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Canone Rai: si pagherà in base al reddito.

Sparisce il bollettino, inserimento nella dichiarazione Irpef.

Non è sicuramente la più onerosa, ma si accredita sicuramente tra le tasse più odiate dagli italiani. Il 27% delle famiglie lo considera un vero e proprio sopruso e non lo paga. Di cosa parliamo? ovviamente del Canone Rai.

Il Governo sta cercando attualmente una via per rimodulare e ridurre il pagamento dell’abbonamento alla Tv di Stato. La strada più gettonata prevede che gli abbonati versino in base al reddito con un limite minimo di 35 euro e un limite massimo di 60.

Queste le ultime indiscrezioni provenienti direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Canone Rai: pagamento in base al reddito
La riduzione del canone Rai si inserisce all’interno di un meccanismo di lotta all’evasione.

L’importo non sarà più fisso, ma sarà rapportato al reddito e ai consumi delle famiglie.
Il problema è: come?
Secondo fonti vicine al ministero con ogni probabilità diremo definitivamente addio al bollettino individuale con il quale ad oggi versiamo il canone. Ricordiamo infatti che è il Tesoro a riversarla alla Rai, detraendo l’Iva e il minimo contributo all’Accademia Santa Cecilia.

Il progetto attualmente in corso di creazione prevede l’inserimento nelle dichiarazioni Irpef del possesso o meno di un apparecchio televisivo, pagando di conseguenza in base al reddito. Sarà quindi in base alla dichiarazione Iva che si stabilirà quanto ognuno di noi dovrà pagare. Parallelamente, l’inserimento del modello, renderà molto più difficile l’evasione.

L’importo massimo attualmente previsto dovrebbe essere di 60 euro, quello minimo invece si aggira intorno ai 35 euro. L’introito stimato per finanziare il servizio pubblico sarà intorno ai 2 miliardi, rispetto al miliardo e 700 milioni attuale.

Nel frattempo sottosegretario Giacomelli ha sospeso l’applicazione della delibera votata a maggioranza dall’Agcom, con l’opposizione del presidente Cardani e l’astensione del commissario Antonio Nicita.

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Impianti termici: nuovo libretto e rapporto di efficienza energetica dal 1° giugno

A partire dal 1° giugno 2014, gli impianti termici dovranno essere muniti del nuovo libretto di impianto e dovranno essere compilati appositi moduli per i controlli di efficienza energetica. Vediamo in dettaglio cosa cambia.

Sono queste le due novità introdotte dal decreto 10 febbraio 2014 del Ministero dello Sviluppo Economico intitolato “Modelli di libretto di impianto per la climatizzazione e di rapporto di efficienza energetica di cui al decreto del Presidente della Repubblica n.74/2013”.

Dal 1° giugno sarà pertanto obbligatoria:

  • la presenza del nuovo libretto di climatizzazione per tutti gli impianti (sia esistenti che di nuova installazione; art. 1);
  • la compilazione del “Rapporto di efficienza energetica” in occasione degli interventi di manutenzione e di controllo sugli apparecchi di climatizzazione invernale di potenza utile nominale maggiore di 10KW e di climatizzazione estiva di potenza utile nominale maggiore di 12 KW con o senza produzione di acqua calda sanitaria (art. 2).

Libretti di impianto per la climatizzazione

Il nuovo modello di libretto è unico per tutti gli impianti definiti “termici”, in particolare per gli impianti di qualsiasi potenza; per gli impianti utilizzanti generatori di qualsiasi tecnologia anche ad energia rinnovabile (pannelli solari, pompe di calore); per gli impianti destinati a qualsiasi servizio (ad esempio climatizzazione invernale/estiva).

