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Rai come Sky: ipotesi tessera prepagata per il canone tv

Dopo l’idea di far pagare il canone tv con la bolletta elettrica e l’ipotesi di un canone “flessibile” (tarato cioè sulla dichiarazione dei redditi), si moltiplicano le proposte per la lotta all’evasione della tassa sul canone tv, a maggior ragione dopo che il Premier Matteo Renzi ha chiamato anche la tv di Stato a fare la sua parte nel processo di spending review per non meno di 150 milioni l’anno. L’ultima idea è quella di una tessera prepagata sul modello di quella delle tv a pagamento via setellite e via cavo. Una card che potrebbero presto ricevere tutti gli abbonati (beninteso quelli in regola con il versamento) e che, una volta inserita nell’apparecchio del digitale terrestre del televisore, consentirebbe l’accesso a tutte le trasmissioni Rai. Certo, la Rai non è Mediaset e nemmeno Sky e non tutti i programmi potranno essere criptati, “ma solo alcuni, come le partite o i film”, spiega il senatore Maurizio Rossi, della Commissione di Vigilanza Rai.
LA CONVENIENZA A PAGARE IL CANONE – “La card non deve essere intesa come come un sistema coercitivo – è sempre il senatore Rossi a parlare -, quanto piuttosto come un modo per responsabilizzare l’utente, facendogli capire che conviene essere in regola con il canone. E sarebbe certamente un sistema migliore dell’attuale, con il quale si chiede ai cittadini di pagare senza alcuna spiegazione sul perché”. Rossi, di Liguria Civica, ha personalmente illustrato la proposta al viceministro all’Economia Enrico Morando e al sottosegretario alle Comunicazioni Antonello Giacomelli. E proprio Giacomelli, nei giorni scorsi, aveva annunciato una “rivoluzione”, nel settore del canone, che cambierà radicalmente, sarà basato sui consumi e sarà a prova di evasione.
IL FUTURO DEL SERVIZIO PUBBLICO – La proposta rientra in una prospettiva più ampia di riorganizzazione del servizio pubblico radiotelevisivo. “E’ certo che Viale Mazzini debba cambiare – spiega Rossi – perché il 6 maggio 2016 scade la convenzione Stato-Rai e non è possibile, come ipotizzano alcuni, un semplice rinnovo. Entro il 6 maggio 2016 lo Stato deve stabilire, nei bandi e nei capitolati, le modalità dell’affidamento del servizio pubblico locale e nazionale”. Si tratterà di una gara europea alla quale “potranno partecipare tutti i soggetti – spiega Rossi – e la Rai si deve presentare pronta. Altrimenti non avrà alcuna possibilità di spuntarla nei confronti di altri concorrenti. Il canone del futuro non sarà, come oggi, i costi dell’azienda divisi per il numero di coloro che devono pagare. Ma piuttosto il risultato di una serie di offerte fatte da soggetti che possono garantire la comunicazione a costi più bassi”.
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Auto Blu scomparse da eBay.

Che fine hanno fatto?

“Questo negozio non esiste”. E’ questa la scritta che compare su eBayse si cerca lo store del Governo italiano creato appositamente per vendere le auto blu, vituperato simbolo dello spreco della casta. La pagina non è più raggiungibile da stamattina e per il momento né eBay e né tanto meno il Governo si sono espressi al riguardo.

Non sono quindi ancora chiari i motivi della scomparsa della pagina, anche se l’utente “Governo italiano” viene segnalato con 0 prodotti in vendita. Ieri la pagina risultava ancora funzionante, visto che inoltre sono cominciate alcune aste che si sarebbero dovute concludere la settimana prossima.

La decisione di vendere 170 auto blu era stata presa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi il 26 marzo scorso e dopo un successo iniziale, ha visto le offerte per le auto prima sgonfiarsi e poi ridursi.

Oltre a qualche Lancia Thesis con almeno 150mila chilometri sulle spalle, acquistabile a meno di mille euro, i pezzi più pregiati del garage di Stato rimangono invenduti. Un esempio su tutti: una Maserati voluta dall’ex Ministro della Difesa Ignazio La Russa che si può portare a casa per meno di 23mila euro.

Bonus 80, non per tutti!

