Concorso scuola 2014

in arrivo quello per i dirigenti scolastici.

Concorso scuola 2014, quest’anno è il turno dei dirigenti scolastici. E’ infatti in arrivo il decreto contenente le regole per il loro reclutamento, con tanto di procedure e modalità previste per quello che sarà sia un corso che un concorso al tempo stesso. Lo stabilisce l’articolo 17, comma 1 della legge 87 del 2014 e il ministero sta già lavorando per organizzare tutto entra la fine dell’anno.

Come funzionerà il concorso?

Il concorso in questione tornerà ad avere carattere nazionale e sarà affidato alla nuova Scuola Nazionale dell’Amministrazione, ancora in fase di costituzione. Il regolamento conterrà tutte le linee guida e i requisiti per l’accesso, ed è già oggetto di consultazione da parte delle organizzazioni sindacali e delle organizzazioni professionali. Solo in un secondo momento verrà emanato un bando riguardante alcune questioni particolari, come la tabella titoli ed eventuali riserve.

Le analogie con l’ultimo concorso

In generale, però, nessuno si aspetta veri e propri stravolgimenti rispetto all’ultima edizione della prova concorsuale. Ci sarà una prova preselettiva, poi la fase di ammissione a due prove scritte (con le stesse tipologie del vecchio concorso) per un numero di candidati 5 volte il numero dei posti messi in palio. A quel punto scatterà la prova orale, la valutazione dei titoli posseduti dai candidati, e verrà stilata una graduatoria di merito. Dopo l’ammissione al corso-concorso di formazione ci sarà l’esame intermedio (in passato più volte oggetto di contestazioni), seguito da un’attività di tirocinio con relativo esame finale; l’iter termina con una graduatoria di merito conclusiva.

Cosa non si sa ancora

Certo, di questioni aperte ce ne sono parecchie: in primis, molti si interrogano sul grado di specificità delle singole prove, chiedendo che non si torni a valutare i candidati sempre sulle stesse competenze. Altri vorrebbero sapere quanti posti verranno realmente resi disponibili; le esigenze, da questo punto di vista, non sono certo limitate: risultano ben 1168 sedi vacanti, in probabile aumento a causa degli inevitabili pensionamenti.

I dubbi dei sindacati

Le sigle sindacali lamentano il ritorno all’approccio centralistico applicato al complesso comparto della scuola, chiedendo che si decentralizzino tutte le attività formative e quelle legate al tirocinio. Quest’ultimo, in particolare, viene considerato da molti l’unica vera prova valutativa all’interno dell’iter concorsuale, e si chiede una sua maggiore considerazione al fine della graduatoria conclusiva. La speranza, comunque, è che si riesca ad arrivare a una cadenza annuale del concorso per dirigenti scolastici statali, in modo che si scongiuri definitivamente il controverso fenomeno della reggenza.

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Canone Rai: si pagherà in base al reddito.

Sparisce il bollettino, inserimento nella dichiarazione Irpef.

Non è sicuramente la più onerosa, ma si accredita sicuramente tra le tasse più odiate dagli italiani. Il 27% delle famiglie lo considera un vero e proprio sopruso e non lo paga. Di cosa parliamo? ovviamente del Canone Rai.

Il Governo sta cercando attualmente una via per rimodulare e ridurre il pagamento dell’abbonamento alla Tv di Stato. La strada più gettonata prevede che gli abbonati versino in base al reddito con un limite minimo di 35 euro e un limite massimo di 60.

Queste le ultime indiscrezioni provenienti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Canone Rai: pagamento in base al reddito
La riduzione del canone Rai si inserisce all’interno di un meccanismo di lotta all’evasione.

L’importo non sarà più fisso, ma sarà rapportato al reddito e ai consumi delle famiglie.
Il problema è: come?
Secondo fonti vicine al ministero con ogni probabilità diremo definitivamente addio al bollettino individuale con il quale ad oggi versiamo il canone. Ricordiamo infatti che è il Tesoro a riversarla alla Rai, detraendo l’Iva e il minimo contributo all’Accademia Santa Cecilia.

Il progetto attualmente in corso di creazione prevede l’inserimento nelle dichiarazioni Irpef del possesso o meno di un apparecchio televisivo, pagando di conseguenza in base al reddito. Sarà quindi in base alla dichiarazione Iva che si stabilirà quanto ognuno di noi dovrà pagare. Parallelamente, l’inserimento del modello, renderà molto più difficile l’evasione.

L’importo massimo attualmente previsto dovrebbe essere di 60 euro, quello minimo invece si aggira intorno ai 35 euro. L’introito stimato per finanziare il servizio pubblico sarà intorno ai 2 miliardi, rispetto al miliardo e 700 milioni attuale.

Nel frattempo sottosegretario Giacomelli ha sospeso l’applicazione della delibera votata a maggioranza dall’Agcom, con l’opposizione del presidente Cardani e l’astensione del commissario Antonio Nicita.

