Accertamenti fiscali

Anche alle casalinghe che spendono il reddito del marito!

L’accertamento sintetico può essere bloccato solo se la casalinga riesce a dimostrare al fisco il reddito professionale del marito: in famiglia vige il principio della solidarietà economica.

Anche le casalinghe nell’occhio del fisco, nonostante non siano occupate e non abbiano redditi propri. Già, perché se la donna che si dedica al ménage familiare è, nello stesso tempo, intestataria di beni come l’auto o faccia acquisti consistenti, allora potrebbe scattare anche per lei il redditometro.

Secondo il nuovo accertamento sintetico, infatti, gli incrementi patrimoniali, al pari dei consumi e delle spese genericamente considerate, sono considerati per intero come maggior reddito nell’anno in cui viene sostenuta la spesa.   In questo caso, l’unica difesa nei confronti dell’accertamento sintetico è quella di dimostrare all’Agenzia delle Entrate – accortasi della discrepanza tra la situazione patrimoniale della donna e quella economica dichiarata al fisco – che i redditi provengono dal marito e, quindi, eccepire l’eventuale comunione dei beni. Ancora una volta,  comunque, la tracciabilità del trasferimento del denaro (ossia la trasmissione con strumenti come bonifici bancari o assegni) è il mezzo migliore per prevenire brutte sorprese.   La questione è stata sottolineata da una recente sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Salerno.   Nell’ambito della famiglia rileva il concetto di solidarietà economica: pertanto l’amministrazione finanziaria, nella determinazione sintetica del reddito di una casalinga, deve tener conto anche del reddito professionale del coniuge, specie se gli incrementi patrimoniali contestati siano stati sostenuti con denaro del marito.   Dunque, se dovesse accadere che l’Ufficio dell’Agenzia delle Entrate contesti alla casalinga l’omessa dichiarazione, pur in presenza di beni e servizi indici di spese e d’incrementi patrimoniali (autovetture, appartamenti), è necessario innanzitutto eccepire la carenza dei presupposti qualora vi sia la comunione dei beni con il proprio coniuge titolare di un’adeguata redditività.   I giudici hanno sottolineato l’importanza della solidarietà economica nell’ambito della famiglia; l’Agenzia delle Entrate, nella determinazione sintetica del reddito della contribuente, deve tenere conto dei redditi conseguiti dal coniuge negli anni precedenti.

Ulteriore aumento dell’IVA

Fino al 25,5%!!!

Clausola di salvaguardia: la legge di stabilità prevede “ritocchi” dell’imposta sul valore aggiunto.

I conti non tornano? La legge di Stabilità ha concesso troppo in benefici a particolari categorie? Non fa niente: si spalma il costo su tutta la nazione. E come? Il sistema è ormai tipico degli ultimi governi: aumentare l’IVA. L’imposta indiretta sui consumi per eccellenza potrebbe essere aumentata già dal 2016 se la spending review inaugurata dal Governo con l’ultima finanziaria non terrà e non garantirà i risparmi sperati.

L’hanno chiamata “clausola Iva” alla quale è ricorso il Governo per dare maggiori garanzie a Bruxelles dopo la decisione di rinviare al 2017 il pareggio di bilancio e di agire con decisione sulla leva del deficit pur senza sforare il tetto del 3 per cento. Si tratta di una limatura dell’ultimo secondo sulla legge di Stabilità.

In pratica la clausola prevede un aumento dell’Iva in questi termini:

  • IVA del 10% nel 2016 passerà al 12% e al 13% nel 2017

  • IVA del 22% lieviterà nel 2016 al 24%, nel 2017 al 25% e nel 2018 al 25,5% (ovvero oltre la soglia europea).

La blindatura dal 2018 sarebbe ulteriormente rafforzata con un aumento per 700 milioni delle accise sui carburanti.

Saremo insomma uno degli Stati europei in cui comprare qualsiasi oggetto sarà molto più caro che negli altri.

