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Cassa integrazione in deroga, Poletti lancia l’allarme: “Manca un miliardo” e propone riduzione a 8 mesi

Il governo ufficialmente non ha ancora deciso nulla, ma sulla cassa integrazione in deroga sta comunque scoppiando un putiferio. Il Ministro Poletti ha lanciato l’allarme: per finire di pagare la cig in deroga del 2013 sono state utilizzate le risorse per il 2014 e adesso all’appello manca almeno un miliardo per la cassa integrazione dell’anno in corso.

Il governo sta lavorando per emanare il decreto con le nuove regole di concessione degli ammortizzatori sociali valide fino al 2016, quando, come prevede la riforma Fornero, questo strumento scomparirà. Intanto però il Ministro ha invitato le regioni e le province a non firmare accordi per la cig in deroga superiori a 8 mesi. I sindacati sono già scesi sul piede di guerra.

Cassa integrazione in deroga 
La cassa integrazione guadagni in deroga è un trattamento di integrazione salariale destinato ai lavoratori di alcune categorie di aziende che non hanno i requisiti per accedere alla cassa integrazione ordinaria e straordinaria.

La Legge n. 92 del 28 giugno 2012, la riforma del lavoro targata Fornero, concede per gli anni 2013-2016, gli ammortizzatori sociali in deroga “per la gestione delle situazioni derivanti dal perdurare dello stato di debolezza dei livelli produttivi del paese”. La cassa integrazione in deroga è concessa ai lavoratori, subordinati, apprendisti, somministrati o a domicilio, dipendenti presso l’azienda richiedente da almeno 90 giorni al momento della domanda. La cig in deroga consiste nell’80% dello stipendio del lavoratore e si finanzia, e qui sta il problema, non con i contributi, ma con i soldi pubblici.

Manca un miliardo
Il ministro Poletti non nasconde le difficoltà circa il reperimento delle risorse utili per coprire le necessità degli oltre 50mila lavoratori in cassa integrazione in deroga: “manca ancora un miliardo” confessa il Ministro. Il titolare del ministero del Lavoro afferma che non ci sarà alcuna manovra correttiva per il 2014, e si dice fiducioso nel lavoro di Renzi e Padoan per il reperimento delle risorse.

Intanto però venerdì scorso il ministero del Lavoro ha invitato Regioni e Province autonome a non fare accordi per la cassa integrazione in deroga superiori a otto mesi per il 2014 e sei per 2015 e 2016. La situazione non piace affatto ai sindacati che sono già scesi sul piede di guerra e chiedono notizie certe al governo.

Sindacati: “crisi sociale”
Secondo i sindacati questa situazione porterà ad una “crisi sociale”. “E’ come dire che la crisi aziendale o si supererà entro tale periodo oppure produrrà disoccupati”, ha spiegato il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy. “Il tutto senza nessuna regola o legge ancora ufficialmente emanata. Resta solo il timore che con queste indicazioni molte aziende rinuncino a pianificare la ripresa e decidano di avviare la fuoriuscita dal lavoro di migliaia di persone. Di qui la richiesta al ministero di ritirare un atto sbagliato che incide su uno strumento, la cassa in deroga, che ogni anno tutela, con varia intensità, oltre 350.000 lavoratori”.

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Invalidità. Caccia alle false pensioni

Governo pronto a interventi drastici. Età pensionabile invariata e zero tagli.

Focus pensioni – Il ‘Jobs act’ presentato da poco più di una settimana dal governo Renzi si è portato dietro applausi e critiche, queste ultime pervenute soprattutto dal fronte delle parti sociali che avrebbero voluto trovare tra i punti del programma qualche attenzione in più al comparto previdenziale. Tema che ha attraversato anche la bufera della spending review, con l’intervento tracciato da Cottarelli in base al quale si potrebbe prevedere un risparmio dell’1% per i primi scaglioni al di sopra dei 26mila euro, considerato che la spesa complessiva attuale per le pensioni è di 270 miliardi di euro. Provvedimento che dovrà essere politico e che ha comunque già generato non poche critiche da parte dei sindacati. Detto questo non si possono lasciar passare inosservate neanche le ultime dichiarazioni del ministro del Welfare, Giuliano Poletti, che si è soffermato sulle pensioni di invalidità, in particolare su quelle ritenute false.

Falsa invalidità – Dunque, come abbiamo visto il tema delle pensioni è tra quelli più caldi dell’agenda del nuovo esecutivo guidato da Matteo Renzi, per il quale la branca del lavoro e del welfare è amministrata e gestita dal neoministro Poletti, subentrato a Enrico Giovannini. Secondo il nuovo capo del dicastero, il problema principale da risolvere in seno alla questione previdenziale è quello delle invalidità fittizie, che falsano la spesa inerente questo genere di trattamenti previdenziali. La falsano e, cosa ancora più grave, la appesantiscono sottraendo risorse che potrebbero essere invece utili a garantire altri servizi e altri trattamenti. Proprio tenendo conto di una simile dilagante realtà, il ministro Poletti ha annunciato che non è intenzione della squadra esecutiva tagliare le pensioni o addirittura aumentare l’età pensionabile, tuttavia molto verrà fatto per smascherare i falsi invalidi che purtroppo recepiscono in maniera regolare pensioni che non sarebbero loro spettanti. Gli interventi, come ha sottolineato lo stesso Poletti, saranno drastici. Gli abusi verranno quindi smascherati e i tagli, perché dovranno ovviamente esserci, andranno a colpire proprio queste pensioni fasulle.

Niente prelievi, ok età pensionabile – Come abbiamo visto, l’azione del governo sarà forte, tuttavia si tratterà di provvedimenti mirati ad arginare un fenomeno che fa disperdere non poche risorse economiche, privando delle stesse l’intero comparto del welfare. Non vi sarà quindi alcun prelievo, anzi sul punto il ministro del Lavoro sottolinea che vi è stata la diretta assicurazione del presidente del Consiglio che sulle pensioni superiori ai 2500 euro non vi saranno tagli. Per quel che concerne l’età pensionabile, Poletti sottolinea che su questo versante la riforma Fornero non verrà toccata di una virgola, in quanto l’esecutivo non ha alcuna intenzione di intervenire sull’età pensionabile.

Il piano lavoro – Come abbiamo poc’anzi accennato, il piano lavoro firmato Renzo-Poletti ha ricevuto non poche critiche da parte delle parti sociali. Dal canto loro, i sindacati ritengono che le misure ivi contenute possano in qualche modo aumentare la precarietà, soprattutto per quel che concerne i contratti a termine senza causale fino a 36 mesi alla semplificazione dell’apprendistato. In merito a ciò, Poletti rassicura gli scettici, concludendo che “già oggi il 70% degli avviamenti al lavoro avviene con contratti a termine. Noi pensiamo che sia necessario dare più opportunità e anche più stabilizzazione. I numeri ci diranno se la nostra idea è migliore e se lo sarà la confermeremo, diversamente siamo pronti a discuterne e a cambiare”.