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Lavoratori autonomi 2015

salgono ancora i contributi INPS, è il terzo aumento in tre anni. Ecco quanto si deve pagare.

Dal 1°gennaio 2015 scatta l’aumento dei contributi INPS per i lavoratori autonomi. Il rincaro sarà pari allo 0,45%. Un rialzo minimo, volendo, ma che analizzato in una prospettiva più ampia mostra una tendenza che non si fermerà fino al 2019.

Quello appena arrivato infatti, è il terzo aumento dei contributi INPS in tre anni. Nel 2012 era stato dell’1,13%, nel 2013 dello 0,45%, la stessa percentuale dell’anno scorso e di quest’anno. L’innalzamento è minimo, lento, ma continuo. Non si arresterà fino al 2019, così come stabilito dal Governo Monti tre anni fa.

Lo stesso si potrebbe dire per gli autonomi attivi nel settore dell’agricoltura. Per loro i contributi cresceranno di una percentuale compresa fra lo 0.4% e l’1.5%, a seconda del territorio.

Contributi INPS: gli aumenti dei prossimi anni.
La Legge di Stabilità varata dal Governo Monti nel 2012 prevede un aumento annuo dei contributi INPS dovuti da artigiani e commercianti fino al 2019. La misura, praticamente passata sotto silenzio tre anni fa, consentirà di portare lealiquote al 24% entro i prossimi 4 anni. Gli unici a salvarsi saranno gli autonomi under 21, che continueranno a godere di una contribuzione ridotta.

Tenendo conto della crisi che affligge il mercato del lavoro in generale e quello autonomo in particolare (artigiani in primis) il rincaro contributivo rappresenta l’ennesimo controsenso italiano. Mentre si dovrebbero favorire gli investimenti, mentre si dovrebbe migliorare la situazione remunerativa di lavoratori ridotti alla fame, mentre si dovrebbe far ripartire la produzione, si aumentano le tasse peggiorando uno status lavorativo già di per sé precario e ingiusto.

Ad oggi, i lavoratori autonomi versano già la metà dei loro guadagni in tasse. Diminuirle non è un opzione, è una necessità volta, spesso, a consentire la sussistenza e sopravvivenza. E invece, tra un aumento e l’altro, la stangata (nascosta) prosegue.

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Smentita sulle pensioni pagate il 10 di ogni mese

Solo per chi ha il doppio assegno.

La Ragioneria ha bollinato ieri sera il Ddl sulla cosiddetta Legge di stabilità licenziato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre. Nel testo figurano poche novità, dalla ridefinizione del nuovo Isee al chiarimento del Mef sullo slittamento del pagamento dell’assegno di pensione. In particolare, quest’ultima questione aveva tenuto banco negli scorsi giorni, tra le proteste dei sindacati e dei pensionati; alla fine, però, come spesso succede in questi casi, tutto si è risolto in una bolla di sapone. Come infatti ieri ha confermato l’Inps in un messaggio, e come si legge nel testo della stessa Ragioneria,il differimento al 10 di ogni mese riguarderà unicamente gli 800mila anziani titolari di due pensioni: Inps e Inpdap. Dunque, la novità non riguarda tutti i pensionati, ma una strettissima minoranza. Pericolo scampato.

Resta però il problema dell’aumento dell’IVA come da noi anticipato qualche giorno fa. Infatti, nel testo definitivo viene prevista la cosiddetta “clausola di salvaguardia IVA”: saranno aumentate le aliquote dell’Iva che, attualmente sono al 10% e al 22% a partire dal 2016 e dal 2018. Il picco massimo verrà raggiunto tra 4 anni con un’aliquota del 25,5%. Ma già tra un anno ci potrebbe essere il primo aumento di ben 2 punti percentuali (dal 22 al 24%).

Ecco le altre novità contenute nel testo “bollinato” ieri dalla Ragioneria.

ISEE: Conti correnti nel calcolo

Cambia il calcolo dell’Isee, che terrà conto anche delle giacenze annue di depositi e conti correnti bancari e postali. Cambia dunque in corsa il nuovo indicatore della situazione economica equivalente che dal 1° gennaio prenderà il posto del vecchio sistema datato 1998.