Il nuovo libretto sostituirà i modelli esistenti denominati “libretto di impianto” e “libretto di centrale” di cui all’art. 11, comma 9 D.P.R. 412/1993. Rispetto a tali edizioni, il nuovo libretto non si fonda più sui due modelli sopra indicati, ma su un singolo modello, personalizzabile, costituito da tante schede assemblate in funzione degli apparecchi e delle componenti dell’impianto. Tuttavia, si precisa che se un edificio possiede due impianti di climatizzazione separati (uno per la climatizzazione invernale e uno per quella estiva aventi ad esempio in comune solamente il sistema di rilevazione delle temperature), sarà necessaria la compilazione di due distinti libretti di manutenzione.

La compilazione del modello, per i nuovi impianti, dovrà essere effettuata all’atto della prima messa in servizio a cura dell’impresa installatrice; tale soggetto rilascerà anche il risultato della prima verifica.

Per gli impianti già esistenti alla data del 1° giugno, la compilazione del nuovo libretto sarà a cura del responsabile dell’impianto, ovvero dall’eventuale terzo responsabile (per una definizione di tali figure, si rinvia al decreto 22 novembre 2012 “Modifica dell’All. A del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell’edilizia”). Il libretto verrà generato dall’installatore assemblando le schede pertinenti alla tipologia di impianto installata. La compilazione del modello potrà avvenire sia nella modalità cartacea che nella modalità digitale.

Se risulteranno necessarie delle integrazioni al libretto alla luce delle differenti legislazioni disposte dalle Regioni e dalle Province autonome, verranno inserite nel libretto delle schede aggiuntive.

In caso di inadempimento, si applicheranno le sanzioni previste dal D.Lgs. n. 192/2005 in aggiunta alle eventuali disposizioni previste dalla disciplina normativa.

Rapporti di controllo di efficienza energetica
Sempre dalla data del 1° giugno, il “Rapporto di controllo di efficienza energetica” deve essere conforme ai modelli allegati al decreto citato, che non saranno più divisi per potenza nominale, bensì per tipologia di generatore:

  • gruppi termici: rapporto di controllo di tipo 1;
  • gruppi frigo: rapporto di controllo di tipo 2;
  • scambiatori: rapporto di controllo di tipo 3;
  • cogeneratori: rapporto di controllo di tipo 4.

Tali rapporti (aventi lo scopo di certificare che i controlli effettuati siano conformi a quanto previsto dalle norme “Uni” o rientranti nei limiti indicati dal DPR. n.74/2013) andranno compilati al momento dell’effettuazione degli interventi di controllo e manutenzione degli impianti sopra indicati, così come previsto dal DPR n.74/2013.
Anche per questa tipologia di adempimento si prevede che, se un impianto è composto da più generatori, dovranno essere redatte tante pagine quanti sono i generatori; così come, in caso di gruppi termici modulari, andranno redatte tante schede quante sono le analisi dei fumi previste dal libretto.

Tale rapporto non dovrà essere compilato per gli impianti termici alimentati esclusivamente da fonti di energia rinnovabile; rimane comunque obbligatoria la compilazione del libretto.

Misure per la crescita: tutte le novità su incentivi agli investimenti

Sempre più prossima la presentazione in Consiglio dei Ministri, di un pacchetto di misure allo studio del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) finalizzato a incentivare la crescita delle imprese italiane e le forme alternative di accesso al credito. L’obiettivo dichiarato è quello di rafforzare la situazione patrimoniale delle imprese italiane, incentivare gli investimenti e creare nuove forme di accesso al credito, alternative a quella bancaria. Il pacchetto di misure potrebbe arrivare a Palazzo Chigi già il prossimo Venerdì 13 Giugno o, in alternativa, il 20 Giugno e dovrebbe avere un valore strutturale che si aggira attorno ai 200-250 milioni di euro annui, con un picco di 500 milioni di euro per il solo 2016.

