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Procedura per cancellare i propri debiti con Fisco e creditori.

La Legge 3/2012 consente ai singoli cittadini di ridurre o cancellare i debiti contratti con Fisco e creditori. le procedure sono due: piano del consumatore e accordo di ristrutturazione del debito. Ecco in cosa consistono e come utilizzarle.

La crisi imperversa e sempre più persone hanno difficoltà ha ripagare i debiti che hanno contratto con il Fisco e con i creditori. Se le imprese possono accedere a procedure di concordato preventivo ed evitare fallimento, i singoli cittadini non hanno questa possibilità. O meglio non ce l’avevano fino al momento in cui non è arrivata la legge n.3 del 2012, varata quando al Governo c’era Mario Monti e la poltrona di viale XX Settembre era occupata da Vittorio Grilli.

La cosiddetta legge salva-suicidivarata tre anni fa, consente infatti di aderire a misure alternative di“composizione della crisi da sovraindebitamento”. In altre parole: anche il singolo cittadino può riuscire a rientrare, in parte, dei debiti accumulati, cancellando il resto.

La norma parte dal presupposto che molto spesso, neanche la procedura di rateizzazione basta a risolvere crisi di sovraindebitamento ingente. Così è stata creata la possibilità di rivolgersi al tribunale, tramite avvocato, e avviare un piano che consenta di ridurre i debiti contratti con Equitalia o con i creditori fino ad un importo tale da poter essere ripagato.

Grazie all’entrata in vigore del procedimento di esdebitazione avvenuta lo scorso 28 gennaio, adesso le procedure stabilite dalla legge 3/2012 (successivamente ritoccate dal Governo Letta) sono a disposizione di chiunque.

Il singolo cittadino ha a disposizione due differenti procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento:
- il piano del consumatore,
- l’accordo di ristrutturazione del debito.

Oltre a queste, ricordiamo l’esistenza di una procedura di liquidazione del patrimonio che implica però la vendita di tutti i beni in possesso del debitore.

Ma vediamo di saperne di più.

Legge 3/2012: il piano del consumatore
Il piano del consumatore può essere utilizzata da una persona fisica (esclusi dunque professionisti, associazioni, start up innovative, imprenditori agricoli e piccoli commercianti) che non riesce a ripagare i propri debiti o che si trova in una “situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile”.

Condizione per accedere al piano è che il debito non provenga da un’attività professionale o imprenditoriale. Il cittadino deve inoltre essere «meritevole». Ciò vuol dire che non deve aver utilizzato un credito sproporzionato rispetto al suo patrimonio.

Tramite il proprio avvocato, il consumatore dovrà presentare al Tribunale il proprio piano. I Giudici provvederanno quindi a nominare un organismo di composizione della crisi che avrà l’incarico di verificare che il cittadino abbia detto il vero sulla propria situazione patrimoniale e di dare un parere sull’applicabilità del piano di rientro proposto.

Il debitore avrà inoltre la possibilità di «mettere sul piatto» eventuali crediti futuri, come per esempio il Trattamento di Fine Rapporto (TFR). Il Tribunale, sentito il parere dell’rganismo, deciderà il da farsi senza chiedere il consenso dei creditori. Questi ultimi hanno però la possibilità di essere «ascoltati» e presentare le loro contestazioni. Nel caso in cui i Giudici dessero il loro assenso, il privato potrà ripagare parzialmente i propri debiti e non dovrà liquidare il proprio patrimonio per intero. Nel caso in cui quest’ultimo non rispettasse le condizioni del piano, la procedura si trasformerà automaticamente in quella di liquidazione del patrimonio.

Legge 3/2012: accordo di ristrutturazione dei debiti
L’accordo di ristrutturazione dei debiti può essere utilizzato sia dai privati cittadini che da professionisti, associazioni, start up innovative, imprenditori agricoli e piccoli commercianti. Anche in questo caso, tramite un avvocato, ci si dovrà rivolgere al Tribunale che avrà il compito di approvare e valutare la richiesta.

La condizione è che il giro d’affari non superi le soglie di legge per essere soggetti a fallimento, il che vuol dire che nei tre anni precedenti:
- l’attivo patrimoniale deve essere inferiore ai 300mila euro,
- i ricavi lordi devono assestarsi sotto i 200mila euro per ogni esercizio,
- i debiti devono essere inferiori a 500mila euro.