Sui lavori in casa, invece, diminuisce

Si diceva, in apertura, delle “concessioni” fatte dalla legge di stabilità. Eccone una delle tante a favore dei costruttori e delle ditte che operano lavori di restauro e ristrutturazioni. L’edilizia è ferma, e allora meglio dare una “spinta”. Chi farà lavori in casa utilizzando i bonus fiscali del 50% (ristrutturazioni) e del 65% (efficientamento energetico) pagherà l’Iva al 4% anziché all’attuale 10% (leggi “Ristrutturazioni prima casa: aumento IVA a rischio disparità“). L’ulteriore spinta all’attività del recupero edilizio (e all’emersione del “nero”) è contenuta infatti nel testo del decreto legge approvato dalla commissione Ambiente della Camera e ora all’esame dell’Aula di Montecitorio. Per trovare la copertura finanziaria all’incentivo la commissione ha aumentato a larga maggioranza l’Iva sulla vendita delle nuove costruzioni dal 4 al 10%. La commissione Ambiente ha inoltre eliminato uno dei vincoli all’incentivo fiscale per aiutare la cessione del patrimonio invenduto dei costruttori: resta la deduzione Irpef del 20% sul prezzo dell’immobile (fino a un tetto di spesa di 300mila euro) per chi acquista un immobile nuovo o pesantemente ristrutturato da un costruttore, ma l’agevolazione non è più vincolata alla cessione in affitto a canone concordato dell’abitazione per almeno otto anni. La nuova deduzione – presa a prestito da una legge sperimentata in Francia – cambia quindi totalmente pelle e varrà anche per l’acquisto della prima casa.

Regime dei minimi, cosa cambia con la Legge di Stabilità 2015?

Ecco 6 nuove regole, tra aumento imposta sostitutiva, limiti agli investimenti e sconti sul reddito.

Regime dei minimi, che cosa sia pronto a cambiare con la Legge di Stabilità 2015 è sicuramente uno degli argomenti più scottanti dell’ultimo mese. Tuttavia, le ipotesi succedutesi sono state le più disparate, soprattutto per chi ricordal’originaria proposta del sottosegretario Zanetti, tra i primi a parlare di possibili modifiche al regime fiscale agevolato più amato dalle piccole partite Iva. Adesso, però, seppure si sia ancora in attesa della bollinatura ufficiale da parte della Ragioneria Generale dello Stato (attesa fin da oggi) e di un via libera da parte di Bruxelles – che in molti danno per scontato, sebbene con qualche margine di correzione – i dettagli dell’operazione vengono ormai diffusi da tutti i principali quotidiani. Insomma, quali sono le novità? Ecco 6 cose che stanno per cambiare.

1 – Gli investimenti in beni strumentali

Coloro che accederanno al regime dei minimi non potranno eccedere il limite dei 20 mila euro annui in beni strumentali, non calcolando gli investimenti nell’arco del triennio precedente ma ricomprendendo anche locazioni e noleggi. Sono da escludere i beni di valore inferiore ai 516,46 euro.

2 – Addio al limite anagrafico

Il nuovo regime dei minimi non imporrà alcun limite anagrafico, ma chi vorrà continuare a usufruire dell’aliquota al 5 per cento dovrà osservare la regola precedente (i 35 anni di età).

3 – La nuova imposta sostitutiva

Il passaggio più controverso e contestato è sicuramente quello sulla nuova imposta sostitutiva, fissata al 15 per cento contro la vecchia aliquota del 5 per cento.

4 – Sconto sul reddito imponibile

In caso di nuova attività, al contribuente che accede al regime dei nuovi minimi l’imponibile viene ridotto di un terzo per i primi tre periodi d’imposta.

5 – Le spese per il personale

Le spese per il personale, che ricomprendono le forme più disparate come lavoro accessorio, dipendenti e collaboratori, non possono superare i 5000 euro.

6 – Gli esclusi

Infine, non potranno accedere al regime agevolato chi già gode di regimi speciali o forfettari Iva, ma anche chi si occupa di cessioni di fabbricati, aree edificabili e mezzi di trasporto (purché nuovi).