Sgravi fiscale per le società quotate in borsa
Tra gli obiettivi principali del pacchetto di riforme allo studio del Mise c’è la necessità di aumentare il numero delle società quotate in borsa. Per le società che decideranno di posizionarsi a Piazza Affari, attraverso un aumento di capitale, saranno previsti sgravi fiscali. In altri termini, attraverso l’incentivo fiscale della cosiddetta Super Ace (Aiuto alla Crescita Economica o, in inglese, Allowance for Corporate Credit) sarà messa in campo una riduzione delle tasse per quelle società che scelgono la via della quotazione in borsa come forma di rafforzamento patrimoniale. Più nello specifico la Super Ace (introdotta alla fine del 2011), elimina dall’imponibile delle imprese (ovvero dalla tassazione), il rendimento di nuovo capitale proprio e quello ottenuto dagli utili reinvestiti. La misura, il cui costo a regime è stimato tra i 100 e i 200 milioni di euro l’anno, dovrebbe servire ad agevolare gli investimenti delle aziende sia per i beni strumentali che sul mercato del lavoro.

Fondo di Garanzia e Assicurazioni
In questo caso, attraverso il lavoro portato avanti negli ultimi mesi dalla task force interministeriale “Finanza per la crescita” (a cui hanno partecipato anche rappresentanti di Banca d’Italia) si intendono potenziare gli strumenti di credito alle imprese attraverso il potenziamento del Fondo di Garanzia che dovrebbe essere messo nelle condizioni di concedere finanziamenti anche alle piccole e medie imprese con meno di 1.500 addetti. 
Altro importante fronte su cui saranno varate misure è la possibilità di concedere credito per le assicurazioni.

Bond o obbligazioni
In questo caso l’obiettivo è quello di estendere la normativa agevolata, introdotta ultimamente per i cosiddetti minibond, attraverso l’eliminazione della ritenuta d’acconto sulle emissioni obbligazionarie di tipo private placement.

Società di intermediazione quotate
Sul fronte delle Società d’intermediazione Immobiliare quotate in borsa (SIIQ) – al momento in Italia ne esistono solo due: Beni Stabili e Igd – si sta studiando una riforma più ampia, mai realmente attuata nel nostro Paese, per rendere questa tipologia societaria più interessante per gli investitori. La nuova normativa dovrebbe introdurre misure tese a cancellare molti dei vincoli attuali relativamente alla composizione dell’azionariato, alle quantità di azioni liberamente commerciabili sul mercato secondario e alle differenti tipologie di investimento.

 

Auto, ecoincentivi e tanto altro

Dal 6 maggio tornano gli ecoincentivi per le auto: ecco importi e regole da seguire.

Lo scorso 3 aprile il Ministero dello Sviluppo Economico ha siglato il decreto per lo stanziamento delle risorse per gli ecoincentivi auto 2014, che ripartono il 6 maggio.

Gli ecoincentivi hanno l’obiettivo di favorire la mobilità sostenibile e l’acquisto di auto a basse emissioni complessive.

Le norme per gli Ecoincentivi 2014 saranno quelle in vigore nel 2013. A quanto ammonta la somma per il 2014? 31,3 milioni di euro, a cui andranno sommate le risorse che non sono state utilizzate lo scorso anno, per un totale di oltre 60 milioni di euro.

I contributi per gli ecoincentivi saranno corrisposti fino all’esaurimento del fondo e rappresenteranno nel concreto uno sconto da pagare al concessionario, poiché saranno erogati al venditore tramite la compensazione con il prezzo di acquisto.

Ecoincentivi 2014: come funziona?

Le risorse disponibili verranno così ripartite:

  • il 15% sarà destinato all’acquisto, da parte di privati e/o aziende, quindi tutte le categorie di acquirenti, di auto con emissioni di CO2 non superiori a 50 g/km;
  • il 35% sarà destinato all’acquisto, da parte di tutte le categorie di acquirenti, di auto con emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km;
  • il 50% sarà destinato all’acquisto di auto con emissioni non superiori a 120 g/kmda parte di aziende, destinate all’uso di terzi (taxi, noleggio e liberi professionisti) e destinate ad essere usate solo come beni strumentali nell’attività propria dell’impresa, a patto che venga rottamata un’auto che:
    - abbia più di 10 anni;
    - sia posseduta da almeno 12 mesi;
    - appartenga alla stessa categoria del veicolo acquistato.

