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Jobs Act

Articolo 18 tra tutele crescenti e reintegro. Ecco cosa cambia dal 2015.

La Camera dei Deputati ha dato l’ok al Jobs act che adesso passa un Senato per il via libera definitivo. Lo scopo è quello di archiviare la questione entro il 9 dicembre.

Sembra essere dunque finalmente giunta a conclusione la telenovela riguardante l’Articolo 18 dello Stato dei Lavoratori.

Articolo 18: Contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti
La novità più importante in arrivo dopo l’approvazione del Jobs Act sarà la nasciata del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, forma contrattuale che però riguarderà solo i neoassunti.
Il Lavoratore avrà diritto a essere reintegrato solo in caso di licenziamento illegittimo, nullo o descriminatorio, ma anche per «specifiche fattispecie» di licenziamento disciplinare. Saranno i decreti delegati a stabilire nei particolari quali saranno queste fattispecie.

In tutti gli altri casi (licenziamenti disciplinari, licenziamenti per motivi economici ingiustificati non ci sarà il reintegro, ma il giudice potrà decidere se il lavoratore avrà diritto a un indennizzo.

Co.co.co.
Il Jobs Act riordina le forme contrattuali attualmente in vigore alo scopo di far divenire il contratto a tutele crescenti la forma di assunzione principale. Si prevede dunque l’avvio di un documento volto a disciplinare le varie tipologie contrattuali e a superare le cooperazioni coordinate e coordinative.

Maternità
La maternità verrà estesa anche alle lavoratrici parasubordinate. Le lavoratrici con figli minori o disabili non autosufficienti avranno inoltre diritto ad un credito d’imposta.
Maternità anche alle parasubordinate

Rimane invece in vigore la norma che prevede la possibilità di cessione dei giorni di ferie ad un collega che ne abbia bisogno per curare i figli malati gravi.

Si stabiliscono anche nuove norme volte a facilitare l’inserimento dei disabili nel mondo del lavoro, nonché il monitoraggio a distanza di impianti e strumenti di lavoro.

Ammortizzatori sociali
Per conoscere i principali cambiamenti riguardanti ammortizzatori sociali e cassa integrazione, cliccare qui.

La Agenzia nazionale per l’impiego
Il Jobs Act prevede infine la creazione di un’Agenzia nazionale per l’impiego che svolgerà tutte le pratiche tramite Internet, senza troppi documenti da compilare per cittadini e imprese.

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Lavoro e Maternità: ecco quanto e come vengono tutelate le lavoratrici

Come viene tutelata la maternità nel mondo? Tra i paesi che garantiscono più giorni alle lavoratrici neomamme ci sono: Gran Bretagna, Croazia e Norvegia. E L’Italia che posto occupa?

Dopo quasi 40 anni dall’emanazione della CEDAW, la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne, il genere femminile è ancora vittima di discriminazioni. Un esempio? Le quote rosa. Non sono forse un’offesa e una sconfitta nella battaglia per la parità di genere?

Anche in ambito lavorativo le donne sono costrette a dover fronteggiare diverse difficoltà, soprattutto per quel che riguarda retribuzione e carriera.

Le donne sono messe spesso davanti a scelte obbligate, davanti a bivi vicino a cui non avrebbero dovuto, o voluto, trovarsi. Il difficile equilibrio vita-lavoro ha effetti negativi soprattutto sulle donne, le quali spesso devono quasi chiedersi: posso diventare mamma?

Devono farsi questa domanda perché nell’era del precariato la maternità potrebbe essere una “valida” motivazione per essere licenziate e sostituite. Quante volte ai colloqui alle donne viene chiesto se sono fidanzate, sposate, mamme? Agli uomini vengono fatte queste stesse domande? Perché le donne devono essere costrette a fornire ogni dettaglio della propria vita privata?

Senza contare che è nota la prassi delle lettere di dimissioni senza data da far firmare alle lavoratrici al momento dell’assunzione, così da poterle licenziare nel caso restino incinte.

Le donne che scelgono di avere figli non sono tutelate, è un dato di fatto. Il Rapporto dell’ILO “Maternity and paternity at work: Law and practice across the world” ha denunciato questa situazione fornendo dati oggettivi a supporto: in tutto il mondo il 71,6% delle lavoratrici, ovvero ben 830 milioni di donne, non è tutelato in modo idoneo in caso di maternità. La maggior parte di queste donne si trovano in Asia o in Africa, dove

“il lavoro nero è predominante e i tassi di mortalità materna e infantile sono ancora molto elevati”.

A questi numeri dobbiamo tuttavia aggiungere che il 40,6% delle lavoratrici ha un diritto a ricevere tutele riconosciuto per legge: il 34,4% gode del congedo di maternità retribuito.

Che differenza c’è tra i numeri che abbiamo citato?

“C’é una differenza tra il numero di lavoratrici legalmente protette da sistemi di tutela della maternità e il numero di coloro che se ne avvalgono nei fatti. La disparità tra i due dati dipende da come le leggi vengono applicate e garantite. La differenza tra le percentuali deriva da mancata conoscenza dei diritti legali e dei benefici, capacità contributiva insufficiente, disparità nei sistemi di sicurezza sociale, controlli inadeguati, pratiche discriminatorie, lavoro nero ed esclusione sociale”.

Maternità: come viene tutelata nel mondo?

La situazione in Italia è sicuramente migliore rispetto alle aspettative. Tra congedo di maternità e congedo parentale, le lavoratrici hanno diritto a 154 giorni obbligatori di astensione dal lavoro, contro i:

  • 90 giorni in Germania;
  • 112 giorni in Spagna e Francia.

Ecco una sintesi di ciò che accade negli altri Paesi.

Paese Giorni
Regno Unito un anno
Croazia 410 giorni
Norvegia 315 giorni
Irlanda 294 giorni
Svezia 180 giorni
Vietnam 183 giorni
Cile 156 giorni
Russia 140 giorni
Iraq 62 giorni
Yemen 60 giorni
Oman 42 giorni
Tunisia 30 giorni