Esclusi gli incapienti, pensionati e partite IVA. Beffati i lavoratori domestici

Premessa – E dopo le ferie pasquali si torna a parlare di cuneo fiscale, in particolare del rinomato bonus 80 euro. Il provvedimento, definito “strutturale” dallo stesso premier Matteo Renzi, mette in fuorigioco però un gran numero di lavoratori che attualmente non risultano in possesso dei requisiti necessari per essere considerati tra i beneficiari del bonus fiscale. Infatti, oltre agli incapienti (ossia coloro che guadagno meno di 8mila euro), i “mitici” 80 euro non spettano ai pensionati, ai titolari di partita IVA e ai lavoratori domestici. Per questi ultimi, specie per gli incapienti, Matteo Renzi ha già fatto sapere nella conferenza stampa di venerdì scorso che sarà adottata una misura ad hoc nella Legge di Stabilità 2015, al fine di far rientrare nel bonus anche quei 4 milioni di lavoratori dipendenti (compreso co.co.co., stagionali, ecc.) che attualmente guadagnano meno di 8.000 euro.

Gli esclusi – Nulla di fatto, dunque, per il mondo delle partite Iva che speranzoso aspettava un riconoscimento dalla classe politica. Ancora più amara invece, la sorpresa per i lavoratori domestici. In tal caso, infatti, si può parlare di una vera e propria “beffa”. Spieghiamoci meglio. Nonostante le colf e badanti percepiscano un reddito di lavoro dipendente, questi ultimi risultano esclusi dall’applicazione della ritenuta fiscale, quindi non vi è alcun sostituto d’imposta (elemento essenziale per rientrare nel bonus fiscale). Il motivo di fondo sta nell’art. 23 del D.P.R. 600/73, che esclude il personale domestico tra i soggetti che devono operare la ritenuta di acconto al momento della corresponsione degli emolumenti. Porte chiuse, dunque, anche per tale categoria che ripone le ultime speranze di inclusione in sede di conversione del decreto. La scelta di escludere gli incapienti è stata dettata soprattutto dal voler mantenere fede all’annuncio di Matteo Renzi, che intendeva garantire un bonus di 80 euro nelle buste paga di almeno 10 milioni di lavoratori dipendenti che dichiarano fino a 24mila euro e poi via via scendere fino ad azzerarsi fino a 26 mila euro. Considerare anche agli incapienti avrebbe sì coinvolto altri 5 milioni di contribuenti, ma avrebbe inevitabilmente diminuito l’effetto economico nelle buste paghe e ridotto a una ristrettissima platea l’incasso del bonus fiscale.

Il bonus – Sul fronte dell’operatività del bonus 80 euro, che spetta a circa 6 milioni di lavoratori dipendenti con un reddito che si attesta fra i 16mila e i 24mila euro all’anno, si evidenzia innanzitutto che esso ha validità “per il solo periodo d’imposta 2014”. La stessa norma, infatti, prevede espressamente che dal 1° gennaio 2015 torneranno ad applicarsi le regole “nel testo vigente anteriormente alle modifiche” del decreto “taglia-cuneo”. In ogni caso, per rendere l’impegno strutturale, il governo ha comunque previsto la creazione presso il Ministero dell’Economia di un apposito fondo che prende il nome “Fondo destinato alla riduzione del cuneo fiscale a favore dei lavoratori dipendenti” con tanto di dotazioni (al momento tutte da cifrare) per l’anno 2015, l’anno 2016 e a decorrere dal 2017. Il bonus fiscale è considerato come “credito”, ossia euro in più che il lavoratore dipendente si vedrà attribuire dal datore di lavoro direttamente in busta paga nel suo stipendio mensile. Ad anticipare la somma sarà il datore di lavoro che a quel punto dovrà cimentarsi con le ritenute per detrazioni Irpef. L’intero credito erogato nell’anno dovrà essere indicato nel Cud, anche perché il bonus non entra nel reddito complessivo del lavoratore.

Bonus Irpef: incapienti, detrazioni, importo, limiti.

Ecco come funzionerà il bonus Irpef inserito all’interno del Def.

Il Def, documento di economia e finanza, presentato ieri dal Governo Renzi e accolto con favore anche da Unione Europea e Fondo Monetario Internazionale, contiene il tanto atteso taglio dell’Irpef, precedentemente inserito all’interno del Jobs act e annunciato dal Premier Matteo Renzi nel corso della conferenza stampa dello scorso 12 marzo.