Non è obbligatoria la rottamazione in caso di acquisto di auto con emissioni di CO2 non superiori a 95 g/km (vi rientrano soprattutto veicoli elettrici o ibridi).

Qual è l’importo del contributo? Le regole dell’anno scorso (quindi operative anche quest’anno) erano le seguenti:

  • 20% sul prezzo di acquisto, fino alla soglia massima di 5.000 euro, per le auto con emissioni inferiori a 50 g/km di CO2;
  • 20% sul prezzo di acquisto, fino alla soglia massima di 4.000 euro, per le auto con emissioni tra 51 e 95 g/km di CO2;
  • il 20% sul prezzo di acquisto, fino alla soglia massima di 2.000 euro, per le auto con emissioni tra 96 e 120 g/km di CO2.

Chi ha diritto agli ecoincentivi? Gli ecoincentivi sono validi solo per l’acquisto di veicoli nuovi. In particolare:

  • le auto elettriche;
  • ibride;
  • a GPL;
  • a metano;
  • a biometano;
  • a biocombustibili;
  • a idrogeno;
  • con emissioni di CO2 non superiori a 120 g/km.

Tutte le info per i concessionari sono disponibili sul sitowww.bec.mise.gov.it./site/bec/home.html.

ma…

Gli incentivi varati dal Governo favoriscono l’azienda di famiglia del ministro Guidi. Sale la polemica sul conflitto d’interessi.

Gli incentivi auto inaspettatamente approvati dal Governo Renzi hanno sollevato un vespaio e questo, al contrario, non sorprende.

Torna infatti in auge la questione del conflitto d’interessi riguardante il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, argomento già fonte di polemica nel giorno della sua nomina e che oggi ritorna in auge, forte come non mai.

Il motivo? Gli incentivi per i veicoli a basse emissioni varati per decreto saranno destinati alle auto ad alimentazione alternativa che garantiranno emissioni di anidride carbonica, allo scarico, inferiori a 120, 95 e 50 g/Km. Gli sconti riguarderanno in particolare “ciclomotori e motocicli a due o tre ruote, quadricicli, auto e veicoli commerciali leggeri”, mentre rimangono escluse le biciclette a pedalata assistita.

Il Governo metterà a disposizione per il 2014, 31,3 milioni di euro, a cui si sommano le risorse non utilizzate nel corso del 2013. Totale:63,4 milioni di euro.

Fin qui sembrerebbe un’iniziativa lodevole. Il problema risiede nel fatto che proprio su questo tipo di veicoli punta la Ducati Energia, società della famiglia Guidi, dalla quale il ministro si è dimesso pochi mesi fa.

Free Duck
L’oggetto della polemica si chiama Free Duck ed è:

un quadriciclo elettrico leggero in grado di far fronte alle problematiche connesse alla mobilità, nel pieno rispetto dell’ambiente. Disponibile in versione elettrica ed ibrida, contribuisce a ridurre il tasso di inquinamento acustico e soprattutto atmosferico”.

Prodotto dalla Ducati energia, il veicolo rientrerà quindi tra quelli acquistabili con gli ecoincentivi che partiranno il prossimo 6 maggio, cosa che, ovviamente, garantirà all’azienda guadagni ben più alti.

Ma c’è di più: abbiamo precedentemente ricordato l’esclusione delle biciclette a pedalata assistita, per le quali non è stato riconosciuto nessuno sconto.

Ebbene, come sottolinea Repubblica, la compagnia guidata da Guidalberto Guidi non ne ha bisogno. Perché? Perché esiste un accordo con l’Anci e con la città di Firenze che prevede 1000 biciclette prodotte a pedalata assistita da destinare ai Comuni con più di 30mila abitanti. Un’intesa firmata quando a presiedere l’Associazione dei Comuni Italiani era Graziano Delrio e a guidare il capoluogo toscano in qualità di Sindaco c’era proprio Matteo Renzi.

Insomma, i timori di quelli che nel giorno della nomina di Federica Guidi come ministro dello Sviluppo Economico parlarono di conflitto d’interessi, sembrano non essere proprio campati in aria.

