Evasione fisco, nuovo decreto

Niente sanzioni sotto i 1000 euro.

Tutte le novità sull’ultima bozza del decreto legislativo sull’abuso del diritto: la soglia di punibilità penale a 200 mila euro per l’evasione, semplici multe per falsa fattura e non più la galera, il valore retroattivo della norma.

Matteo Renzi punta sulla semplificazione fiscale per attirare nuovi investimenti dall’estero. Il nuovo decreto sull’abuso del diritto, che modifica la punibilità per evasione, elusione e abuso, sarà presentato nel consiglio dei ministri nei prossimi giorni.
Gli attori coinvolti nella bozza del nuovo decreto sono il Ministero, la Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza.

Che cosa cambierà?

False fatture non punibili fino a 1.000 euro
È questa la novità principale che emerge dalla bozza del nuovo decreto sull’abuso del diritto, uno dei provvedimenti del governo atttuativi della delega fiscale (il quarto dopo quelli già approvati sulla dichiarazione dei redditi precompilata, sulla riforma del catasto e sul riordino delle accise sui tabacchi).

Oggi, il reato per falsa fattura (per importi minori o operazioni inesistenti) è punibile con la reclusione 18 mesi a 6 anni: una pena dura, che il nuovo decreto vuole annullare per chi froda per meno di 1.000 euro.
L’Agenzia delle Entrate si è opposta, proponendo invece un’attenuazione della pena con una contravvenzioni: chi emette o usa fatture false non sarà perseguito per una frode inferiore a mille euro, ma con semplici multe.

L’elusione fiscale non sarà più reato penale, ma sarà sanzionata solo amministrativamente.

Le frodi
Secondo il decreto, per contestare le frodi non basterà più la presentazione delle false scritture contabili, ma occorrerà accompagnarle con documenti che attestino che le operazioni sono state simulate «oggettivamente o soggettivamente».

Evasione sotto i 200 mila euro punita solo con una multa
Per gli abusi delle imprese sottoposte al regime di “adempimento collaborativo”, inoltre, è prevista la sanzione amministrativa, non più quella penale.
L’articolo 4 della bozza del decreto stabilisce che, nel caso di dichiarazione infedele, il reato penale scatti solo dopo la soglia dei 200 mila euro.
L’ammontare della soglia di superamento massima è aumentata di molto: ad oggi è fissata a 50 mila euro.
Ma non è finita qui. Chi deciderà di collaborare con l’Agenzia delle Entrate vedrà la soglia alzarsi fino a 400 mila euro.
Inoltre, la erronea classificazione nel bilancio degli oneri deducibili reali non sarà più considerata reato. Sulla questione però sia l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza stanno facendo resistenza, chiedendo la modifica dell’articolo.

Valore retroattivo
La bozza del decreto specifica:

“Verranno applicate anche alle condotte abusive già commesse alla data dell’entrata in vigore del decreto legislativo per le quali non sia stato notificato il relativo atto impositivo”

ovvero un accertamento. La precisazione è fondamentale: in questo modo, i contenziosi ancora in corso non potranno decadere.
La norma quindi è in parte retroattiva, coprendo anche le violazioni commesse prima dell’entrata in vigore del decreto, ma solo se non è stato notificato l’avviso.

Provvedimenti aggiuntivi
I beni sequestrati dalla magistratura nell’ambito di indagini fiscali – che non siano denaro o titoli – potranno essere direttamente gestiti dall’Agenzia delle Entrate e dal Demanio e non più dagli amministratori giudiziari.

Il decreto specifica, inoltre, che se un’impresa può scegliere tra due regimi fiscali, è lecito utilizzare quello più conveniente.
Un’operazione, poi, non può essere considerata «abusiva» se ha non marginali motivazioni economiche, limitato anche l’uso del raddoppio dei termini di accertamento.

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