Redditometro e controlli fiscali

La procedura del doppio contraddittorio in vista della scadenza del 31 Dicembre.

La fine del 2014 segna anche il termine entro il quale gli uffici dell’Agenzia delle Entrate sono obbligati a chiudere i controlli ufficiali relativi al periodo d’imposta 2009: i redditi guadagnati in quell’anno e che hanno consentito particolari tipi di investimenti non potranno essere più accertati dal 1 Gennaio 2015.
La fretta dovuta alla prossima scadenza e l’urgenza di effettuare il maggior numero possibile di controlli, potrebbe colpire anche i contribuenti che sono già stati collocati, per mezzo del redditometro, in fasce di reddito elevate. Anche se si tratta di un momento di confronto obbligatorio tra contribuenti e Agenzia delle Entrate, per fornire le opportune spiegazioni circa i redditi che hanno consentito determinate spese, a tal proposito occorre ricordare alcune importanti specifiche.

Le spese certe
I controlli relativi al periodo d’imposta 2009 saranno effettuati sul modello Unico 2010 e l’accertamento del Fisco scatterà se la differenza tra la dichiarazione e le spese sostenute avrà uno scarto superiore del 20%. In questo caso scatterà l’accertamento nella forma del doppio contraddittorio tra contribuente e fisco. Le prime spese ad essere considerate dal Fisco saranno le spese certe, tra le quali però non vengono considerate quelle per i beni di uso corrente, che vengono considerate in un secondo momento, quando l’accertamento è già avviato. Le spese certe sono quelle speser già note all’amministrazione fiscale, di cui è facile dire se sono in linea con il tenore effettivo del contribuente o no.
Il fisco istaurerà un doppio contraddittorio con i contribuenti ai quali spettano sia delle precise garanzie sia l’onere della prova. Lo scarto del 20% che permette di avviare la procedura viene individuato prendendo come riferimento i redditi determinabili attraverso elementi certi, come le spese note, e la disponibilità di beni già noti al fisco. Le spese del singolo contribuente saranno, inoltre, messe anche in rapporto con le spese dell’intera famiglia e con il reddito complessivo dichiarato dalla famiglia stessa, dal momento che vanno evitati anche i controlli di quei contribuenti che, invece, rilevano una capacità di spese totalmente coerente con il livello del reddito familiare.

Il contraddittorio
Gli interessati dal procedimento di accertimento avrenno la possibilità di far valere i propri diritti perché nel confronto con il Fisco potranno dimostrare anche che le loro spese sono state finanziate con redditi che l’Agenzia delle Entrate non conosce. In altri termini durante i due contraddittori previsti dalla procedura del nuovo redditometro, i contribuenti potranno giustificare le loro spese, ad esempio con i redditi esclusi dalla base imponibile o tassati alla fonte.
L’accertamento fiscale prevede che il contribuenti si presenti di fronte al Fisco per dimostrare che le spese sostenute non superano lo scarto del 20% del reddito; dal momento che l’accertamento è avvenuto su spese certe, anche le carte addotte per far valere le proprie ragioni documentare con certezza l’inessattezza delle informazioni possedute dal fisco. Le prove addotte dovranno documentare, attraverso verbali, ad esempio, o dichiarazioni che le spese sostenute sono state sostenute con redditi di anni differenti o sono state sostenute da soggetti terzi.
Se le spiegazioni fornite dal contribuente agli ispettori fiscali sono ritenute certe, il controllo finirà al primo incontro, senza alcuna conseguenza, altrimenti se le prove addotte dal contribuente fossero ritenute insufficienti il Fisco potrebbe decidere di andare più a fondo indagando sulle spese più comuni come il vitto o i trasporti. Se anche in questo caso ci saranno elementi di opacità si ricorrerà al secondo contradditorio, momento di confronto in cui il contribuente potrà addurre anche argomentazioni logiche in sua difesa, pur di non arrivare all’accertamento con adesione, la procedura che il fisco utilizza per determinare il reddito e che, in caso di mancato pagamento porta all’avvio di un contenzioso tributario.
Recenti disposizioni dell’Agenzia delle Entrate (circolare 6/E/2014), in accordo col garante sulla privacy hanno cancellato definitivamente il ricorso ai valori medi Istat che non possono utilizzati neanche nella fase di confronto con il contribuente già selezionato attraverso il redditometro.

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