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Successioni

Come rinunciare all’eredità.

Cos’è la rinuncia all’eredità e come deve essere fatta
La rinuncia all’eredità una dichiarazione formale, effettuata davanti ad un notaio o dal cancelliere del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione, con la quale l’erede impedisce l’ingresso nel proprio patrimonio dell’attivo della massa ereditaria. dei diritti derivanti dall’eredità. La rinuncia è nulla se non viene osservata la forma richiesta dalla legge.

La rinuncia non può essere parziale,condizionata o sottoposta a termine. A differenza dell’accettazione non può effettuarsi tacitamente.
I soggetti legittimati alla rinuncia sono i medesimi che hanno il diritto di accettare, ossia i delati all’eredità.

Revoca della rinuncia all’eredità
La rinuncia all’eredità può essere revocata in quanto nonostante la rinuncia, l’erede conserva per 10 anni dall’apertura della successione il diritto di accettare l’eredità ma potrà esercitarlo solo se gli eredi, accettando, non abbiano già preso il suo posto.

Impugnazione della rinuncia
La rinuncia può essere impugnata per violenza o per dolo ma non per errore. In questi casi si potrà pertanto agire in giudizio per fare annullare la rinuncia nel termine di cinque anni dal momento in cui è cessata la violenza oppure in cui è stato scoperto il dolo. Per violenza si intende la minaccia di un male ingiusto sulla persona o sui beni del rinunciante o di un suo familiare. Per dolo invece si intendono dei raggiri posti in essere da un terzo in mancanza dei quali l’erede non avrebbe rinunciato.

La rinuncia all’eredità può recare pregiudizio ai creditori del rinunciante qualora questi non sia in grado di soddisfarli con il proprio patrimonio. Nel caso dii eredità attiva i creditori potranno impugnare la rinuncia ma con il limitato effetto di potersi soddisfare sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti, senza fare acquistare al rinunciante la qualità di erede.

Come accettare l’eredità.

Una volta avvenuta l’apertura della successione coloro che sono designati come eredi devono decidere se accettare l’eredità o rinunciarvi.

Che cos’è l’accettazione dell’eredità
L’accettazione dell’eredità è lo strumento con il quale l’erede acquista l’eredità, cioè diviene titolare dei beni e dei diritti che appartenevano al defunto.
L’accettazione può essere: espressa o tacita.
A prescindere dalla forma con cui si manifesta l’accettazione, quest’ultima ha un effetto retroattivo:questo vuol dire che gli effetti dell’accettazione iniziano a decorrere non dal momento della manifestazione della volontà, ma risalgono al momento della morte del defunto, ovvero all’apertura della successione.

Accettazione espressa
L’accettazione espressa è l’accettazione dell’eredità contenuta in un atto pubblico o in una scrittura privata; essa non può essere sottoposta a condizione nè vincolata ad alcun termine. L’accettazione è incondizionata e una volta acquistata l’eredità non vi si può rinunciare.
Inoltre non può aversi un’accettazione parziale.

Accettazione tacita
L’accettazione è tacita quando l’erede si comporta di fatto come tale, compiendo un atto che presuppone necessariamente la sua volotà di accettare (ad esempio paga i debiti ereditari con denaro prelevato dall’eredità o riscuote crediti ereditari)

L’accettazione dell’eredità inoltre può essere senza riserve oppure con beneficio di inventario.
Nel primo caso il patrimonio del defunto si “fonde” con il patrimonio dell’erede divenendo un tutt’uno. Ne consegue che l’erede sarà tenuto a pagare i debiti del defunto e a soddisfare i legati anche facendo ricorso alle proprie disponibilità economiche ove la massa ereditaria non fosse capiente.
In caso di accettazione con beneficio di inventario l’erede non risponde dei debiti del defunto con il proprio patrimonio in quanto i due patrimoni restano separati e l’erede è responsabile dei debiti ereditari nei limiti del valore del patrimonio del defunto.
Si tratta di una modalità di accettazione obbligatoria per i minori, per gli interdetti e inabilitati ( con apposita autorizzazione del Giudice tutelare), nonché per le persone giuridiche.