BONUS BEBÈ: Assegno da 960 euro annui

Bonus bebè da 960 euro annui, erogato con cadenza mensile, a decorrere dal mese di nascita (o di adozione) fino al terzo anno d’età (o d’ingresso nel nucleo familiare). A condizione che il reddito dei genitori non superi complessivamente i 90mila euro.

IRAP: Aliquota al 3,9% nel 2014

Confermato il taglio dell’Irap con il ripristino retroattivo dell’aliquota al 3,9% (dal 3,5%) dal 1° gennaio 2014, mentre dal 2015 scatterà la deduzione, dalla base imponibile dell’imposta, del costo del lavoro per i soli contratti a tempo indeterminato.

DECONTRIBUZIONE: Esonero fino a 8.060 euro

Sgravio contributivo per tre anni sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato effettuate nell’arco del 2015. I datori di lavoro sono esonerati dal pagamento di un importo massimo di 8.060 euro su base annua (i contributi saranno versati dallo Stato).

GIOCHI: Aumento Preu da aprile 2015

Aumento del Preu (prelievo unico) sulle new slot dal 1° aprile 2015 (e non più dal 1° gennaio). Per contrastare il gioco illegale sanzione di 1.500 euro al giorno per le new slot scollegate dal sistema centralizzato, e lo stesso vale per i “totem” per i giochi on line.

PATENT BOX Sconto fiscale sui brevetti

Nel testo “bollinato” della legge di stabilità anche la defiscalizzazione dei redditi da brevetti. L’esclusione dal reddito complessivo imponibile è del 30% nel primo periodo di imposta (2015), del 40% nel secondo e del 50% nei successivi tre.

ISTRUZIONE: Restano i commissari esterni

Marcia indietro del governo sulle modifiche alle commissioni per l’esame di maturità. È saltata la norma che imponeva, da giugno 2015, 6 commissari tutti interni, tranne il presidente. Si rimarrà alle norme attuali: 3 commissari interni, 3 esterni.

Guida alla Garanzia Giovani

il bonus assunzioni in vigore dal 3 ottobre. Ecco come funziona:

Dopo averne sentito parlare per mesi, Garanzia Giovani diventa finalmente un progetto operativo. Dopo la pubblicazione sul sito del Ministero del lavoro del decreto 8 agosto 2014 il 2 ottobre, è intervenuta l’INPS il 3 ottobre con il messaggio n. 6789 circa:

  • l’indennità di tirocinio nell’ambito del Piano Italiano di attuazione della cosiddetta “Garanzia Giovani”;
  • la gestione dell’erogazione dell’indennità da parte dell’INPS per conto delle Regioni e delle Province autonome convenzionate.

Al fine di usufruire del bonus assunzioni previsto da Garanzia Giovani è necessario che l’azienda proceda all’assunzione (nei termini indicati dall’art. 4 del decreto suddetto), dal 3 ottobre 2014 al 30 giugno 2017, di un giovane NEET, che ha aderito al programma e ha già sostenuto un primo colloquio di orientamento presso Servizi per l’impiego o Enti accreditati.

Cosa prevede Garanzia Giovani? Ecco una breve guida.

I destinatari

Sono ammessi a Garanzia Giovani:

  • giovani di età compresa tra i 16 e i 29 anni;
  • che abbiano assolto al diritto/dovere all’istruzione e formazione, se minorenni;
  • non occupati, né inseriti in un percorso di studio o formazione.

Tipologie contrattuali incentivate

L’incentivo è conferito alle aziende che assumono giovani, appartenenti alla suddetta categoria, con una delle seguenti tipologie di contratto:

  • contratto a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione;
  • contratto a tempo determinato, anche a scopo di somministrazione, la cui durata, sia inizialmente prevista per un periodo pari o superiore a 6 mesi;
  • contratto a tempo parziale con orario pari o superiore al 60% dell’orario normale di lavoro;
  • contratto di lavoro subordinato per il socio lavoratore di cooperativa.

Il bonus assunzione è invece escluso con:

  • contratto di apprendistato;
  • lavoro domestico;
  • lavoro intermittente (ripartito e accessorio);
  • contratto di somministrazione qualora l’agenzia per il lavoro usufruisca di assunzioni nell’ambito di programmi a finanziamento pubblico.