Aumento delle tasse sulle pensioni con effetto retroattivo

Fondi pensione e previdenza complementare.

Non bastava l’aumento delle tasse sui fondi pensione. Ma avrà anche effetto retroattivo. È questa la novità dell’ultimo minuto annunciata dal Governo in sede di limature dell’ultima legge di stabilità che sarà varata a giorni.

Come avevamo già detto in “Tutte le fregature nascoste nella nuova legge di stabilità”, i fondi pensione hanno subìto un incremento della tassazione dall’11,5% al 20%. Chiunque vorrà farsi, quindi, una previdenza complementare, oppure avrà deciso di non conservare il TFR in azienda, ma destinarlo ai fondi pensione, al momento della riscossione subirà un aumento dell’imposizione fiscale di quasi un terzo in più rispetto al passato.

Ma questo aumento avrà efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2014. Tuttavia, il Fisco terrà conto dei riscatti avvenuti nell’anno, per i quali varrà quanto già versato.

La manovra retroattiva è contenuta nell’ultima versione del disegno di legge di Stabilità, in deroga allo Statuto del contribuente che vieta – in linea di massima – modifiche retroattive per quanto riguarda le misure fiscali.

Qualcuno cerca di spaccare il pelo: si tratta solo di un “anticipo operativo” e non di retroattività. In realtà, la sostanza non cambia. La tassazione è già aumentata da ieri (ossia dall’inizio di quest’anno), quando ancora neanche lo sapevamo…

Cade il monopolio S.I.A.E.?

Soundreef e il libero mercato.

Secondo il Tribunale di Milano società europee di collecting possono liberamente raccogliere e distribuire i diritti d’autore musicali in Italia: la diffusione di musica in negozi e centri commerciali non deve necessariamente passare sotto il vaglio della S.I.A.E.

È legittima in Italia la gestione dei diritti d’autore musicali da parte di una società diversa dalla S.I.A.E., come può essere, per esempio, una società straniera o anche una italiana.

È quanto affermato da un recentissimo provvedimento del Tribunale di Milano che in tanti definiscono rivoluzionario perché avrebbe formalizzato la caduta del monopolio della S.I.A.E. nel mercato della musica.

Il caso riguarda “Soundreef”, una start up italiana con base a Londra che si occupa della raccolta e distribuzione dei diritti d’autore musicali, rivolgendosi soprattutto al settore “live” e alla diffusione di musica di sottofondo nei negozi e centri commerciali.

Tale società era stata accusata da un artista e da una radio di violare l’esclusiva S.I.A.E. nell’intermediazione dei diritti d’autore.

Il Tribunale di Milano ha dato ragione alla start up affermando che, in virtù dei principi europei del libero mercato e della concorrenza, è possibile che società diverse dalla Siae operino sul territorio italiano nella distribuzione di diritti d’autore musicali.

In realtà il provvedimento in questione autorizza società estere di collecting (cioè società di gestione collettiva dei diritti d‘autore) ad operare in Italia senza dover chiedere il “permesso” alla Siae.

Il che non equivale a dire che quest’ultima ha perso il monopolio del mercato dei diritti d’autore.

Semplicemente, ciò significa che non esiste un obbligo ma solo una facoltà delle società europee di accordarsi con la S.I.A.E. per l’intermediazione dei diritti d’autore in Italia.

La legge italiana, infatti, riserva tutt’oggi alla Siae l’esclusiva sull’attività di intermediazione per l’esercizio dei diritti di rappresentazione, esecuzione, recitazione, radiodiffusione, riproduzione meccanica e cinematografica di opere tutelate. In altre parole, la Società degli Autori ed Editori è l’unico soggetto a cui gli artisti possono conferire delega per riscuotere i propri proventi derivanti dalla diffusione delle proprie opere.

Si tratta di una norma datata ma tutt’ora in vigore che non può pertanto essere superata dal provvedimento di un Tribunale, emesso peraltro in sede cautelare e non di merito.