Quali gli adempimenti da effettuare ed entro quali termini
L’accettazione con beneficio di inventario comporta che l’accettazione venga effettuata con atto notarile o mediante una dichiarazione da farsi nella Cancelleria del Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione; segue l’inventario dei beni del defunto da a cura di un notaio designato. Qualora il chiamato all’eredità sia già nel possesso dei beni del defunto, l’inventario deve essere effettuato entro tre mesi dal giorno dell’apertura della successione; diversamente si considera “erede semplice” e decade dal beneficio d’inventario.

Termine per effettuare l’accettazione
Ai sensi della legge il diritto di accettare l’eredità si prescrive in dieci anni dal giorno della morte del defunto; decorso tale termine si perde qualsiasi diritto sull’asse ereditario.
Tuttavia in taluni casi la legge prevede un’abbreviazione del termine:

  • quando sia lo stesso soggetto deceduto a prevedere nel testamento un termine di decadenza ridotto;
  • quando da un soggetto che vi abbia iinteresse venga fatta richiesta al tribunale del luogo di apertura della successione per un termine più breve.

E’ possibile impugnare l’accettazione dell’eredità?
L’accettazione dell’eredità in qualunque forma venga manifestata può essere impugnata.
Questo può avvenire da parte del soggetto che ha accettato nei casi di violenza o di dolo (ovvero è frutto di artifici e raggiri). Non può essere impugnata se sia viziata da errore (ad esempio sulla consistenza del patrimonio ereditario).
L’azione giudiziaria per ottenere l’annullamento dell’accettazione si prescrive nel termine di cinque anni dal giorno in cui è cessata la violenza o è stato scoperto il dolo. Qualora l’accettazione venga annullata, la persona torna nella posizione di “chiamato all’eredità”.

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Tassa di successione

Ipotesi aumento, il governo non smentisce.

E’ scoppiata la bufera sulla Legge di Stabilità 2015, poco meno di un mese prima della sua presentazione. Ieri il Sole 24Ore ha diffuso per primo la notizia che allo studio del governo ci sarebbe anche l’aumento della tassa di successione e donazione. Attualmente lo Stato incassa circa 500 milioni dalla tassa di successione; l’obiettivo con la Legge di Stabilità 2015 sarebbe di arrivare a 1 miliardo.

Probabile aumento
Attualmente la tassa di successione italiana è tra le più leggere d’Europa, secondo le ultime disposizioni approvare al tempo del secondo governo Prodi. La tassa di successione attuale prevede una franchigia di un milione di euro, al di sotto della quale non vi è alcun prelievo. Il governo avrebbe intenzione di abbassare tale soglia da un milione a circa 200mila euro.

Oltre tale soglia, scattano i prelievi, con aliquote diverse a seconda del grado di parentela con il defunto o donatore.Ecco quanto peserà l’aumento:

  • dal 4% attuale, per i beni devoluti a favore del coniuge e dei parenti in linea retta al 5%,
  • dal 6%, per i beni devoluti a favore di fratelli e sorelle, degli altri parenti fino al quarto grado e degli affini in linea retta, (sopra i 100mila euro) all’8%,
  • dall’8%, per i beni devoluti a favore di altri soggetti al 10%.

La polemica e nessuna smentita
Il primo a parlare, appena si è diffusa la notizia dell’aumento della tassa di successione, è stato il Presidente della commissione Finanze della Camera Capezzone che, a nome di Forza Italia, ha dichiarato “È bene chiarire che si tratterebbe di una ulteriore mazzata sui contribuenti, dopo gli aumenti delle imposte sui risparmi e della tassa sulla casa. Mi auguro che il governo sia in condizione di diffondere una credibile e netta smentita”.

Ma all’appello di Capezzone dal governo non è arrivata alcuna riposta. Oggi l’esponente di Forza Italia parla tramite un’intervista su Il Tempo. “Finora – attacca Capezzone – nonostante la richiesta di una smentita del governo sul possibile aumento delle tasse di successione, da Palazzo Chigi e dal Tesoro non è arrivato nulla. È la prova evidente che l’indiscrezione sul rialzo delle aliquote è più che fondata. E che l’esecutivo Renzi bara: a parole vuole abbassare le imposte, di fatto le ha già aumentate sul risparmio, sulla casa e ora lo farà sulle eredità”.