Modalità di fruizione dell’incentivo

L’incentivo, concesso dall’INPS nei limiti delle risorse di pertinenza della Regione o Provincia Autonoma nel cui territorio il giovane è impiegato, è fruibile come segue:

  • per i contratti a tempo determinato, di durata inferiore a 12 mesi, l’incentivo è fruibile in 6 quote mensili di pari importo;
  • per i contratti a tempo determinato, di durata pari o superiore a 12 mesi, e per i contratti a tempo indeterminato, l’incentivo è fruibile in 12 quote mensili di pari importo.

Nel caso di cessazione anticipata del rapporto di lavoro, l’incentivo è proporzionato alla durata dello stesso.

Procedura di attivazione

Il datore per fruire del beneficio deve inoltrare un’istanza telematica all’INPS, che a sua volta dovrà:

  • determinare la misura dell’incentivo, in base alla profilazione del candidato;
  • verificare la disponibilità residua delle risorse.

Entro 7 giorni dalla ricezione della comunicazione dell’INPS, il datore di lavoro dovrà procedere all’assunzione ed entro i successivi 14 giorni dovrà comunicarlo all’INPS.

Limiti di spesa e misura dell’incentivo

Come indicato dagli allegati al decreto, vi riportiamo:

  • gli importi relativi ai limiti di spesa per regione/provincia autonoma
Regione Limite di spesa (euro) Tipologia di contratto incentivato
Abruzzo 4.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Basilicata 627.180,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Calabria 10.790.413,26 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Emilia – Romagna 7.417.948,40 Contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
Friuli – Venezia Giulia 2.500.000,00 Contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
Lazio 35.700.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Liguria 2.779.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Lombardia 52.393.780,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Marche 3.200.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Molise 200.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Prov. Autonoma Trento 783.500,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Puglia 28.454.459,00 Contratti a tempo indeterminato, anche a scopo di somministrazione
Sardegna 12.209.063,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Sicilia 10.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Toscana 9.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Umbria 3.700.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
Veneto 5.000.000,00 Tutte le tipologie di contratto indicate nel decreto
TOTALE 188.755.343,66
  • gli importi relativi alla misura dell’incentivo (in funzione del tipo di assunzione e della classe di profilazione del giovane: bassa, media, alta, molto alta)
Bassa Media Alta Molto Alta
Assunzione a tempo determinato (anche a scopo dì somministrazione) di durata superiore o uguale a 6 mesi € 1.500 € 2.000
Assunzione a tempo determinato (anche a scopo di somministrazione) di durata superiore o uguale a 12 mesi € 3.000 € 4.000
Assunzione a tempo indeterminato (anche a scopo di somministrazione) € 1.500 € 3.000 € 4.500 € 6.000

Per ulteriori informazioni si rimanda al decreto e/o alla circolare INPS citati.

Docenti. ASpI anche per i giorni non lavorati

Gli insegnanti possono godere delle tutele ASpI anche per i mesi di luglio e agosto

Premessa – Il 30 giugno, che spesso coincide con la conclusione delle attività didattiche nella generalità delle scuole italiane, converge anche con un problema non di poco conto: ossia la mancanza di tutele dalla suddetta data fino al 1° settembre. Pe fugare ogni dubbio, l’Istituto previdenziale ritiene indennizzabile le giornate di nomina giuridica non lavorate e prive di retribuzione. Quindi, l’indennità di disoccupazione ASpI è applicabile anche per gli insegnanti fuori ruolo passati in ruolo con decorrenza giuridica antecedente a quella economica. A renderlo noto è l’INPS con il messaggio n. 6050/2014, a seguito di alcuni quesiti avanzati dalle strutture territoriali.

Il problema – In particolare, la questione al centro della discussione riguarda un considerevole numero di docenti fuori ruolo che, ogni anno, nei giorni successivi al 30 giugno, viene immesso in ruolo a far data dal 1° settembre dell’anno solare precedente mentre il relativo trattamento economico a suo favore decorre solo dal 1° settembre dell’anno in corso con conseguente esclusione dell’erogazione delle mensilità relative ai mesi di luglio e agosto dell’anno in corso. Quindi, sorge il problema in ordine alle modalità secondo cui considerare il predetto periodo intercorrente tra la decorrenza giuridica e quella economica.