ASD e somministrazione di alimenti e bevande su aree pubbliche

Il Ministero dello Sviluppo Economico si è espresso in senso sfavorevole circa la possibilità che al legale rappresentante
di un’associazione polisportiva dilettantistica, ove viene svolta l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, possa
essere rilasciata l’autorizzazione di commercio su aree pubbliche.
Il Ministero dello Sviluppo Economico, con risoluzione n. 15452 del 30.01.2014, ha fornito la risposta, tra gli altri, al
quesito riguardante la possibilità di rilasciare al legale rappresentante di un’associazione polisportiva
dilettantistica, ove viene svolta l’attività di somministrazione di alimenti e bevande, l’autorizzazione di commercio su
aree pubbliche. In tal senso, il Ministero si è espresso in senso sfavorevole motivando tale posizione in base al fatto
che la norma che disciplina tale titolo autorizzativo (art. 28, c. 2, D.Lgs. 114/1998) testualmente lo riferisce solamente a
“persone fisiche, società di persone, società di capitali regolarmente costituite o cooperative” e che nel citato elenco non
sono incluse le associazioni. Ne deriva che, a parere del Ministero, per le associazioni vi sarebbe causa ostativa
all’ottenimento dell’autorizzazione de quo. Nonostante l’indubbio dato letterale della norma, si osserva che
un’interpretazione analogica della stessa potrebbe portare, invece, alla conclusione opposta, considerando per esempio
il fatto che le cooperative, invece, sono incluse nell’elenco dei soggetti autorizzabili. La medesima risoluzione continua
poi con il riportare quanto emerso dalla consulenza giuridica fornita dall’Agenzia delle Entrate sui risvolti fiscali del caso
di specie (cfr. nota del 21.11.2013, consulenza giuridica n. 954-17/2013). L’Agenzia delle Entrate, infatti, chiarisce
immediatamente che la questione autorizzativa esula dalle sue competenze e aggiunge che, da un punto di vista fiscale,
le associazioni sportive dilettantistiche, in via generale, rientrano nell’ampia categoria degli “enti non
commerciali” e, in particolare, tra gli enti di tipo associativo i quali si caratterizzano per il fatto che non hanno per
oggetto esclusivo o principale l’esercizio di attività commerciale, sebbene possano svolgere anche attività
commerciale a condizione che essa non sia prevalente. Inoltre, l’Agenzia ribadisce che, nonostante per le attività rese
all’interno della vita associativa dagli enti di tipo associativo (cui le associazioni sportive dilettantistiche fanno parte) vi
sia un trattamento fiscale agevolato (ex art. 148 D.P.R. 917/1986 e art. 4, c. 4, D.P.R. 633/1972), relativamente alle
attività di somministrazione di alimenti e bevande dette agevolazioni non si rendono applicabili. Di conseguenza, le
attività di somministrazione di alimenti e bevande rese dagli enti di tipo associativo, anche se svolte
esclusivamente o prevalentemente nei confronti dei propri associati, assumono in via generale rilevanza tributaria
sia ai fini delle imposte dirette sia ai fini IVA.
Si fa tuttavia presente, a completamento di quanto detto sopra, che il c. 5 dell’art. 148 del TUIR testualmente recita:
“Per le associazioni di promozione sociale ricomprese tra gli enti di cui all’art. 3, c. 6, lett. e) della L. 25.08.1991, n.
287, le cui finalità assistenziali siano riconosciute dal Ministero dell’interno, non si considerano commerciali, anche se
effettuate verso pagamento di corrispettivi specifici, la somministrazione di alimenti e bevande effettuata, presso le
sedi in cui viene svolta l’attività istituzionale, da bar ed esercizi similari e l’organizzazione di viaggi e soggiorni turistici,
semprechè le predette attività siano strettamente complementari a quelle svolte in diretta attuazione degli scopi
istituzionali e siano effettuate nei confronti degli stessi soggetti indicati nel c. 3”.