A differenza del piano del consumatore, l’accordo di ristrutturazione del debito necessita dell’assenzo dei creditori che rappresentano almeno il 60% dei crediti.
Non c’è però il requisito di meritevolezza.

Liquidazione del patrimonio
Oltre alle due procedure sopra descritte, privati, professionisti e piccoli imprenditori in situazioni di insolvenza conclamata possono accedere alla procedura di liquidazione del patrimonio. Quest’ultima prevede che il debitore metta a disposizione tutti i propri beni e tutti i propri crediti, eccetto quelli necessari per mantenere la famiglia.

Liquidando il proprio patrimonio, verranno cancellati i debiti che il cittadino non è in grado di ripagare.

Rispetto al piano del consumatore e all’accordo di ristrutturazione, quest’ultima è la soluzione meno conveniente.

Fisco: dove conviene aprire una piccola e media impresa?

A Roma si paga di più, a Cuneo di meno.

Dove conviene aprire un’impresa: che il nostro Paese non sia esattamente l’Eldorado per chi intende mettersi in proprio è un dato di fatto, ma esistono ancora zone dove la pressione fiscale è un po’ meno asfissiante? E’ questa la domanda che si è posto il Centro Studi Cna, elaborando un complesso studio dal titolo “Osservatorio permanente sulla tassazione di artigiani e piccole e medie imprese in 112 Comuni d’Italia”. Esaminando con attenzione dati e tabelle, ecco che cosa emerge.

Roma, Bologna e Reggio Calabria maglia nera per pressione fiscale; quarto posto per la Firenze di Renzi

I romani, alle prese con addizionali Irpef sempre più salate, non saranno certo stupiti nell’apprendere che la Capitale è decisamente la location più salata per una Pmi: è qui, infatti, che il total tax rate raggiunge il 74,4 per cento, in aumento di 8,7 punti percentuali dal 2011. Non se la cavano meglio Bologna e Reggio Calabria, al secondo e terzo posto della classifica, che totalizzano una pressione fiscale pari al 74,2 per cento. Tra le due, però, è il capoluogo reggino a registrare l’incremento maggiore: più 11,8 per cento dal 2011. Curiosamente, nonostante Matteo Renzi non faccia altro che dichiarare di aver tagliato le tasse durante il suo mandato da sindaco di Firenze, è proprio la sua città a guadagnarsi il quarto posto: tutto merito di un total tax rate a quota 74,1 per cento, aumentato del 10,2 per cento proprio quando lui era primo cittadino.

Le città con la pressione fiscale più bassa: Cuneo, Carbonia e Sondrio

Non solo virtuoso Nord, e per fortuna, nelle città che possono vantare la pressione fiscale più bassa. Al primo posto troviamo Cuneo, città piemontese dove il total tax rate si ferma al 56,2 per cento, con un modesto aumento dello 0,7 per cento rispetto all’anno scorso. Medaglia d’argento, invece, per la sarda Carbonia, neo zona franca urbana, (56,5 per cento) e gradino più basso del podio per Sondrio (56,9 per cento).

Quanto rimane a chi ha un reddito d’impresa di 50 mila euro all’anno?

Per rendere ancora più chiaro quanto descritto fin qui, il Centro Studi Cna ha preso in esame il caso di un’impresa individuale nel settore manifatturiero, dotata di un laboratorio di 300 metri quadri, un negozio di 175 metri quadri e 5 dipendenti. Considerando un reddito d’impresa di 50 mila euro ogni anno, quanto rimane nelle tasche dell’imprenditore? A seconda di dove svolge la sua attività, le cose cambiano, e non di poco: se ha scelto l’esosa Roma potrà contare su appena 12.814 euro; se ha scelto Cuneo avrà 21.910 euro.

Prima rata Tasi: è caos

Sulla prima rata della Tasi 2014 regna il caos: cosa rischiamo e quali sono i problemi da risolvere?

la scadenza della prima rata Tasi è prevista per il 16 giugno, data ormai prossima, manca poco più di un mese, ma che preannuncia già un gran caos, come sempre accade in Italia quando si parla di Fisco e scadenze.