È pur vero, tuttavia, che da più parti si auspica una riforma delle norme italiane in modo da adeguare il sistema interno al diritto europeo che sancisce la libertà di circolazione dei diritti e la concorrenza per un mercato efficiente. Ciò a vantaggio tanto degli artisti quanto degli utenti.

In questo senso, la “vittoria” di Soundreef contro la S.I.A.E. dimostra che una simile riforma è piuttosto urgente.

Si rischierebbe altrimenti un paradosso: consentire, – sulla base del diritto europeo -, a società di collecting con sede all’estero di operare liberamente in Italia e magari vietare, – sulla base del diritto italiano che ancora prevede l’esclusiva S.I.A.E. -, a società di collecting italiane di operare nel proprio territorio.

Ecobonus e ristrutturazioni: Iva passa dal 10% al 4%.

Ecco tutti gli incentivi fiscali per la casa.

Legge di stabilità e decreto sblocca-Italia forniscono importanti agevolazioni fiscali per coloro che vogliono ristrutturare la propria abitazione. Con il varo della legge di stabilità abbiamo avuto conferma della proroga per tutto il 2015 di ecobonus e bonus ristrutturazioni rispettivamente al 65% e 50%. Adesso con l’approvazione del decreto sblocca-Italia in commissione Ambiente della Camera, arriva anche il taglio dell’Iva dal 10 al 4%.

Iva al 4%
Iva al 4% per chi ristruttura la propria abitazione. L’ulteriore incentivo all’attività di recupero edilizio è contenuto nel testo dello sblocca-Italia approvato dalla
commissione Ambiente della Camera che da ieri è all’esame dell’Aula di Montecitorio.

A partire dal 2015 quindi chi fa i lavori in casa utilizzando i bonus fiscali del 50% e del 65% pagherà l’Iva al 4% anziché all’attuale 10%. Per coprire economicamente la norma, il decreto sblocca-Italia prevede un aumento dal 4 al 10% dell’Iva sulla vendita delle nuove costruzioni.

Manca soltanto il via libera europeo al taglio dell’Iva al 4%. Il Servizio Studi della Camera infatti, segnala che quella del 4% è un’aliquota “ultraridotta, adottata con una deroga specifica al momento della emanazione della prima direttiva Iva per una tabella predefinita di beni e servizi, e pertanto non modificabile: la normativa europea consente agli Stati membri di adottare due aliquote ridotte rispetto all’aliquota ordinaria, comunque non inferiori al 5%. Lo Stato italiano ha adottato una sola aliquota ridotta, al 10%. Occorrerebbe pertanto valutare la compatibilità comunitaria dell’aliquota introdotta dalla norma”.

Ecobonus e ristrutturazioni
In mancanza di una proroga, le detrazioni a partire dal primo gennaio sarebbero scese al 40% per le ristrutturazioni edilizie e al 50% per gli ecobonus, per poi tornare all’ordinario 36% a partire dal 2016. Ma con la legge di stabilità 2015 il taglio delle percentuali di sconti è rimandato in toto al 2016.

Niente cambia quindi, a partire dal primo gennaio 2015: i contribuenti possono usufruire degli incentivi attualmente in vigore:

  • Ecobonus al 65% per un valore massimo di 100.000 euro da ripartire in 10 rate annuali di pari importo;
  • Bonus ristrutturazioni al 50% per un valore massimo di 96.000 euro da ripartire in 10 rate annuali di pari importo;
  • Bonus mobili al 50% per un valore massimo di 10.000 euro da ripartire il 10 rate annulli di pari importo.

Nel 2015 arriva la “bolletta facile”

Bolletta luce e gas: tutti i dati in una pagina.

Per facilitare i cittadini nella comprensione delle bollette, l’Autorità dell’energia ha deciso di introdurre una nuova bolletta semplificata. La nuova bolletta, che arriverà nelle case degli italiani a partire da settembre 2015, sarà composta soltanto da una pagina, con le informazioni strettamente necessarie e depurata da diciture incomprensibili. Inoltre il cittadino potrà farsi recapitare la bolletta di luce e gas tramite la posta elettronica con un piccolo sconto per il risparmio di carta, inchiostro e trasporto.