Secondo i calcoli di Palazzo Chigi, saranno circa 15 milioni i cittadini italiani che potranno avere accesso all’aumento in busta paga derivante dalle detrazioni, compresi i cosiddetti lavoratori incapienti, per i quali il Governo ha studiato delle misure ad hoc che verranno inserite all’interno del decreto del 18 aprile che darà il via libera al bonus, dopo il passaggio parlamentare del 17 aprile.

Vediamo dunque di fare il punto della questione e di capire a chi sarà destinato, l’importo e come agirà sulla vita dei contribuenti.

Bonus Irpef chi potrà accedere?
Il Bonus Irpef è destinato ai lavoratori dipendenti e assimilati con un reddito pari o inferiore a 24.000 euro l’anno, che attraverso un sistema di detrazioni, potranno godere di un aumento in busta paga di circa 87 euro e quindi superiore agli 80 euro precedentemente annunciati.

Incapienti
I lavoratori incapienti con un reddito annuale inferiore agli 8.200 euro che godono già della cosiddetta “no tax area”, per i quali cioè l’imposta sulle persone fisiche non è dovuta, potranno comunque accedere al sistema dei bonus fiscali.

Il Governo ha infatti trovato una soluzione che permetterà a questi cittadini di ottenere un credito fino a 380 euro erogato dal datore di lavoro. Quest’ultimo “anticiperà” la somma stabilità a nome dello Stato che poi procederà ad attivare il rimborso.

Se andrà in porto, la misura interesserà più di 4 milioni di italiani, spesso assunti con contratti flessibili e discontinui.

Il bonus sarà decrescente e verrà calcolato su una percentuale del 9% per i redditi inferiori ai 4.100. Parlando in numeri: il bonus si tradurrà in un aumento di 380 euro in busta paga da spalmare nei prossimi 8 mesi e quindi, 47,5 euro al mese.

Il bonus sarà poi applicato in maniera decrescente, fino ad azzerarsi, per i redditi compresi tra i 4.100 e gli 8.200 euro, cifra oltre la quale finisce la cosiddetta “no tax area”.

Bonus Irpef: come funzionerà?
Per i redditi compresi tra gli 8.200 e i 24mila euro si applicherà in misura fissa una detrazione di 1.880 euro. Il che vuol dire che i contribuenti a fine anno potrebbero trovarsi in busta paga quasi 700 euro in più, 87 euro in più al mese.

La detrazione di 1.880 si ridurrà sensibilmente man mano che il reddito del lavoratore crescerà, fino a scomparire raggiunta la soglia dei 55mila euro annuali.

Bonus Irpef: Coperture
Le coperture per il bonus Irpef arriveranno grazie a varie misure spiegate ieri dallo stesso Premier Matteo Renzi:

Per il 2014 servono 6,7 miliardi di euro, i due terzi visto che si parte da maggio e quindi 8 mesi su 12. Le copertura derivano 4,5 miliardi dalla spending e 2,2 miliardi vengono dall’aumento del gettito Iva e dall’aumento della tassazione sulla rivalutazione della Banca d’Italia: saranno le banche a concorrere a questo esercizio”.

Def, dal taglio all’Irpef agli aumenti per le banche, tutte le misure in 8 punti

Il Consiglio dei ministri ha licenziato ieri sera il Documento di Economia e Finanza, il testo che contiene le misure di politica economica e finanziaria decise dal Governo per il periodo compreso nel bilancio pluriennale.

Erano in molti ad attendere l’arrivo del Def per vedere se il Presidente del Consiglio avrebbe mantenuto tutte le promesse fatte nel corso degli ultimi due mesi. I dubbi erano tanti, ma a quanto pare Matteo Renzi è riuscito a spuntarla, includendo all’interno del documento le misure presentante il 12 marzo scorso.

Dal taglio all’Irpef per le famiglie alla spending review, dall’aumento di 80 euro in busta paga alla sorprendente stangata per le banche, cerchiamo quindi di vedere, una per una, le novità contenute nel DEF, e quali conseguenze comporteranno per i cittadini e per i risparmiatori italiani.

Irpef
Uno dei provvedimenti più attesi era senza dubbio il taglio dell’IRPEF che, per il 2014, sarà pari a 6,7 miliardi di euro e si tradurrà nel bonus di 80 euro in busta paga concesso a lavoratori dipendenti e assimilati che guadagnano meno di 1.500 euro lordi a mese.