Quanto dovranno pagare i contribuenti per la Tasi? Non si sa. I Comuni non hanno inviato  i bollettini precompilati, annunciati nella Legge di Stabilità 2014, e ad oggi mancano i tempi tecnici per procedere.

Secondo Confedilizia solamente 900 Comuni su 8.000 hanno fissato l’aliquota. Il rischio qual è? Lo spiega il servizio politiche territoriali della UIL: l’ampia discrezionalità concessa ai Comuni in termini di aliquote e detrazioni potrebbe portare al dover calcolare ben 75.000 Tasi diverse.

Qual è la situazione attuale?

In base al recente decreto salva Roma ter è previsto che, nel caso di immobili adibiti ad abitazione principale, sarà possibile procedere al pagamento della Tasi entro il 16 dicembre in un’unica soluzione, se al 31 Maggio non saranno emanate le delibere comunali su aliquote e detrazioni. Per le seconde case invece si dovrà tenere conto dell’aliquota all’1 per mille, a meno che i Comuni non deliberino diversamente, sempre entro il 31 Maggio.

Questo caos si riversa anche sugli inquilini, che non sono in grado di calcolare la percentuale compresa tra il 10% ed il 30% del tributo che dovranno versare.

Dal momento che il 16 giugno si dovrà pagare sia l’acconto IMU, che l’acconto Tasi, se le aliquote non saranno fissate entro il 16 giugno, i contribuenti pagheranno:

  • un acconto IMU del 5,4 per mille;
  • un acconto Tasi dello 0,5 per mille (i Comuni che non applicheranno la Tasi dovranno dovranno erogare i rimborsi).

Come se non bastasse i contribuenti dovranno fronteggiare un’altra criticità: pur dovendo versare due imposte che hanno la stessa base imponibile, IMU e Tasi, i tributi andranno pagati con due codici distinti.

Quali sono i problemi?

I problemi fondamentali relativi alla Tasi 2014 sono riconducibili a due fattori:

  • elezioni amministrative in 4.106 Comuni (che incidono sul processo decisionale degli Enti locali);
  • costanti modifiche per quanto riguarda i Fondi destinati ai suddetti Enti, che, evidentemente, sono fondamentali nel calcolare le esigenze relative al gettito tributario.

Equitalia, sanatoria cartelle prorogata al 31 maggio.

Tutte le informazioni per non sbagliare.

Le cartelle di Equitalia con la definizione agevolata potranno essere pagate fino al prossimo 31 maggio. A comunicarlo è proprio l’ente di riscossione, basandosi sulla legge n.68 del 2 maggio 2014.

Slitta al 31 ottobre 2014 (data precedente 30 giugno) il termine entro il quale il Fisco trasmetterà agli enti interessati la lista dei debitori che hanno provveduto al pagamento e informerà, tramite posta, dell’avvenuta estinzione del debito coloro che hanno provveduto ad effettuare correttamente il versamento.

La sospensione della riscossione dei debiti interessati dalla definizione agevolata infine, passa dal 15 aprile al 15 giugno 2014.

Pagamento
La Legge di Stabilità 2014 dà la possibilità ai contribuenti di pagare quanto dovuto in un’unica rata, per la quale non sono previsti né interessi di mora né interessi di ritardata iscrizione a ruolo, le cartelle e gli avvisi che Equitalia aveva il compito di riscuotere entro il 31 ottobre 2013.

Rientrano nel regime, a titolo esemplificativo, Irpef, Iva, bollo dell’auto e multe. Restano invece fuori le somme dovute per sentenze di condanna della Corte dei Conti, i contributi Inps e Inail, i tributi locali che non riguardano equitalia e le richieste d pagamento di enti diversi da quelli ammessi.

La definizione agevolata comprende cartelle e avvisi di accertamento esecutivi emessi per tutti i tributi di competenza delle Agenzie fiscali, degli Uffici Statali e degli Enti locali, affidati ad Equitalia alla data 31 ottobre 2013.

Definizione agevolata
Allo scopo di comprendere se i tributi contenuti nelle cartelle e negli avvisi rientrano nella definizione agevolata, i contribuenti dovranno visionare la propria situazione debitoria, verificare la data in cui i debiti sono stati affidati ad Equitalia ed infine il tipo di atto ricevuto. Per farlo sarà sufficiente accedere all’estratto di ruolo messo a disposizione dall’ente di riscossione.