Ma se siete amanti delle bollette chilometriche e incomprensibili, niente paura, l’Autorità dell’energia, su richiesta, può continuare a inviare la vecchia bolletta di luce e gas. Ecco le novità del 2015.

Una pagina
La nuova bolletta di luce e gas sarà composta da un’unica pagina. L’Autorità dell’energia ha promesso ai cittadini una bolletta “moderna”, “bolletta 2.0”, “un format”.

Nella bolletta saranno indicati tutti gli elementi essenziali di spesa e di fornitura ben evidenziati, in un formato semplice e chiaro. L’Autorità informa che ancora non è stata approvata una forma definitiva e che si prevede una certa elasticità. Le società elettriche e le aziende del gas potranno personalizzare la fattura secondo i loro standard a patto che contengano elementi minimi comuni a tutte le bollette. Vedremo la bolletta semplificata tra circa un anno, cioè a partire dal settembre 2015.

Bolletta via mail
Scrivere, stampare e trasportare le bollette di luce e gas in giro per tutta l’Italia rappresenta un costo reale per le società elettriche e le aziende del gas. L’Autorità dell’energia vuole incentivare l’utilizzo della bolletta inviata per e-mail promettendo ai consumatori uno sconto sulla bolletta stessa.

Al momento dell’introduzione della nuova bolletta verrà chiesto al consumatore se desidera ricevere la bolletta via posta elettronica oppure tramite il tradizionale servizio postale.

Linguaggio
L’Autorità promette anche un linguaggio molto più semplice depurato da diciture complesse e dal significato oscuro.

Locuzioni come “servizi di vendita” oppure “servizi di rete” saranno tradotte in “spesa per il gas” e “spesa per il trasporto e per la gestione del contatore”, in modo da renderle di facile comprensione per il consumatore. Sarà chiarita anche la dicitura “spesa oneri di sistema”, una voce misteriosa che pesa in modo rilevante, fino al 22%, sulla bolletta di luce e gas. In questa locuzione rientrano in pratica, gli incentivi alle fonti rinnovabili e alle imprese manifatturiere, i fondi necessari alla messa in sicurezza delle vecchie centrali nucleari e le spese per la ricerca.

Bonus bebè 2015

80 euro alle mamme nei primi 3 anni di vita del bambino.

Dal 1 gennaio 2015 riceveranno il famoso bonus di 80 euro non solo i lavoratori con meno di 1.500 euro al mese (per una soglia massima di 26.000 euro lordi), ma anche le neomamme nei primi 3 anni di vita del bambino, a patto che la famiglia non superi il reddito annuo lordo di 90.000 euro.

Il bonus mamma da 80 euro sarà cumulabile con l’altro bonus da 80 euro, per cui ci saranno famiglie che riceveranno una duplice agevolazione statale (ovviamente nei limiti dei requisiti richiesti).

Questa è la nuova misura che ha pensato Renzi per aiutare le famiglie italiane, destinandogli circa mezzo miliardo tramite il cosiddetto “Fondo famiglia” (art. 13 della Legge di Stabilità).

Per calcolare l’onere finanziario a carico dello Stato occorre fare un semplice calcolo. Se, secondi i dati ISTAT, nel 2013 in Italia sono nati 514.000 bambini, dato che registra un minimo storico, e se il trend rimanesse inalterato, lo Stato dovrebbe sborsare circa 493 milioni di euro (80 euro per 12 mesi, circa 960 euro annuali) nel corso del 2015.

Come spiega Renzi “dal 2015 gli 80 euro andranno anche alle mamme, o ai papà a seconda dei casi”, ancora da definire, per lanciare un segnale chiaro: aiutare chi non vota, al bando la demagogia (sarà vero?).

A chi è rivolto il bonus mamme? La misura sembrerebbe rivolta ai figli di tutti i residenti in Italia, anche se non in possesso della cittadinanza italiana.