Decorrenza nomina – 
Al riguardo, l’INPS tiene a precisare che il rapporto di lavoro a tempo indeterminato di detti lavoratori è costituito a decorrere dalla nomina agli effetti giuridici; tuttavia, la scissione tra l’epoca degli effetti giuridici e quella successiva degli effetti economici induce a ritenere che la retrodatazione degli effetti giuridici non faccia venir meno, nel periodo non lavorato, lo stato di disoccupazione. In ogni caso, è chiaro che non si può imputare alla volontà del lavoratore l’inattività e il sostanziale stato di disoccupazione.

Chiarimenti INPS – 
Ciò detto, l’Istituto previdenziale ritiene di consentire indennizzabile le giornate di nomina giuridica non lavorate e prive di retribuzione. Per quanto concerne invece il mancato aggiornamento dei dati Uniemens, onde evitare ingiustificati ritardi nella tutela dei soggetti, le strutture territoriali fanno ricorso alle buste paga fornite dagli interessati sia per quanto attiene alla verifica della sussistenza del requisito contributivo sia per quanto attiene al calcolo della retribuzione media in base alla quale definire l’importo della prestazione o la sua durata qualora si sia in presenza di domanda di indennità mini ASpI o in presenza di domanda di indennità ASpI da corrispondersi a soggetto ultracinquantacinquenne. In caso di indisponibilità delle buste paga più recenti, qualora essa sia ininfluente ai fini della verifica dei requisiti soggettivi necessari all’accoglimento della domanda di prestazione, quest’ultima potrà essere accolta in forma provvisoria salvo ricalcolo alla luce della documentazione completa; qualora l’indisponibilità risulti invece decisiva, la domanda andrà posta in evidenza e definita solo al momento in cui sarà fornita la documentazione necessaria.

Inps: via telematica per gli avvisi bonari degli anni 2008/2010

Artigiani e Commercianti iscritti alla Gestione separata INPS in allerta per verificare l’arrivo degli avvisi bonari relativi agli anni 2008/2010 direttamente sul loro cassetto previdenziale. L’INPS ha comunicato che gli avvisi bonari saranno recapitati esclusivamente attraverso il canale telematico, meno costoso ma meno pratico per le piccole e medie imprese.

L’INPS, con il recente comunicato dello scorso 11 luglio 2014, ha dichiarato di aver completato l’acquisizione dei dati inerenti i redditi percepiti per gli anni dal 2008 al 2010 dai soggetti iscritti alla gestione commercianti. Attraverso i controlli effettuati l’Istituto a proceduto ad emettere circa 1550 avvisi bonarirelativi a posizioni non in regola relative a versamenti non effettuati o a versamenti effettuati in maniera insufficiente o irregolare.

Per questo motivo artigiani e commercianti dovranno stare allerta e controllare costantemente il proprio cassetto previdenziale, perché l’INPS indirizzerà gli avvisi bonari esclusivamente attraverso questo canale telematico, senza ricorrere più ai recapiti a mezzo posta ordinaria.

La via della semplificazione scelta dall’Istituto, tuttavia, non ha trovato riscontri positivi da parte delle tantissime piccole e medie imprese iscritte, per le quali la procedura telematica è ancora troppo onerosa in termini di tempo necessario per il monitoraggio e la gestione della propria posizione contributiva. Per questo motivo le associazioni di categoria stanno pressando l’INPS affinché possano essere adottate misure alternative per la notifica degli avvisi, come ad esempio la Posta Elettronica Certificata (Pec).

Tuttavia, finché le modalità di notifica resteranno queste si renderà necessario monitorare costantemente il cassetto previdenziale alla ricerca di possibili notifiche di avvisi bonari all’interno dei quali vi sarà l’indicazione dell’anno di competenza del contributo, la quantificazione della contribuzione dovuta, le relative sanzioni e i dati per effettuare il versamento degli importi richiesti. In caso di mancato pagamento dell’avviso nei termini dovuti, scatteranno i termini per la notifica della cartella esattoriale.