La detrazione dell’imposta sulle persone fisiche verrà inserita all’interno di un apposito decreto presentato il prossimo 18 aprile e cioè il giorno dopo il suo passaggio in Parlamento.

All’interno dello stesso documento sarà contenuta, secondo quanto detto dal Premier, anche una misura riguardante gli incapienti e cioè i cittadini con un reddito inferiore a 8mila euro per i quali sarebbe stato individuato un intervento alternativo che permetterà loro di incrementare un po’ le entrate.

Irap
Confermata la riduzione dell’Irap per le imprese. L’imposta sarà tagliata del 5% nel 2014 e del 10% nel 2015.

Spending Review
Tagli alla spesa a più non posso. Renzi li aveva annunciati e il Def li ha confermati. Riduzione massiccia dell’acquisto di beni e servizi che comprende un risparmio di 1 miliardo per la Sanità pubblica.

Anche la Pubblica Amministrazione dovrà stringere la cinghia provando a spendere 800 milioni meno. Come? Tagliando la spesa improduttiva.

Improduttivo viene considerato anche il Cnel che verrà dunque abolito.
Il Governo inoltre cercherà il modo di ridurre le spese istituzionali, a partire proprio da Camera, Senato e Quirinale. Annunciati provvedimenti riguardanti il ministero della Difesa, anche se non è ancora chiaro se essi riguarderanno i tanti odiati F35.

Decisi infine interventi sulle Camere di commercio e sui bonus per le imprese che potrebbero essere ridotti allo scopo di alleggerire il cuneo fiscale.

Banche, che stangata
La misura che senza dubbio ha sorpreso, per una volta favorevolmente, i cittadini riguarda la stangata sulle banche.

La riduzione del cuneo fiscale verrà infatti finanziata, almeno in parte, da un aumento (dal 12% al 26%) della tassazione sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia. Il provvedimento sarà retroattivo e riguarderà i principali soci della Banca Centrale Italiana, da Unicredit a Intesa Sanpaolo.

Debiti della PA
Il Governo ha finalmente deciso di saldare i debiti della Pubblica Amministrazione, stanziando 13 miliardi di euro che si aggiungeranno ai 47 già erogati dai precedenti Esecutivi.

La misura sarà portata avanti grazie “al consolidamento del meccanismo di finanziamento da parte dello Stato” che consentirà alle società creditrici di cedere il proprio credito alla Cassa depositi e prestiti e ad altre istituzioni.

Il Governo istituirà poi un nuovo sistema di regolamentazione volto ad evitare l’accumulo di nuovi debiti.

Stipendi dirigenti pubblici
Un altro capitolo di forte interesse per i cittadini riguarda il tetto di 238mila euro l’anno per gli stipendi dei manager pubblici. Il provvedimento verrà inserito all’interno del decreto del 18 aprile contenente la riduzione dell’Irpef e permetterà al Governo di risparmiare 350-400 milioni l’anno:

“Non possiamo nominare persone che guadagnino più di quelle cifre. Abbiamo dato una stretta molto decisiva, che varrà tra i 350 e i 400 milioni, ma al di là della cifra conta il valore simbolico. Io sono affezionato ad Adriano Olivetti che diceva che un amministratore delegato non può guadagnare 10 volte di più di un dipendente”,

ha sottolineato Matteo Renzi.

Aziende pubbliche e privatizzazioni
All’interno del Def, l’Esecutivo si impegna inoltre ad andare avanti nella strada delle privatizzazioni delle aziende pubbliche. Quella di Poste Italiane, che prevede la vendita del 40% della quota statale, e quella di Enav (49%) porteranno nelle casse dello Stato 5-6 miliardi di euro.

Ma non basta. Il Governo procederà alla dismissione di asset appartenenti all’Italia, anche se non è ancora stato reso noto quali aziende saranno interessate. Lo scopo è quello di far incassare allo Stato una cifra vicina ai 12 miliardi.

Coperture
L’ultimo, fondamentale, capitolo riguarda le coperture. Alcune decisioni le abbiamo già anticipate, ma vale la pena elencarle una per una. Le misure inserite all’interno del Def saranno finanziate attraverso:

  • i 4,5 miliardi di revisione della spesa pubblica;
  • il maggior gettito Iva derivante dal pagamento dei debiti della PA;
  • l’aumento della tassazione sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia;
  • l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (l’aliquota passerà dal 20% al 26%).