Nuovo regime dei Minimi: limite a 65000 euro o 50 mila

Il nuovo regime dei minimi 2014 sarà rivisto nel limite massimo di ricavi o volume di affari che passerebbe da 30 mila a 65 mila euro rendendolo questa agevolazione fiscale uno strumento estremamente conveniente da utilizzare al fine dell’abbattimento delle tasse ed imposte da versare ai fini Irpef oltrechè delle semplificazioni in materia di gestione amministrativa e contabile. Qui vedremo quanto si risparmia con il nuovo regime fiscale super semplificato dei professionisti e da quando entrerà in vigore.

Quanto si risparmia con il nuovo regime dei minimi
In tal modo la tassazione agevolata al 5% , ripeto solo al cinque per cento, ai fini Irpef, su 64.999 euro porterebbe il contribuente a versare imposte al più per un una somma pari a 3.249,95 euro, lasciando nelle tasche del contribuente ben 61.749 euro

L’aliquota Irpef del regime dei minimi invece come oramai saprete è scesa dal 20% al 5% a titolo di imposta sostitutiva. La tassazione rispetto agli ordinari scaglioni di tassazione fiscale previsti per l’Irpef avrebbero dato luogo ad un prelievo erariale pari a 21 mila euro, consentendo un risparmio netto con il regime dei minimi di oltre 17 mila euro.

Quello che infatti inchiodava la prosecuzione di molte attività infatti  era poprio il limite del regime dei minimi di 30 mila euro massimo a cui aggiungerei anche il limite dei 15 mila euro sui beni strumentali, in quanto di fatto impedisce di dotarsi di alcune fondamentali dotazioni di macchinari o strumenti che potrebbero di fatto consentire la nascita di quella che potrebbe diventare una piccola impresa. Questo SI che è un vero risparmio in grado di far nascere nuove professioni, creare le base per nuovi posti di lavoro (anche se vi ricordo che non potrete assumere nel regime dei minimi pena la decadenza dall’agevolazione) aumentare le spese per consumi e per investimenti.

Da quando scatta il nuovo regime dei minimi: in attesa dell’entrata in vigore
L’Iter di approvaizone ha incassato l’OK da parte del Consiglio dell’Unione Europea che  ha autorizzato l’Italia a rinnovare fino al 2017 il regime dei contribuenti minimi. La palla ora passa al Parlamento che sono certo non si farà sfuggire l’occasione di godere di ampio consenso politivo portando questa fantastica notizia. Secondo me sta solo attendendo il momento giusto per godere del più ampio ritorno di immagine possibile in quanto se considerate le decine di migliaia di professionisti che si iscriveranno ed apriranno la partita Iva, capite bene quanto vale la posta in palio anche considerando questo unico aspetto.

Il regime è a tempo determinato
Essendo un regime fiscale che di fatto limita il prelievo dell’Iva nelle casse dello Stato l’applicazione è stata concessa ed autorizzata dalla Unione Europea ma solo per un ulteriore triennio e quindi fino al 31 dicembre 2016 per cui sarebbe il caso che il Parlamento si sbrigasse.

Dopo l’approvazione ovviamente dovranno anche essere chiariti i termini e le modalità di applicazione in vigenza del vecchio regime dei minimi per capire se coloro che hanno già aderito al vecchio potranno di fatto anche usufruire del nuovo limite prevista sul nuovo regime dei minimi e se potranno accedere anche quelli che hanno superato il limite in anni precedenti (non credo comunque se non quelli che lo hanno superato nell’anno in cui il parlamento eventualmente lo introdurrà).

Nuovo emendamento con il limite a 50 mila euro
In questo documento trovate il testo dell’emendamento presentato per innalzare il limite dei minimi fino a 50 mila euro. Parliamo dell’emendamento G/1058/16/6 (testo 2) – BELLOT, BITONCI: Il Senato, in sede di esame del disegno di legge n. 1058, recante delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita, valutato il provvedimento in discussione; considerato che una delle finalità principali del provvedimento è quella di sostenere ed incentivare la ripresa economica e che secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento delle Finanze, nel 2012, su tre partite Iva aperte, una rientra nel cosiddetto regime dei contribuenti minimi, il quale prevede una imposta forfetaria, che sostituisce Irpef e Irap, del 5 per cento per i primi 5 anni di attività (prima era del 20 per cento ma senza limiti temporali), né l’applicazione dell’IVA, né a debito né a credito (cioè scaricabile), obblighi contabili ridotti al minimo, esenzione dagli studi di settore e dalle comunicazione per lo spesometro; stimato che con la decisione 2013/678/UE dei Consiglio UE pubblicata nella gazzetta ufficiale europea n. L316 del 27/11/13, in deroga all’articolo 285 della direttiva 2006/112/CE, l’Italia è autorizzata a esentare dall’lVA i soggetti passivi il cui volume d’affari non superi i 65.000 euro annui; impegna il Governo a valutare l’opportunità di perfezionare il vigente regime fiscale dei minimi, adottando un regime di determinazione forfetaria delle imposte dirette e dell’IVA per i giovani di età inferiore ai trentacinque anni che intraprendono attività d’impresa o lavoro autonomo il cui volume d’affari annuale non ecceda i cinquantamila euro.