Nel caso in cui il debito rientri nella definizione agevolata, il contribuente non dovrà pagare gli interessi di mora, né quelli riguardanti l’iscrizione ritardata a ruolo nel caso in cui la cartella sia stata emessa dall’Agenzia delle Entrate.

Come accedere?
Chi decide di optare per questa modalità dovrà pagare il debito, l’aggio e le spese di notifica. Entro il 31 ottobre l’ente di riscossione invierà tramite posta una comunicazione dell’avvenuto versamento ai contribuenti che avranno rispettato termini e condizioni previste.

Il pagamento può essere effettuato in tutti gli sportelli di Equitalia, negli uffici postali tramite bollettino F35, indicando nel campo «Eseguito da», i dati personali e la dicitura «Definizione Ruoli – L.S. 2014».

Riforma Fisco Renzi

I punti chiave da affrontare nei prossimi mesi.

Mentre domina il caos sulla Tasi 2014, il Governo comincia a tracciare una road map sulla Riforma del Fisco. Il viceministro all’Economia, Luigi Casero, ha annunciato la volontà di trasformare la delega fiscale in una “grande rivoluzione del sistema fiscale”.

Ricordiamo che la delega fiscale, legge n. 23/2014, pubblicata sulla G.U. del 12 marzo 2014, entrerà in vigore giovedì 27 marzo.

La confusione che regna in campo fiscale deve essere semplificata nell’ottica di un “Fisco amico”, grazie anche ad una sinergia tra Agenzia delle Entrate e Comuni, che possa definire il Fisco:

  • più equo;
  • trasparente;
  • orientato alla crescita.

Riforma Fisco Renzi: i punti chiave

I temi da toccare sono tanti, almeno 30 secondo Casero (e dovrebbero risolversi in altrettanti decreti da attuarsi entro 12 mesi, il primo arriverà probabilmente entro i primi 4), e potrebbero portare a novità significative. Tra i punti chiave della Riforma del Fisco del Governo Renzi:

  • dichiarazione dei redditi precompilata direttamente a casa di pensionati e dipendenti;
  • semplificazione degli adempimenti e riordino dei regimi semplificati, come quello dei minimi;
  • fatturazione elettronica tra privati;
  • riforma della riscossione locale;
  • riforma del catasto;
  • revisione del sistema sanzionatorio e del contenzioso tributario;
  • revisione dei CAF;
  • revisione di diverse imposte indirette, quali le imposte ipotecarie, catastali e di registro;
  • razionalizzazione della destinazione del 5 per mille e dell’8 per mille;
  • introduzione di forme di cooperazione rafforzata e preventiva fra fisco e aziende;
  • rafforzamento della lotta all’evasione;
  • razionalizzazione dell’IVA e revisione dei regimi speciali IVA e IVA di gruppo;
  • introduzione della nuova Imposta sul Reddito Imprenditoriale (IRI), a cui verrebbero assoggettati i redditi soggetti a IRPEF e IRES per equiparare il trattamento fiscale del redditi d’impresa o di lavoro autonomo dei soggetti passivi IRPEF a quelli d’impresa dei soggetti passivi IRES.

Probabile anche l’intervento sulle accise sui tabacchi e sui giochi (lotta alla ludopatia, tutela dei minori e contrasto del gioco d’azzardo).

Si partirà innanzitutto con l’istituzione di gruppi di lavoro tecniciall’interno del MEF sui vari temi oggetto della delega fiscale.

Casero ha assicurato che.

“Per alcuni provvedimenti, quelli più sensibili, ci sarà confronto con tutti i cittadini attraverso l’apertura di piattaforme telematiche“.

Dal 1° maggio, tassazione sulle rendite finanziarie dal 20 al 26%

In tal modo, il Governo intende «compensare» la previsione di un taglio del 10% dell’IRAP.

Nel corso della riunione di ieri, oltre a una serie di provvedimenti in materia di emergenza abitativa, lavoro e semplificazione degli adempimenti per le imprese

il Consiglio dei Ministri ha approvato l’informativa del Premier Matteo Renzi sulle misure che il Governo attuerà, per quanto riguarda sia le riforme costituzionali, sia gli interventi di politica economica.