Riforma del Senato: dal CNEL all’indennità, ecco cosa cambia con la legge delle polemiche

Moltissimi i punti contenuti all’interno della riforma del Senato: indennità, elezione, Cnel, Titolo V, numero senatori, funzioni. Ecco cosa cambia con il DDL proposto da Matteo Renzi

Matteo Renzi si gioca il tutto per tutto. L’ha detto e l’ha ribadito: se la riforma del Senato non andrà in porto, lui lascerà la politica.

Parole pesanti che indicano le aspettative che il Premier ha su questa disegno di legge, ma anche una risposta alle numerose polemiche degli ultimi giorni. L’ultimo in ordine di tempo a intervenire sulla questione è stato, inaspettatamente, il Presidente del Senato,Pietro Grasso che ha avvertito l’ex Rottamatore che attualmente non ci sarebbero i numeri per varare la riforma, considerata un “pericolo per la democrazia”. A dire la sua, anche il ministro dell’Istruzione Giannini che ha definito “inconsueto” il DDL, ritenendo i tempi “troppo accelerati”. Per non parlare della petizione lanciata dal Fatto Quotidiano e dello stop di Forza Italia che vorrebbe prima varare la legge elettorale.

Il testo, attualmente al vaglio del Consiglio dei Ministri che si concluderà a breve, modifica non solo il nome, da “Assemblea delle autonomie” a “Senato delle autonomie”, ma parte dell’assetto di Palazzo Madama.

I punti fermi del documento, li ha riassunti lo stesso Matteo Renzi nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera:

Il Senato non vota la fiducia. Non vota le leggi di bilancio. Non è eletto. E non ha indennità: i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni sono già pagati per le loro altre funzioni.

Ma vediamo nel dettaglio in cosa consistono i cambiamenti

Senato, cosa cambia? 
La riforma cambierà non solo il nome, ma anche la natura e le funzioni del Senato. Queste ultime verranno ridotte all’osso e lo stesso numero dei Senatori scenderà a da 315 a 127 unità e sarà composto da:

  • Presidenti delle Giunte regionali,
  • Presidenti delle Province autonome di Trento e Bolzano,
  • sindaci dei Comuni capoluoghi di Regione e di Provincia autonoma,
  • due membri eletti per ogni regione, con voto limitato, al Consiglio regionale tra i propri componenti,
  • da due sindaci eletti, con voto limitato, da un collegio elettorale costituito dai sindaci della Regione.

A questi si aggiungeranno 21 senatori scelti dal Presidente della Repubblica tra i cittadini meritevoli nel “campo sociale, artistico, letterario, scientifico”. Il numero totale dei senatori sarà dunque pari a 148.

I Senatori non riceveranno nessuna indennità, essendo già retribuiti da Comuni e Regioni, e non saranno eletti dai cittadini, ma scelti in base ai parametri sopra elencati.

Senato, le funzioni, cosa cambia?

Palazzo Madama perderà parte delle sue funzioni due in primis:

  • non potrà votare la fiducia al Governo,
  • non avrà voce sulla legge di bilancio.

Respinto anche l’allargamento delle competenze, richiesto dagli stessi Senatori del PD, a leggi elettorali e diritti civili.

Il Senato potrà pronunciarsi solo sulle leggi che hanno delle ricadute a livello Regionale e sui rapporti con Bruxelles. Lo scopo è quello di porre fine al dualismo Stato – Regioni, attraverso una legge che abolista il Titolo V e che permetta a Palazzo Madama di pronunciarsi su:

produzione, trasporto e distribuzione nazionali di energia; grandi reti di trasporto e di navigazione d’interesse nazionale e relative norme di sicurezza, porti e aeroporti civili, di interesse nazionale e internazionale, programmazione strategica del turismo; ordinamento delle professioni intellettuali e della comunicazione.

A riassumere quanto appena detto ci ha pensato Matteo Renzi, rispondendo alle domande del Corriere della Sera:

«Il nuovo Senato non lavora tutti i giorni su tutte le proposte di legge, ma su quelle che riguardano la Costituzione, i territori, l’Europa. Vogliamo discutere una funzione in più o in meno? Benissimo».

Senato, cosa cambia? Le altre misure
Prevista inoltre l’eliminazione della Costituzione delle Province e del Cnel. A Proposito del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro il Premier ha detto:

Il Cnel è uno dei grandi fallimenti della storia repubblicana. Non a caso tentano di difendere il Cnel parti sociali e associazioni di categoria che prima ci chiedono di cambiare tutto, poi ci mandano documenti affinché tutto resti com’è.

