commissione Ambiente ha inoltre eliminato uno dei vincoli all’incentivo fiscale per aiutare la cessione del patrimonio invenduto dei costruttori: resta la deduzione Irpef del 20% sul prezzo dell’immobile (fino a un tetto di spesa di 300mila euro) per chi acquista un immobile nuovo o pesantemente ristrutturato da un costruttore, ma l’agevolazione non è più vincolata alla cessione in affitto a canone concordato dell’abitazione per almeno otto anni. La nuova deduzione – presa a prestito da una legge sperimentata in Francia – cambia quindi totalmente pelle e varrà anche per l’acquisto della prima casa.

Regime dei minimi, cosa cambia con la Legge di Stabilità 2015?

Ecco 6 nuove regole, tra aumento imposta sostitutiva, limiti agli investimenti e sconti sul reddito.

Regime dei minimi, che cosa sia pronto a cambiare con la Legge di Stabilità 2015 è sicuramente uno degli argomenti più scottanti dell’ultimo mese. Tuttavia, le ipotesi succedutesi sono state le più disparate, soprattutto per chi ricordal’originaria proposta del sottosegretario Zanetti, tra i primi a parlare di possibili modifiche al regime fiscale agevolato più amato dalle piccole partite Iva. Adesso, però, seppure si sia ancora in attesa della bollinatura ufficiale da parte della Ragioneria Generale dello Stato (attesa fin da oggi) e di un via libera da parte di Bruxelles – che in molti danno per scontato, sebbene con qualche margine di correzione – i dettagli dell’operazione vengono ormai diffusi da tutti i principali quotidiani. Insomma, quali sono le novità? Ecco 6 cose che stanno per cambiare.

1 – Gli investimenti in beni strumentali

Coloro che accederanno al regime dei minimi non potranno eccedere il limite dei 20 mila euro annui in beni strumentali, non calcolando gli investimenti nell’arco del triennio precedente ma ricomprendendo anche locazioni e noleggi. Sono da escludere i beni di valore inferiore ai 516,46 euro.

2 – Addio al limite anagrafico

Il nuovo regime dei minimi non imporrà alcun limite anagrafico, ma chi vorrà continuare a usufruire dell’aliquota al 5 per cento dovrà osservare la regola precedente (i 35 anni di età).

3 – La nuova imposta sostitutiva

Il passaggio più controverso e contestato è sicuramente quello sulla nuova imposta sostitutiva, fissata al 15 per cento contro la vecchia aliquota del 5 per cento.

4 – Sconto sul reddito imponibile

In caso di nuova attività, al contribuente che accede al regime dei nuovi minimi l’imponibile viene ridotto di un terzo per i primi tre periodi d’imposta.

5 – Le spese per il personale

Le spese per il personale, che ricomprendono le forme più disparate come lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori, non possono superare i 5000 euro.

6 – Gli esclusi

Infine, non potranno accedere al regime agevolato chi già gode di regimi speciali o forfettari Iva, ma anche chi si occupa di cessioni di fabbricati, aree edificabili e mezzi di trasporto (purché nuovi).

Aumento delle tasse sulle pensioni con effetto retroattivo

Fondi pensione e previdenza complementare.

Non bastava l’aumento delle tasse sui fondi pensione. Ma avrà anche effetto retroattivo. È questa la novità dell’ultimo minuto annunciata dal Governo in sede di limature dell’ultima legge di stabilità che sarà varata a giorni.

Come avevamo già detto in “Tutte le fregature nascoste nella nuova legge di stabilità”, i fondi pensione hanno subìto un incremento della tassazione dall’11,5% al 20%. Chiunque vorrà farsi, quindi, una previdenza complementare, oppure avrà deciso di non conservare il TFR in azienda, ma destinarlo ai fondi pensione, al momento della riscossione subirà un aumento dell’imposizione fiscale di quasi un terzo in più rispetto al passato.

Ma questo aumento avrà efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2014. Tuttavia, il Fisco terrà conto dei riscatti avvenuti nell’anno, per i quali varrà quanto già versato.

La manovra retroattiva è contenuta nell’ultima versione del disegno di legge di Stabilità, in deroga allo Statuto del contribuente che vieta – in linea di massima – modifiche retroattive per quanto riguarda le misure fiscali.

Qualcuno cerca di spaccare il pelo: si tratta solo di un “anticipo operativo” e non di retroattività. In realtà, la sostanza non cambia. La tassazione è già aumentata da ieri (ossia dall’inizio di quest’anno), quando ancora neanche lo sapevamo…