Al termine del CdM, il Presidente del Consiglio ha poi illustrato – con una formula “inedita”, presentando cioè ai giornalisti una serie di slide da solo, mentre i Ministri competenti hanno spiegato i decreti approvati rientranti nella propria sfera di competenza in un secondo momento – la relazione dal titolo “La svolta buona”. Come confermato da Renzi nell’apertura del proprio intervento, la definizione non è casuale, perché nata prima di tutto come hashtag su Twitter (#laSvoltabuona), da lui stesso lanciato due giorni fa, intorno alle 20.30, quando si vociferava da giorni di una riunione, ma il Consiglio dei Ministri non era ancora stato ufficialmente convocato, almeno stando alle comunicazioni di Palazzo Chigi.

Come si legge nel documento, l’Esecutivo ha davanti 100 giorni “di lotta durissima per cambiare”. La relazione – recita il comunicato di Palazzo Chigi – ha toccato le riforme economiche e per il lavoro, individuando misure che, nel rispetto del tetto del 3% del PIL fissato per l’indebitamento netto, possano garantire una strategia d’urto per la ripresa del Paese in termini di competitività e ripresa di domanda interna. Il calendario si presenta infatti molto fitto: Pubblica Amministrazione ad aprile, Fisco a maggio e Giustizia a giugno. La “svolta”, negli intenti del Governo, dovrebbe essere politica, economica e occupazionale.

Per ciò che concerne le misure in ambito fiscale, in particolare, Renzi ha annunciato l’arrivo, per il prossimo 1° maggio:
– di dieci miliardi di euro per la riduzione del cuneo fiscale, ossia per consentire l’aumento della detrazione IRPEF in busta paga ai lavoratori dipendenti sotto i 25 mila euro di reddito lordi – circa 10 milioni di persone – per un ammontare di circa 1.000 euro netti all’anno a favore di chi guadagna meno di 1.500 euro al mese;
– della diminuzione del 10% dell’IRAP, che sarà “compensata” dall’aumento dal 20 al 26% della tassazione sulle rendite finanziarie, senza toccare i titoli di Stato.

Inoltre, lato occupazione e imprese, il programma prevede che, dal prossimo 1° giugno, vengano stanziati 500 milioni di fondo per le imprese sociali e unincremento di 600 milioni in tre anni per il credito d’imposta per giovani ricercatori, da definire con un decreto attuativo dei Ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico.

Ora, al netto di annunci un po’ in stile “televendita” e di un documento molto colorato e pieno di immagini – tra cui una katana (spada giapponese) e un pesciolino rosso in boccia di vetro – lo sblocco dei pagamenti della P.A. contenuto nella relazione è stato poi confermato dal Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Sempre ieri, infatti, il CdM ha avviato l’esame di un Ddl. contenente norme per agevolare ulteriormente il rispetto della normativa europea in materia. Tre sarebbero gli scopi del provvedimento:
– adeguare i tempi di pagamento delle pubbliche amministrazioni a quelli previsti dalla relativa direttiva europea;
– favorire la cessione del credito al sistema bancario;
– accelerare il pagamento dei debiti arretrati (già avviato nel 2013 con il pagamento di più di 22 miliardi ai creditori).

Nel dettaglio: nelle more dell’avvio della fatturazione elettronica, i creditori e le amministrazioni comunicheranno i dati relativi alle fatture tramite la piattaforma elettronica per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, consentendo allo Stato il monitoraggio del ciclo passivo delle P.A.; lo Stato offrirà una garanzia sui debiti di parte corrente delle pubbliche amministrazioni al momento della cessione agli intermediari finanziari.

Infine, per favorire il pagamento dello stock di debiti accumulato, si vuole:
– concedere ulteriori anticipazioni di liquidità agli enti territoriali mediante un incremento del Fondo per assicurare la liquidità per pagamenti dei debiti certi, liquidi ed esigibili istituito dal DL 35/2013;
– allentare i vincoli del patto di stabilità interno delle Regioni e degli enti locali al fine di consentire il pagamento di debiti di parte capitale al 31 dicembre 2013;
– destinare un fondo specifico per il finanziamento dei debiti degli enti locali nei confronti delle proprie società partecipate;
– rifinanziare il fondo per il ripiano dei debiti dei Ministeri.