Lo scopo della riforma è quello di superare il bicameralismo perfetto, considerato ormai un freno per la politica italiana.

Insomma una riforma che cambia, e di parecchio, l’assetto istituzionale e politico dell’Italia. Renzi non ha intenzione di fare passi indietro. Ha promesso cambiamenti e vuole metterli in atto. Ci riuscirà?

Invalidità. Caccia alle false pensioni

Governo pronto a interventi drastici. Età pensionabile invariata e zero tagli.

Focus pensioni – Il ‘Jobs act’ presentato da poco più di una settimana dal governo Renzi si è portato dietro applausi e critiche, queste ultime pervenute soprattutto dal fronte delle parti sociali che avrebbero voluto trovare tra i punti del programma qualche attenzione in più al comparto previdenziale. Tema che ha attraversato anche la bufera della spending review, con l’intervento tracciato da Cottarelli in base al quale si potrebbe prevedere un risparmio dell’1% per i primi scaglioni al di sopra dei 26mila euro, considerato che la spesa complessiva attuale per le pensioni è di 270 miliardi di euro. Provvedimento che dovrà essere politico e che ha comunque già generato non poche critiche da parte dei sindacati. Detto questo non si possono lasciar passare inosservate neanche le ultime dichiarazioni del ministro del Welfare, Giuliano Poletti, che si è soffermato sulle pensioni di invalidità, in particolare su quelle ritenute false.

Falsa invalidità – Dunque, come abbiamo visto il tema delle pensioni è tra quelli più caldi dell’agenda del nuovo esecutivo guidato da Matteo Renzi, per il quale la branca del lavoro e del welfare è amministrata e gestita dal neoministro Poletti, subentrato a Enrico Giovannini. Secondo il nuovo capo del dicastero, il problema principale da risolvere in seno alla questione previdenziale è quello delle invalidità fittizie, che falsano la spesa inerente questo genere di trattamenti previdenziali. La falsano e, cosa ancora più grave, la appesantiscono sottraendo risorse che potrebbero essere invece utili a garantire altri servizi e altri trattamenti. Proprio tenendo conto di una simile dilagante realtà, il ministro Poletti ha annunciato che non è intenzione della squadra esecutiva tagliare le pensioni o addirittura aumentare l’età pensionabile, tuttavia molto verrà fatto per smascherare i falsi invalidi che purtroppo recepiscono in maniera regolare pensioni che non sarebbero loro spettanti. Gli interventi, come ha sottolineato lo stesso Poletti, saranno drastici. Gli abusi verranno quindi smascherati e i tagli, perché dovranno ovviamente esserci, andranno a colpire proprio queste pensioni fasulle.

Niente prelievi, ok età pensionabile – Come abbiamo visto, l’azione del governo sarà forte, tuttavia si tratterà di provvedimenti mirati ad arginare un fenomeno che fa disperdere non poche risorse economiche, privando delle stesse l’intero comparto del welfare. Non vi sarà quindi alcun prelievo, anzi sul punto il ministro del Lavoro sottolinea che vi è stata la diretta assicurazione del presidente del Consiglio che sulle pensioni superiori ai 2500 euro non vi saranno tagli. Per quel che concerne l’età pensionabile, Poletti sottolinea che su questo versante la riforma Fornero non verrà toccata di una virgola, in quanto l’esecutivo non ha alcuna intenzione di intervenire sull’età pensionabile.

Il piano lavoro – Come abbiamo poc’anzi accennato, il piano lavoro firmato Renzo-Poletti ha ricevuto non poche critiche da parte delle parti sociali. Dal canto loro, i sindacati ritengono che le misure ivi contenute possano in qualche modo aumentare la precarietà, soprattutto per quel che concerne i contratti a termine senza causale fino a 36 mesi alla semplificazione dell’apprendistato. In merito a ciò, Poletti rassicura gli scettici, concludendo che “già oggi il 70% degli avviamenti al lavoro avviene con contratti a termine. Noi pensiamo che sia necessario dare più opportunità e anche più stabilizzazione. I numeri ci diranno se la nostra idea è migliore e se lo sarà la confermeremo, diversamente siamo pronti a discuterne e a cambiare”.