Inps: buco da 10 miliardi

Spesa in aumento ma il 43% dei pensionati prende meno di mille euro.

La spesa pensionistica continua ad aumentare: per il 2013 la spesa lorda complessiva, comprensiva delle indennità di accompagnamento agli invalidi civili, è stata pari a circa 266 miliardi di euro, con un incremento del 2,1%% (+4,5 miliardi) rispetto a 261,5 miliardi dell’anno precedente.

Lo rende noto l’Inps nel suo rapporto annuale.

Da un punto di vista del numero delle prestazioni, nel 2013, l’Inps ha erogato ogni mese oltre 21 milioni di pensioni previdenziali e 15,8 milioni di prestazioni di natura assistenziale.

Il 2013, infine, evidenzia un saldo negativo di 9,9 miliardi, dovuto in larga parte all’ex Inpdap.

Il patrimonio netto è invece pari a 7,5 miliardi, valore che migliora tenendo conto della legge di stabilità.

Quindi, spiega il rapporto, la sostenibilità del sistema pensionistico non è da considerarsi a rischio.

Mille euro di pensione
I dati sulla qualità e la quantità del contributo pensionistico mettono in un luce una tendenza attiva da anni: Il 43% dei pensionati, circa 7 milioni di persone, assorbe circa il 20% della spesa annua complessiva ricevendo un importo medio inferiore ai mille euro.

Tra questi, il 13,4%, 2 milioni di persone, percepisce meno di 500 euro.

Come spiega il commissario straordinario dell’Inps, Vittorio Conti:

“lo scorso anno dei 14,3 milioni di pensionati Inps, cifra al netto dei beneficiari di pensioni assistenziali, 5 milioni hanno percepito una rendita media di 702 euro lordi mensili ed altri 1,2 milioni di soli 294 euro. Son pensioni originate dal vecchio sistema retributivo il cui esiguo importo è riconducibile in larga misura a carriere lavorative complessivamente troppo brevi e discontinue. La crisi e le sue mutazioni nel tempo stanno approfondendo ed esasperando problematiche sociali latenti con l’aggiunta di nuovi soggetti deboli: milioni di disoccupati e inoccupati giovani e meno giovani, famiglie prive di reddito stabile a rischio povertà ed esclusione sociale”.

Reddito da pensione maggiore per gli uomini 
Il reddito pensionistico medio, inteso come la somma di tutti i redditi da pensione sia di natura previdenziale che assistenziale percepiti da ciascun interessato ed erogati dai diversi enti, ammonta al 31 dicembre 2013 a 1.297 euro lordi mensili.

Le donne, pur rappresentando il 54% del totale dei beneficiari (8,5 milioni), ricevono una quota di reddito pensionistico pari al 45% a causa del minor importo dei trattamenti percepiti: 1.081 euro medi lordi mensili a fronte di 1.547 euro per gli uomini.

valori medi delle pensioni erogate alle donne restano comunque molto più bassi degli assegni dati agli uomini.

La Relazione annuale dell’Inps mostra a fronte di una pensione di anzianità di 3.212 euro di un uomo, quella di una donna arriva a 2.178.

Per le pensioni di vecchiaia la differenza é ancora più consistente: 3.253 contro 1.667.

Welfare to work 2012-2014. Via libera agli incentivi

Premiate le imprese che assumono lavoratori in attesa di reinserimento nel mondo del lavoro

Premessa – L’INPS, con il messaggio n. 5791/2014, ha fornito le istruzioni per la richiesta e la fruizione degli incentivi per l’assunzione dei lavoratori ammessi al sussidio, previsto dal Piano di intervento nazionale “Azione di Sistema WELFARE TO WORK 2012-2014”. In particolare, viene chiarito che l’impresa che ha assunto il lavoratore titolare del sussidio, non dovrà inoltrare la richiesta di agevolazione all’INPS, ma ad un ufficio indicato dalla Regione.Tale richiesta, se accolta, vale anche come istanza all’Istituto di conguagliare il beneficio con i contributi dovuti.