Nuova Sabatini: online il modello per la richiesta

Il modello è disponibile sul sito del Ministero dello Sviluppo economico (www.sviluppoeconomico.gov.it)

È stato pubblicato sulla home page del sito del MISE (ministero dello Sviluppo economico) il modulo di presentazione della domanda di agevolazione per la cosiddetta “nuova Sabatini”. La “nuova Sabatini”, come noto, è stata introdotta dall’art. 2, co. 1, D.L. 69/2013, così come modificato in sede di conversione dalla L. 98/2013.

Tali norme prevedono, al fine di accrescere la competitività dei crediti al sistema produttivo, l’accesso per le micro e le piccole e medie imprese – come individuate dalla Raccomandazione 2003/361/CE della Commissione del 6.5.2003 – ai finanziamenti e ai contributi a tasso agevolato. Il beneficio è ottenibile per gli investimenti, anche mediante operazioni di leasing finanziario, in macchinari, impianti e attrezzature nuovi di fabbrica a uso produttivo, in hardware, software e tecnologie digitali.

La richiamata disposizione prevede la possibilità per le imprese di richiedere un finanziamento (rilasciato da una banca o da un intermediario finanziario aderente alla convenzione con Cassa depositi e prestiti, presso la quale è stata costituita la provvista di fondi) per un importo non superiore a 2 milioni di euro (e un minimo di 20mila euro) a copertura totale delle spese ammissibili. Gli aiuti saranno attribuiti nella forma del contributo in conto interessi, nel rispetto della normativa comunitaria vigente.

I fondi saranno attribuiti nella forma del contributo in conto interessi.

In particolare, a fronte del prestito ottenuto dall’impresa, è riconosciuto un contributo pari all’ammontare complessivo degli interessi calcolati, in via convenzionale, al tasso di interesse del 2,75% su un finanziamento della durata di cinque anni e d’importo equivalente a quello concesso.

La procedura –
 La norma in questione è stata attuata con il decreto del ministro dello Sviluppo economico, di concerto con il ministro dell’Economia e delle Finanze, 27 novembre 2013. Per l’espletamento dell’iter procedurale, è stato previsto un meccanismo automatico e di accesso semplificato in base al quale l’impresa presenta alla banca, tramite posta elettronica certificata, un’unica dichiarazione-domanda per la richiesta del finanziamento e per l’accesso al contributo ministeriale, attestando il possesso dei requisiti e l’aderenza degli investimenti alle previsioni di legge. Una volta che la banca ha adottato la delibera di finanziamento, il Mise procede, in tempi molto contenuti, alla concessione del contributo e a darne comunicazione all’impresa.

La presentazione della richiesta – 
A partire dalle ore 9.00 del 31 marzo 2014 le imprese richiedenti potranno presentare le domande per la richiesta dei finanziamenti e dei contributi alle banche e agli intermediari finanziari aderenti alla convenzione tra Ministero dello Sviluppo economico, Cassa Depositi e Prestiti (CDP) e Associazione Bancaria Italiana (ABI). La presentazione delle richieste dovrà avvenire utilizzando il modello reso disponibile sul sito del MISE.

Il Modello –
 Il modulo, organizzato in 8 macrosezioni con campi interattivi, contiene anche tutte le dichiarazioni sostitutive che il richiedente dovrà rendere ai fini dell’accesso al contributo.

Le prime sezioni sono dedicate all’indicazione dei dati dell’impresa richiedente. Nella Sezione 5 viene richiesta l’indicazione della sede operative nella quale verrà realizzato l’investimento.

Da segnalare, inoltre, che nella sezione 7 dovrà essere indicata la tipologia di bene strumentale in cui si concretizza l’investimento, nonché l’ammontare dell’investimento e, nella sezione 8, va specificato se si tratta di finanziamento bancario o leasing, indicando la durata richiesta e quella del preammortamento.

Registro Imprese. Nuove istruzioni per la modulistica

Aggiornate le istruzioni per la compilazione dei moduli aggiornati tenendo conto di “start up” e incubatori.

