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Indennità di accompagnamento e invalidità: il ricorso scade dopo 6 mesi

Il termine di decadenza per il rigetto dell’invalidità civile dal 31 dicembre 2004.

Hai fatto richiesta di invalidità all’Inps e ti è stata rigettata?

Sappi che hai i giorni contati per scappare da un avvocato ed, eventualmente, fare ricorso contro il provvedimento amministrativo.   Infatti, dal 2004 esiste un nuovo termine di decadenza, prima inesistente, per chi intende far ricorso contro il rigetto della richiesta di assegno di invalidità e indennità di accompagnamento.   La legge, in particolare, ha stabilito che, in tema di azioni al giudice per le prestazioni di invalidità civile, è necessario iniziare la causa entro sei mesi dalla data di comunicazione del provvedimento di rigetto della pubblica amministrazione. In altre parole, da tale momento, l’interessato ha tale termine entro cui agire: scaduto, la sua domanda verrà rigettata.

Ieri però la Cassazione  ha fornito un importante chiarimento che va a completare il puzzle della materia. Secondo la Suprema Corte, detto termine di decadenza si applica solo se il provvedimento amministrativo di rigetto dell’istanza sia stato comunicato all’interessato dopo il 31 dicembre 2004. Non si applica la decadenza, invece, nel caso in cui il provvedimento amministrativo sia stato comunicato all’interessato prima dell’entrata in vigore della nuova norma.

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Invalidità. Caccia alle false pensioni

Governo pronto a interventi drastici. Età pensionabile invariata e zero tagli.

Focus pensioni – Il ‘Jobs act’ presentato da poco più di una settimana dal governo Renzi si è portato dietro applausi e critiche, queste ultime pervenute soprattutto dal fronte delle parti sociali che avrebbero voluto trovare tra i punti del programma qualche attenzione in più al comparto previdenziale. Tema che ha attraversato anche la bufera della spending review, con l’intervento tracciato da Cottarelli in base al quale si potrebbe prevedere un risparmio dell’1% per i primi scaglioni al di sopra dei 26mila euro, considerato che la spesa complessiva attuale per le pensioni è di 270 miliardi di euro. Provvedimento che dovrà essere politico e che ha comunque già generato non poche critiche da parte dei sindacati. Detto questo non si possono lasciar passare inosservate neanche le ultime dichiarazioni del ministro del Welfare, Giuliano Poletti, che si è soffermato sulle pensioni di invalidità, in particolare su quelle ritenute false.

Falsa invalidità – Dunque, come abbiamo visto il tema delle pensioni è tra quelli più caldi dell’agenda del nuovo esecutivo guidato da Matteo Renzi, per il quale la branca del lavoro e del welfare è amministrata e gestita dal neoministro Poletti, subentrato a Enrico Giovannini. Secondo il nuovo capo del dicastero, il problema principale da risolvere in seno alla questione previdenziale è quello delle invalidità fittizie, che falsano la spesa inerente questo genere di trattamenti previdenziali. La falsano e, cosa ancora più grave, la appesantiscono sottraendo risorse che potrebbero essere invece utili a garantire altri servizi e altri trattamenti. Proprio tenendo conto di una simile dilagante realtà, il ministro Poletti ha annunciato che non è intenzione della squadra esecutiva tagliare le pensioni o addirittura aumentare l’età pensionabile, tuttavia molto verrà fatto per smascherare i falsi invalidi che purtroppo recepiscono in maniera regolare pensioni che non sarebbero loro spettanti. Gli interventi, come ha sottolineato lo stesso Poletti, saranno drastici. Gli abusi verranno quindi smascherati e i tagli, perché dovranno ovviamente esserci, andranno a colpire proprio queste pensioni fasulle.

Niente prelievi, ok età pensionabile – Come abbiamo visto, l’azione del governo sarà forte, tuttavia si tratterà di provvedimenti mirati ad arginare un fenomeno che fa disperdere non poche risorse economiche, privando delle stesse l’intero comparto del welfare. Non vi sarà quindi alcun prelievo, anzi sul punto il ministro del Lavoro sottolinea che vi è stata la diretta assicurazione del presidente del Consiglio che sulle pensioni superiori ai 2500 euro non vi saranno tagli. Per quel che concerne l’età pensionabile, Poletti sottolinea che su questo versante la riforma Fornero non verrà toccata di una virgola, in quanto l’esecutivo non ha alcuna intenzione di intervenire sull’età pensionabile.

Il piano lavoro – Come abbiamo poc’anzi accennato, il piano lavoro firmato Renzo-Poletti ha ricevuto non poche critiche da parte delle parti sociali. Dal canto loro, i sindacati ritengono che le misure ivi contenute possano in qualche modo aumentare la precarietà, soprattutto per quel che concerne i contratti a termine senza causale fino a 36 mesi alla semplificazione dell’apprendistato. In merito a ciò, Poletti rassicura gli scettici, concludendo che “già oggi il 70% degli avviamenti al lavoro avviene con contratti a termine. Noi pensiamo che sia necessario dare più opportunità e anche più stabilizzazione. I numeri ci diranno se la nostra idea è migliore e se lo sarà la confermeremo, diversamente siamo pronti a discuterne e a cambiare”.