Welfare to work 2012-2014 – L’intervento nazionale “Azione di Sistema Welfare to work 2012-2014” è un piano per agevolare gli interventi in favore dei lavoratori espulsi dal sistema produttivo e al fine di incentivare la ricollocazione dei lavoratori licenziati nei singoli bacini regionali. L’incentivo, in particolare, è pari agli importi mensili del sussidio non ancora maturati dal lavoratore alla data di assunzione ed è corrisposto dall’Istituto in un’unica soluzione in sede di conguaglio dei contributi dovuti dall’impresa relativamente ai propri lavoratori dipendenti. L’incentivo è riconosciuto all’impresa che, nell’arco temporale del percorso di reinserimento, assume il lavoratore destinatario del sostegno del reddito con contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato superiore a 12 mesi, anche part time, purché con orario di lavoro non inferiore alle venti ore settimanali. L’agevolazione spetta anche in caso di proroga di un precedente rapporto a tempo determinato, di durata inferiore a sei mesi, se la durata complessiva supera i dodici mesi, nonché in caso di trasformazione a tempo indeterminato, intervenuta entro i primisei mesi.

La richiesta – Per ottenere l’incentivo in commento, l’impresa che assume un lavoratore titolare del sussidio non dovrà inoltrare la richiesta di agevolazione all’INPS, ma ad un ufficio indicato dalla Regione. La Regione, dal proprio canto, effettuerà gli accertamenti istruttori ed adotterà la decisione finale di ammissione/non ammissione all’incentivo. Tale richiesta, ove accolta, vale anche come istanza all’Istituto di conguagliare il beneficio con i contributi dovuti. A tal fine, l’impresa indicherà nella richiesta:
– la posizione contributiva (matricola INPS) con cui denuncia i contributi dei lavoratori per i quali spetta l’incentivo;
– la Sede INPS competente a gestire tale posizione contributiva;
– la Sede INPS competente a gestire il sussidio del lavoratore;
– il codice identificativo della comunicazione telematica (UNILAV) relativa al rapporto incentivato.
Successivamente, la Regione trasmetterà mensilmente alla Direzione Regionale competente dell’Inps l’elenco delle aziende ammesse all’incentivo, mediante apposito modello predisposto dall’Istituto previdenziale. La Direzione regionale INPS comunicherà poi le informazioni contenute nell’elenco alle Sedi territoriali competenti per l’interruzione del sussidio e l’erogazione dell’incentivo.

Adempimenti – La struttura dell’Istituto che gestisce il sussidio:
– interrompe il pagamento a decorrere dal giorno dell’assunzione, dandone comunicazione al lavoratore;
– determina l’importo dell’incentivo spettante all’azienda – in misura pari al residuo sussidioche sarebbe spettato al lavoratore – dandone comunicazione all’ufficio competente a gestire la posizione contributiva dell’impresa che chiede il beneficio.

L’ufficio della Sede INPS competente a gestire la posizione contributiva:
– autorizza l’azienda alla fruizione dell’incentivo assegnando per tre mensilità, alla posizione contributiva interessata, il codice di autorizzazione “8L”, avente il significato di “aziende che fruiscono dell’incentivo Azione di sistema Welfare To Work”;
– comunica all’azienda (tramite Cassetto previdenziale) l’avvenuta autorizzazione, mediante ilmodulo allegato al presente messaggio;
– comunica alla Direzione regionale l’importo autorizzato.

Casi di interruzione – Qualora il rapporto di lavoro si interrompa nel corso dei primi dodici mesi dall’assunzione in seguito a licenziamento per giustificato motivo oggettivo, l’impresa dovrà restituire il 100% dell’incentivo fruito; in caso di dimissioni del lavoratore, l’impresa dovrà restituire il 50% del beneficio; in caso di licenziamento per giusta causa o giustificato motivo soggettivo l’impresa che ha percepito il beneficio dovrà restituire i ratei limitatamente al periodo successivo allicenziamento

Compatibilità e requisiti – Bisogna tenere presente, inoltre, che gli incentivi riconosciuti all’azienda sono compatibili con eventuali agevolazioni contributive, connesse al particolare tipo di assunzione effettuata, previste dalla normativa vigente. Il beneficio, però, è subordinato alle condizioni di regolarità contributiva, di rispetto degli obblighi di sicurezza sul lavoro, di rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali nonché di quelli regionali, territoriali o aziendali, laddove sottoscritti, stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.