Aggiornate le istruzioni – Sono state aggiornate le istruzioni per la compilazione e la presentazione della nuova modulistica al Registro delle Imprese (R.I.) e al Repertorio Economico Amministrativo (R.E.A.). Le istruzioni tengono conto delle novità più rilevanti in materia di start up e incubatori certificati, società di cooperative e mutuo soccorso, società tra professionisti, contratti di rete e posta elettronica certificata.

La nuova modulistica dal 1° aprile – La nuova modulistica (D.M. Mise del 18 ottobre 2013) è entrata in vigore dal 1° febbraio e, dopo un periodo transitorio (fino al 31 marzo), durante il quale sarà ancora possibile utilizzare la modulistica preesistente (decreto direttoriale 29 novembre 2011), diventerà dal 1° aprile 2014 l’unico canale operativo per l’invio delle comunicazioni alle Camere di Commercio. Gli uffici del Registro delle Imprese non potranno più accettare domande o denunce presentate utilizzando i vecchi programmi informatici.

La circolare MISE – L’ultima circolare del Ministero dello Sviluppo economico (Divisione XXI Registro Imprese – del 27 febbraio 2014 n. 3668/C) rappresenta una guida alla corretta compilazione telematica della modulistica per il Registro Imprese e il REA. La circolare aggiorna le precedenti istruzioni che sono state emanate con la circolare n. 3649/C del 18 gennaio 2012. Le istruzioni guidano alla compilazione delle informazioni relative alle specifiche tecniche per la creazione di programmi informatici finalizzati alla presentazione delle domande di iscrizione/deposito e delle denunce da presentare rispettivamente al Registro delle Imprese, ed al Repertorio Economico Amministrativo per via telematica o su supporto informatico. La circolare precisa che per qualsiasi domanda di iscrizione e deposito al R.I. e denuncia al R.E.A., effettuata per via telematica o su supporto informatico, devono essere utilizzati esclusivamente appositi software realizzati sulla base delle specifiche tecniche previste, i moduli informatici realizzati sulla base delle predette specifiche tecniche potranno essere utilizzati, ai fini degli adempimenti pubblicitari previsti dalla legge, dal giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle specifiche stesse. Infine, le specifiche tecniche dei moduli informatici sono disponibili in formato elettronico e possono essere prelevate dal sito internet del Ministero dello Sviluppo Economico http://www.sviluppoeconomico.gov.it, a cui dovranno risultare conformi eventuali versioni del programma riprodotte da soggetti privati.

Adeguamento alla modulistica – La nuova guida del Mise tiene conto di tutte le novità normative intervenute, adeguando così le istruzioni alla modulistica regolamentata con il D.M. del Mise del 18 ottobre 2013. Questo in particolare ha comportato che i moduli S1 (riquadro 4) e S2 (riquadro 9) sono stati aggiornati con le regole legate all’iscrizione nella sezione speciale del registro imprese della società tra professionisti. Le società tra cooperative e società di mutuo soccorso (che hanno l’obbligo di iscrizione anche all’albo cooperative contestualmente all’iscrizione al registro imprese) devono obbligatoriamente utilizzare il modello S1 riquadro 31 per l’iscrizione nel registro imprese. Il modello S2 riquadro 31 viene utilizzato dalle cooperative per le modifiche. Le start up innovative trovano collocazione nel riquadro 32 del modello S1 e S2, il riquadro va compilato per le società start up innovative e incubatori certificati che richiedono l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese.

Modello S2 reti d’impresa – Nel modello S2 (riquadro 30) vengono dettate le regole della trasmissione del contratto in rete attraverso il modello standard tipizzato e firmato digitalmente, e in luogo del numero di repertorio si utilizzerà la sigla provinciale e il numero rea dell’impresa di riferimento del contratto. Il riquadro 20 del Modello S2 disciplina invece le delibere societarie non immediatamente efficaci stabilendo che l’adempimento pubblicitario avviene in due fasi.