A riguardo i dati disponibili rivelano che:

  • l’82% delle nascite viene da donne italiane;
  • il 18% da donne straniere.

La sfortuna di vincere al Lotto

Se il montepremi è basso la vita non cambierà di molto; ma se è alto in pochi hanno le doti per gestire la situazione.

Il super-enalotto, l’ex totocalcio, le lotterie di Stato eccetera danno a chi gioca la speranza di vincere e di passare grazie alla vincita a uno stato di maggiore felicità.

La prima questione da considerare è quanto si vince.

Se si vince poco, qualche migliaia di euro (considerando che il vincitore sia un impiegato o un artigiano di medio reddito) c’è una breve felicità, ad esempio quel tale cambia macchina, ma tutto resta come prima, con qualche patema in più per i vandali che possono sfregiare o ammaccare la macchina nuova.

Se vince qualche centinaia di migliaia di euro compra ad esempio un appartamento e, non potendone abitare due contemporaneamente, lo dà in affitto a un inquilino che non paga l’affitto; quindi gli avanza qualcosa di più per il cibo, bistecche migliori, con un filo di grasso, ristorante ogni tanto, vacanze tutto compreso con trattamento abbondante, ma la vita più o meno è la stessa, forse un leggero ingrassamento in cintura e un doppio mento leggero, qualche problema alla cistifellea e il colesterolo più alto.

Se vince qualche milione, anche in questo caso la vita più o meno sarà la stessa, stessa moglie, tutt’al più divorzia perché l’amante pretende di uscire alla luce del sole, lui ha i soldi per pagare gli alimenti dopo il divorzio, poi tutto si placa e vive con l’amante come viveva prima con l’ex moglie. È più felice? Beh, ha avuto più traversie, con qualche momento di felicità, sommando i più e i meno direi che il tenore medio è lo stesso; poi ci pensa la banca a consigliargli cattivi investimenti, di modo che in poco tempo la vincita si riduce a quasi niente. Può comprare uno o due immobili, può affittarli, e proverà le amarezze del proprietario di immobili, l’ex amante ora moglie gli darà un figlio, e tutto sarà come prima, litigi con la moglie, incomprensioni col figlio, in più litigi con la ex moglie, incomprensioni con gli altri figli, tutto come prima, ma appena un po’ peggio e un po’ più complicato, di poco.

I problemi veri sorgono se vince cinquanta o cento milioni o di più, perché in qualche modo con quella somma deve farci qualcosa; se la dà in banca, la banca a poco a poco la mangia, le banche sono in grado di dissolvere somme immense promettendo straordinari guadagni; intanto il fortunato vincitore ha lasciato l’amante e ne ha presa una più costosa, di fronte alla quale si vergogna di fare il manovale o l’impiegato; cosa fa? mette su un’aziendina, la mette su assieme a un socio, il quale è più esperto ma non ha soldi, e così in poco tempo i soldi che non ha mangiato la banca se li mangia il socio e l’aziendina fallisce; se il socio non ha fretta, se quindi è trascorso più tempo e intanto l’aziendina è diventata un’azienda, il fallimento sarà maggiore.

Un muratore che negli anni 60 aveva vinto una somma enorme, aveva avviato un’impresa edile; quando è fallita, com’era inevitabile, e si è trovato solo con dei debiti e con processi pendenti, si è buttato sotto il treno. Ed è stato il risultato della grande vincita. La quale fa sì che le preoccupazioni aumentino, ed essendo il cambiamento improvviso, è probabile che il fortunato non sia all’altezza di amministrare l’impresa; se non fallisce vive in ogni caso nell’ansia, nella diffidenza, nel timore di sbagliare o farsi ingannare; l’amante divenuta moglie spera che quello muoia, e che lei e suo figlio ereditino; la nuova amante spera che muoia la moglie per subentrarle, e aspettare che di lì a poco anche lui muoia dopo averle intestato immobili e conto corrente; come si vede ci sono gravi problemi su tutti i fronti; è probabile ci sia qualche attimo di felicità, un’ora o due al mese, magari al mattino presto, quando tra il sonno e il risveglio il neo bilionario crede di essere ancora uno squattrinato che può prendere il mondo alla leggera, che può immaginare astratte speranze e piccole felicità ottenute con poco, una bella giornata di sole, un viaggetto in macchina senza saper dove, così, per il gusto di perdere tempo. Poi si alza e deve constatare che invece è tutto un assillo e un’infelicità, con punte di pessimismo, desiderio di scomparire, ogni tanto poca voglia di vivere, e una vita che non è quella che desiderava, che non è la sua.

Quindi riassumendo il super enalotto è una falsa promessa, non cambia la vita, e se la cambia, la cambia in peggio. In altri tempi c’era la speranza di essere riconosciuti figli del re, se io fossi re, uno si diceva; beh se uno a circa quarant’anni fosse stato riconosciuto re, sarebbe per lui una tragedia, avrebbe dovuto stare attento al veleno, alle congiure di cui sarebbe stato inesperto e dunque facilmente vittima; e poi badare agli altri re che provocano incidenti al confine per mangiargli tutto, sposerebbe magari una principessa di sangue, la quale, vedendo la sua inesperienza e la sua citrullaggine mirerebbe a sostituirlo con l’amante, o col figlio di primo letto, ecc. ecc.

Al messo che arriva con il proclama per insediarlo come nuovo re, meglio rispondere che si sono sbagliati, che lui non è nessuno, che vive tranquillo così, nessun suo ascendente ha una goccia di sangue aristocratico, grazie ma potete andare, lasciatemi in pace, sentite magari dal mio vicino di casa, che è rumoroso, ogni tanto mi da fastidio, tiene il volume alto e sposta i mobili in continuazione, fategli fare a lui il re, fatelo sposare a una principessa così si toglie dal condominio e sarà inevitabilmente punito per tutti i fastidi che finora mi ha dato. Stessa cosa se qualcuno ti regala un biglietto che poi risulti vincente: mettetelo nascostamente nella buca delle lettere del vicino di casa, o di quel parente prossimo insopportabile, lui sarà stupefatto, sarà felice nell’immediato, complimentatevi con lui, capirà qualche anno dopo come i complimenti fossero ironici, quando io sarò povero e felice, e lui ricco e disperato.

Redditometro al giovane che ha l’auto dal padre senza provare il passaggio di denaro

La prova contraria spetta sempre al contribuente: sempre meglio curare la tracciabilità delle donazioni.

Non fa niente se è giovane, disoccupato e, magari, vive a casa dei genitori. Se si è intestato l’auto che il papà gli ha comprato deve essere pronto a dimostrare al fisco il passaggio di denaro donatogli dal genitore. Diversamente, per l’Agenzia delle Entrate scatta la presunzione di reddito “in nero” accertata attraverso l’allert del redditometro. In altre parole, se il contribuente non fornisce la prova circa la provenienza della somma con cui è stato acquistato il bene di lusso, l’amministrazione finanziaria può far scattare l’accertamento (sintetico), presumendo che si tratti di somme nascoste all’erario.

Con una recente sentenza, la Commissione Tributaria Regionale della Puglia ricorda una difficile evidenza della nostra legge:il fisco presume, il cittadino si deve difendere. In pratica, la prova contraria spetta sempre al contribuente. Ecco perché è sempre bene conservare la dimostrazione dei passaggi di denaro, specie se questo è utilizzato per acquistare beni di valore come una casa, un’automobile, ma anche un viaggio, un motorino, ecc.

L’utilizzo del redditometro per la determinazione del reddito dispensa l’Agenzia delle Entrate da qualunque prova rispetto ai fatti-indice di maggiore capacità contributiva ponendo invece a carico del contribuente l’onere di dimostrare che il reddito presunto non esiste o esiste in misura inferiore. Il cittadino può fornire prova contraria con apposita convocazione e contraddittorio: in tale sede egli può contestare la ricostruzione reddituale dell’Ufficio producendo ogni e qualunque documento utile.